"Benvenuti nel blog del Museo Italiano della Ghisa!"

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CALZONI: LA FABBRICA “PROIBITA”

Posted by on apr 17, 2018 in Il mondo della ghisa | 0 comments

Conosciuta per essersi dedicata, prima in Italia, alla realizzazione di turbine idrauliche in grado di soddisfare la crescente domanda di impianti idroelettrici da parte del Paese (era il lontano 1867), l’Officina Calzoni di Bologna ha esercitato un ruolo importante anche nell’ambito delle fusioni in ghisa per la produzione di oggetti destinati all’arredo urbano, attività già ampiamente documentata sulla rivista Arredo & Città n. 1, 2013. http://www.arredoecitta.it/it/riviste/le-fonderie-del-nord-italia/

Turbina idraulica, Calzoni 1902

Turbina idraulica, Calzoni 1902

Solo di recente sono emerse fotografie e documenti del periodo 1942-1945 i quali attestano che la fabbrica, requisita dai tedeschi e dichiarata off-limits, fu uno dei laboratori in cui si sperimentavano e producevano nuove tecnologie belliche naziste. Proprio al maggio del ’42 risale una relazione dell’allora dirigente Renzo Anau, già “circondato” da funzionari e ingegneri tedeschi, dove si apprende che all’interno della ex fonderia si realizzavano diverse tipologie di macchine utensili e costruzioni speciali tra cui apparecchiature nautiche, materiali in fibro-cemento e pezzi per i carri armati – i famigerati “Panther tank” della Wehrmacht – in aggiunta alla produzione di bombe e proiettili da cannone.

Tutto questo è potuto accadere perché, a seguito dell’unione con le fonderie Parenti, pure di Bologna, la Calzoni era diventata in quegli anni una delle fabbriche più qualificate nella lavorazione dei metalli, particolarmente esperta nelle costruzioni speciali. Dalle testimonianze di alcuni lavoratori è emerso che nello stabilimento venivano assemblate molte parti del sistema di puntamento delle “V1”, i primi missili della storia militare; addirittura era stata ricavata una vasca lunga 20 m e profonda 4 nella quale erano testati i sistemi di sganciamento dei siluri che armavano i temibili U-boat della marina tedesca.

Ecco perché i bombardieri alleati si accanirono con tanta violenza proprio sulla Calzoni costringendo i tedeschi, fuggiti in gran fretta nella primavera del ’45, a lasciare incustodite molte testimonianze di ciò che era stato prodotto per un triennio all’interno della “fabbrica proibita”.

Produzione di armamenti nella Fabbrica Calzoni, 1942-45

Produzione di armamenti nella Fabbrica Calzoni, 1942-45

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Bombas Gens – Centre d’Art

Posted by on apr 9, 2018 in Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

È il nuovo quartier generale della Fondazione Per Amor a l’Art, che utilizza l’arte contemporanea come efficace strumento di inclusione sociale per aiutare bambini e adolescenti in difficoltà.  Realizzato nel 1930 dall’architetto Cayetano Borso di Carminati, il complesso Bombas Gens è uno degli esempi più interessanti di Art déco della città di Valencia (Spagna), dichiarato bene d’interesse locale.

Per gran parte del secolo scorso ha rappresentato uno spazio industriale di riferimento: deputato alla costruzione di pompe idrauliche ad opera dell’imprenditore Carlos Gens, prevedeva al sui interno anche la presenza di una mensa, di spogliatoi e di docce per i lavoratori, tutte innovazioni straordinarie per quell’epoca. Nel 1991 la fabbrica ha chiuso definitivamente i battenti e da quel momento è iniziata l’inarrestabile fase di degrado culminata nel 2014 con l’incendio di una parte della struttura.

Pochi mesi dopo la Fondazione Per Amor a l’Art  lo ha acquistato con l’obiettivo di avviare i lavori di ristrutturazione e creare al suo interno uno spazio multidisciplinare da dedicare all’arte, alla ricerca e al sociale. Un progetto di natura privata, ma con una forte vocazione pubblica.

