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La cappella nel bosco

Posted by on nov 5, 2018 in Installazioni artistiche | 0 comments

Carla Juaçaba, Realizzazione Secco Sistemi. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Carla Juaçaba, acciaio e cemento, realizzazione Secco Sistemi. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Mentre la Biennale Architettura 2018 volge al termine – chiuderà i battenti il 25 novembre, a sei mesi dall’apertura – vogliamo segnalare come una tra le più rilevanti novità di questa edizione, la partecipazione della Santa Sede, che a dieci architetti di fama internazionale ha affidato il compito di ideare, ciascuno, una cappella.

I dieci progetti che hanno utilizzato materiali diversi (ferro, acciaio, legno, ceramica cemento) non seguono alcuno schema predefinito, se si esclude l’inserimento di due elementi comuni: l’altare e l’ambone, che traducono rispettivamente i concetti di “Cena” e “Parola” e che ciascun protagonista ha liberamente interpretato. Tutti insieme sono andati a comporre una sorta di padiglione diffuso, in un affascinante contesto naturale, il bosco sull’isola di San Giorgio Maggiore che, impreziosito da queste architetture, diventa un’evocazione del percorso labirintico della vita, in cui perdersi e ritrovarsi: un peregrinare dell’uomo in attesa dell’incontro con Dio.  E anche il numero, dieci, vuole rappresentare una sorta di decalogo.

Francesco Cellini, cappella realizzata con lastre ceramiche di Panariagroup. 
© AC_ Photo by Alessandra Chemollo.

Francesco Cellini, cappella realizzata con lastre ceramiche di Panariagroup. 
© AC_ Photo by Alessandra Chemollo.

Come annunciato dal cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e Commissario del Padiglione “Vatican Chapels”, la Chiesa cattolica approda in Laguna con il proposito di ricucire, come in parte è già avvenuto nel 2015 con la partecipazione del Vaticano alla Biennale di Arte, la frattura fra religione e arte che si è consumata a partire dal secolo scorso. “Dopo essere state a lungo sorelle, le loro strade si sono divaricate, l’arte è diventata autoreferenziale, mentre la Chiesa si è rivolta esclusivamente alla speculazione, credendo di non aver bisogno di segni e metafore, non tenendo in conto il grande repertorio simbolico. Un allontanamento che si è riverberato in negativo sulla creazione di edifici sacri modesti e privi di spiritualità”.

Lo stesso Papa Francesco con la Evangelii gaudium, la prima esortazione apostolica promulgata il 24 novembre 2013, ha indicato nella bellezza la vera strada religiosa da percorrere seguendo l’esempio di sant’Agostino per il quale “noi non amiamo se non ciò che è bello”.

Hanno preso parte al progetto:

Norman Foster (Gran Bretagna), Javier Corvalan (Paraguay), Ricardo Flores e Eva Prats (Spagna), Terunobu Fujimori (Giappone), Sean Godsell (Australia), Carla Juacaba (Brasile), Andrew Berman (Usa), Smilian Radic (Cile), Eduardo Souto De Moura (Portogallo), Francesco Cellini (Italia).

Javier Corvalán, progetto realizzato con l’azienda Simeon, specializzata in strutture in acciaio, alluminio, legno e vetro. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Javier Corvalán, progetto realizzato con l’azienda Simeon, specializzata in strutture in acciaio, alluminio, legno e vetro. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Sean Godsell, progetto realizzato con le aziende Maeg e Zintek. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Sean Godsell, progetto realizzato con le aziende Maeg e Zintek. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

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Quei borghi fantasma da salvare

Posted by on ott 24, 2018 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Sono più di 300 i Pueblos de colonización, centri rurali eretti durante la dittatura franchista in tutto il territorio spagnolo. Tra il 1940 e il 1970 migliaia di famiglie furono protagoniste di una migrazione interna dalle città verso questi nuovi “insediamenti di lavoro” allo scopo di risollevarsi dalle ristrettezze e dalle devastazioni del secondo conflitto bellico mondiale. I borghi sorsero su aree espropriate a grandi latifondisti, dando origine a un’intensa attività di conversione dei terreni, per lo più aridi e siccitosi, in luoghi fertili e irrigati. Per erigerli si ricorse spesso ad architetti ancora esordienti, molti dei quali divennero in seguito nomi chiave dell’architettura, e non solo iberica, del XX secolo.

Foto aerea di Villalba de Calatrava, 1955, foto hombredepalo.com

Foto aerea di Villalba de Calatrava, 1955, foto hombredepalo.com

Partendo da una circolare dell’INC (Istituto Nazionale di Colonizzazione), gli architetti dovevano sottostare a una serie di norme comuni con la possibilità di introdurre “una buona dose di libertà creativa”. Tali regole si ispiravano direttamente alle esperienze delle città di nuova fondazione italiane, in particolare quelle dell’Agro Pontino, fatte costruire da Mussolini negli anni Trenta del Novecento (quindi tutte precedenti ai centri spagnoli) o dei kibbutz israeliani. In diversi casi il risultato portò a un’architettura razionalista stilisticamente gradevole pur nella sua sobrietà, ma soprattutto funzionale alle esigenze dei coloni. Un reticolo di stradine a forma di alveare permetteva di raggiungere la piazzetta principale, caratterizzata dalla presenza della chiesa, della scuola e, spesso, anche di una fontana artistica in muratura posta al centro. Le case, dalle facciate bianchissime, occupavano lotti di terreno compresi tra i 250 e i 600 mq ed erano delimitate da recinti in legno o veri e propri muretti: una sorta di masserie dalle dimensioni molto più modeste. Tra i borghi meglio riusciti si segnalano Caňada, La Bazana, Villalba de Calatrava, Vegaviana, quest’ultima progettata dall’architetto Josè Luis Fernández del Amo che ricevette la medaglia d’oro alla Biennale di San Paolo del 1961.

Case di Vegaviana, foto www.yorokobu.esvegaviana

Case di Vegaviana, foto www.yorokobu.esvegaviana

Architettura razionalista, rep. repubblica.it, foto Sofia Moro

Architettura razionalista, rep. repubblica.it, foto Sofia Moro

Oggi il futuro di questi centri, con le loro peculiarità architettoniche e paesaggistiche, è alquanto incerto: a partire dalla metà degli anni Novanta si è assistito infatti ad un lento ma inesorabile spopolamento dovuto in gran parte all’isolamento e alla mancanza di quell’ampia gamma di servizi che sono fondamentali per una società moderna. Come salvare dall’oblio questi nuclei abitativi, che sembrano avere ormai assunto le sembianze di borghi fantasma? E come farli rinascere, considerato che la Spagna ha iniziato solo di recente a interrogarsi sulla possibilità di mettere in atto degli interventi? Una strada percorribile potrebbe essere quella del turismo rurale, in forte espansione in tutta Europa, con la trasformazione di una parte delle abitazioni in alloggi per vacanze.

Entrerrios, piazzetta con fontana in muratura, rep.repubblica.it, foto Sofia Moro

Entrerrios, piazzetta con fontana in muratura, rep.repubblica.it, foto Sofia Moro

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Firenze, la “nuova” balaustra di Piazzale Michelangelo

Posted by on ott 17, 2018 in Arredo Urbano, Il mondo della ghisa, Il museo della ghisa | 0 comments

La balaustra metallica di Piazzale Michelangelo a Firenze tornata al suo antico splendore dopo il restauro compiuto da Neri Spa

La balaustra metallica di Piazzale Michelangelo a Firenze tornata al suo antico splendore dopo il restauro compiuto da Neri Spa

In occasione dei lavori di ampliamento e abbellimento di Firenze divenuta capitale d’Italia, tra gli anni 1865 e 1877 l’architetto Giuseppe Poggi proponeva per l’arredo di Piazzale Michelangelo – straordinario belvedere sulla città posizionato al culmine dell’alberato Viale dei Colli – l’impiego del ferro, oltre che per i lampioni pubblici, anche per la monumentale balaustra che lo circondava su ogni lato con una lunghezza complessiva di oltre 400 metri. La presenza del ferro nella realizzazione di quest’opera doveva “mimetizzarsi” tramite la sovrapposizione di uno strato di vernice che lo rendesse somigliante alle decorazioni in pietra della Loggia adiacente. Per la sua esecuzione si incaricavano le Regie Fonderie di Follonica[1] come testimonia la sigla R.F.F posta sulla base di alcune delle colonne che compongono la balaustra.

Oggi, a oltre 150 anni di distanza, grazie a una preziosa sponsorizzazione di Starhotels, l’intera struttura in ghisa, composta da ben 700 colonnine, è tornata al suo antico splendore a seguito di un importante restauro conservativo affidato a Neri Spa.