Oggi l’edificio, splendidamente recuperato, occupa più di 4000 mq e si sviluppa su un’area che comprende 5 ex capannoni: 2 dedicati alla collezione d’arte di proprietà della stessa Fondazione, composta da oltre 1300 opere con un focus sulla fotografia e i linguaggi astratti in pittura e scultura, e i restanti 3 dedicati a mostre temporanee. In posizione laterale si aprono gli spazi del Centro diurno che accoglie i bambini e il ristorante dello chef stellato Ricard Camarena, qui trasferitosi per proporre i piatti della sua cucina innovativa. Molti sono anche i cortili e le aree verdi, come la cantina-deposito del XV secolo o il rifugio antiaereo utilizzato durante la guerra civile, che permettono di godere del complesso nella sua totalità e di scoprirne gli angoli più affascinanti.

 

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URBAN FARMING – A L’Aja la spesa si fa sui tetti

Posted by on apr 3, 2018 in Smart city e Architettura green | 0 comments

Le metropoli moderne sono invase da cantieri che sfornano a ritmi incalzanti nuovi palazzi e centri commerciali. Fortunatamente a portare un tocco di verde ci pensano loro, gli orti cittadini;  la pratica dell’urban farming, importata nel vecchio continente dagli USA, consiste nel coltivare, trasformare e distribuire i prodotti alimentari direttamente all’interno dei contesti urbanizzati.

A L’Aja, in Olanda, si è dato vita alla più vasta area agricola urbana d’Europa, dopo le prime esperienze delle fattorie cittadine di Basilea, Zurigo e Berlino. Qui la frutta e la verdura, ma anche il pesce, si possono acquistare sul tetto di uno storico edificio dove al posto di scrivanie e computer è sorto UF002, una vera e propria rooftop farm.

Opera dell’architetto Dirk Roosenburg, che lo ha realizzato negli anni ’50 su commissione dell’azienda Philips, l’edificio è stato oggetto a partire dal 2013 di un’interessante iniziativa lanciata dal Comune della città olandese,  un esperimento moderno finalizzato a rivitalizzare una struttura prestigiosa sita a due passi dalla stazione Den Haag Holland Spoor. Ed ecco che dal 2016 è tornato a nuova vita e può raccontare la storia del progetto “Urban Farmers”, un modo conveniente, sano e sostenibile di produrre il cibo.

In una superficie di 1900 mq vengono prodotte circa 45 tonnellate di ortaggi e 19 di pesce. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, anche lo spreco è vietato dal momento che le stesse acque per l’allevamento ittico, essendo particolarmente ricche di sostanze nutrienti, vengono utilizzate come fertilizzanti per gli ortaggi. Questo sistema, noto come aquaponics, è molto interessante dal punto di vista ecologico in quanto sfrutta e ottimizza le risorse naturali. Così facendo la “fattoria sul tetto” risparmia fino al 90% sull’uso di acqua. Sono inoltre banditi pesticidi, erbicidi o antibiotici per cui quello che arriva nei piatti dei consumatori è realmente cibo fresco e salutare.

 

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Cattedrali vegetali, lo spirito del bosco

Posted by on mar 26, 2018 in Itinerari | 0 comments

Lodi, la cattedrale vegetale

Lodi, la cattedrale vegetale

La Cattedrale rappresenta un’idea di magnificenza, un ordine e una sacralità del luogo, ho sempre voluto dare corpo a questa fratellanza che esiste tra il luogo e la sacralità della terra e di questi elementi che si innalzano che sono gli alberi. In questo c’è dentro tutta la filosofia del mio lavoro (Giuliano Mauri).

Esistono luoghi in cui una radura di alberi può trasformarsi in un monumento alla natura, in un punto d’incontro e di cultura che ispiri riflessioni. Sono le Cattedrali Vegetali  di Giuliano Mauri, il primo esponente italiano del movimento europeo Art in Nature, nato in opposizione alla LandArt americana per ribadire l’assoluta necessità della difesa e non della manipolazione del paesaggio naturale. Da abile “tessitore del bosco”, Mauri ha costruito architetture vegetali cercando di lasciare segni minimi, essenziali, lievi, nella prospettiva della rinascita e della continuità. Le sue opere prevedono infatti l’utilizzo di legno flessibile, nel rispetto del ciclo naturale ed eco-naturale di nascita, crescita e marcescenza del materiale stesso.

Alla sua prima realizzazione, la cattedrale vegetale di Val Sella (Borgo Valsugana, Trento) è seguita nel 2010, a un anno di distanza dalla morte dell’artista, e dunque nella prospettiva di un omaggio postumo alla sua produzione, l’inaugurazione della seconda opera presso il Comune di Oltre il Colle ai piedi del pizzo Arera nelle Prealpi Bergamasche Centrali.

Nel 2017, infine, è avvenuto il completamento di una terza struttura analoga sita a Lodi nei pressi del ponte sull’Adda, un progetto condotto sotto la direzione di Roberto e Mauro, figli dell’artista.

Al termine dei lavori una trentina di bambini di una scuola elementare di Lodi ha dato vita alla nuova cattedrale vegetale piantando giovani querce di 60 cm di altezza all’interno delle colonne di legno che compongono le 5 navate, ottenute legando insieme tronchi di alberi alti 18 metri. Ognuna delle 108 colonne ospiterà quindi una nuova pianta e ne accompagnerà la crescita in questo stretto e profondo legame instauratosi tra l’uomo e la natura.

La cattedrale vegetale del Parco delle Orobie (Prealpi Bergamasche)

La cattedrale vegetale del Parco delle Orobie (Prealpi Bergamasche)

La cattedrale di Borgo Valsugana

La cattedrale di Borgo Valsugana

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I lampioni di Plaça Reial, manufatti d’autore

Posted by on mar 21, 2018 in Arredo Urbano | 0 comments

Se è sempre più difficile trovare nelle nostre città italiane ed europee esemplari in ghisa otto-novecenteschi, ancora più rari sono gli elementi che possiamo definire d’autore.

Antoni Gaudí, che certo non apparteneva a una famiglia benestante, iniziò ad esercitare la professione subito dopo aver ottenuto il titolo di architetto. Il successo fu immediato.

E’ il 1878 quando riceve la prima commissione per un progetto pubblico. Vincitore del concorso municipale indetto per la decorazione di Plaça Reial, uno degli spazi più prestigiosi di Barcellona, è incaricato di disegnare i nuovi lampioni destinati a illuminare la fontana monumentale posta al centro, opera della rinomata fonderia francese della Val D’Osne. I modelli riscuotono successo non solo tra i concittadini ma anche da parte della stampa: l’interesse è motivato soprattutto dal moderno accostamento della pietra, materiale di cui si compone la base, con la ghisa impiegata per la colonna e la cima che funge da supporto per sei mensole reggi lanterna.

Placa Reial con il lampione di Gaudì in primo piano e la fontana monumentale sullo sfondo, foto storica

Placa Reial con il lampione di Gaudì in primo piano e la fontana monumentale sullo sfondo, foto storica

É il progetto che fa conoscere per la prima volta al grande pubblico l’architetto catalano: Gaudí è grato della pubblicità poiché sa perfettamente che farsi conoscere è fondamentale in una professione come la sua. Nonostante tutto, però, il progetto dei lampioni cela anche un retrogusto amaro dal momento che le autorità municipali cercarono in tutti i modi di tagliare il suo onorario. La disputa con il Comune durò a lungo ma alla fine Gaudì, grazie alla sua tenacia, riuscì a ottenere una retribuzione adeguata.

Ancora oggi i lampioni richiamano in questo affascinante angolo di Barcellona cittadini e turisti che ne osservano ammirati le insolite forme e la profusione dei decori. I pali sfoggiano un coronamento a forma di elmo che essendo un’allusione a Mercurio, dio del commercio nella mitologia greco-romana, vuole ribadire il ruolo principale svolto dalla piazza fin dalle sue origini: un luogo cittadino deputato al ritrovo, all’incontro, ma soprattutto uno spazio destinato ad accogliere numerose attività commerciali.

Pietra e ghisa, un accostamento moderno per il lampione di Gaudì

Pietra e ghisa, un accostamento moderno per il lampione di Gaudì

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