Piazzale Michelangelo, veduta di Firenze, 1957

Piazzale Michelangelo, veduta di Firenze, 1957

Stato della balaustra prima dell'intervento di restauro

Stato della balaustra prima dell’intervento di restauro

L’intervento è consistito nello smontaggio di tutti gli elementi al fine di poter effettuare, presso lo stabilimento di Longiano (FC), un radicale risanamento. Fondamentale si è rivelata l’operazione di sabbiatura che ha permesso di asportare non solo le numerose ossidazioni formatesi in oltre un secolo di vita, ma anche di individuare i punti più degradati sui quali intervenire mediante saldature e integrazioni delle parti mancanti, compresa la creazione del modello da impiegare in fonderia per riprodurre dieci esemplari di colonna andati irrimediabilmente perduti. Tutte le colonne sono state successivamente immerse in un sottofondo di zinco allo scopo di proteggerle dall’ossidazione, comprese le superfici interne ugualmente aggredibili dalla ruggine. La stuccatura delle singole fusioni e l’applicazione finale della vernice, di un colore concordato con la Soprintendenza, hanno preceduto la ricollocazione sul luogo originario dell’intera struttura che cinge come una “perfetta corona” la grande piazza panoramica con veduta su Firenze.

Le colonnine originali non più utilizzabili sono oggi esposte al MIG dove è possibile ammirare una porzione di balaustra identica a quella di Firenze.

 

Porzione di balaustra con colonnine originali, MIG

Porzione di balaustra con colonnine originali, MIG

 

https://www.youtube.com/watch?v=hxTonPtfsXE&feature=youtu.be

Video del restauro della balaustra di Piazzale Michelangelo

 

[1] Lo stabilimento, in assoluto uno dei più importanti in epoca preunitaria, venne inaugurato dal Granduca di Toscana Leopoldo II nel 1831 ed era dotato di un reparto di fonderia artistica coadiuvato da una scuola di disegno e di scultura sotto la guida di tecnici altamente qualificati tra i quali il celebre architetto dei Lorena Carlo Reishammer. Per oltre un ventennio realizzò oggetti di ornamento e di arredo urbano di pregio che comprendono tra l’altro la balaustra di recinzione del Duomo di Firenze, le opere per la cinta daziaria di Livorno, il monumentale cancello dello stabilimento siderurgico e la chiesa di San Leopoldo a Follonica, una dei pochi edifici religiosi al mondo ad essere stato costruito ricorrendo in buona parte all’uso della ghisa.

 

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EnERgie Diffuse – Emilia-Romagna un patrimonio di culture e umanità

Posted by on ott 2, 2018 in Itinerari | 0 comments

 

La Regione Emilia-Romagna aderisce all’iniziativa del Parlamento Europeo che ha designato il 2018 Anno Europeo del Patrimonio Culturale, organizzando dal 7 al 14 ottobre una settimana della cultura, con il preciso scopo di promuovere e valorizzare il patrimonio e le attività culturali del proprio territorio.

 

Al centro di questo pensiero c’è l’idea della comunità e delle sue competenze diffuse, una ricca rete di energie pubbliche e private, grazie alle quali l’amministrazione regionale ha potuto mettere la cultura al centro delle proprie scelte strategiche (ecco perché il logo dell’evento è identificato da cerchi/atomi che ruotano intorno a una forma stilizzata che richiama quella della regione).

Attraverso le manifestazioni culturali che ogni realtà locale ha messo in piedi e segnalato per la settimana in oggetto, i cittadini sono invitati a conoscere meglio le risorse di cui dispongono e gli operatori ad essere più consapevoli di quanto il patrimonio culturale e la creatività possano essere strumenti di coesione sociale, di sviluppo economico e di rigenerazione urbana.

La Fondazione Neri ha aderito all’Open day del 13-14 ottobre – dedicato ai musei, alle biblioteche e agli archivi – con due aperture straordinarie del MIG (via Emilia 1671) sabato mattina dalle 10.00 alle 12.00 e domenica pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00.

Oltre all’allestimento permanente sarà possibile visitare la mostra Design over materials risultato di una ricerca completamente inedita sugli sviluppi dell’illuminazione pubblica nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale. Per la prima volta vengono presentati i nuovi apparecchi progettati per sfruttare al massimo la diffusione dell’elettricità e valorizzare le architetture razionaliste, così come i cataloghi, i disegni e le fotografie d’epoca. In mostra anche un palo in cemento gentilmente ceduto in comodato dal Comune di Sabaudia e un esemplare in ferro in perfetto stile déco. Nella sala proiezioni un video realizzato appositamente colloca in un quadro storico più preciso i vari elementi presentati http://www.arredodesigncitta.it/?s=Design+over+materials

Davvero ricco è il cartellone delle iniziative in programma per la Settimana di promozione della cultura in tutta la Regione con circa 400 eventi da Rimini a Piacenza che comprendono open day di musei, teatri e archivi, spettacoli, mostre, incontri e inaugurazioni https://cartellone.emiliaromagnacreativa.it/it/

La presenza non solo fisica ma anche e soprattutto culturale della Fondazione Neri sul territorio regionale trova, inoltre, ulteriore conferma dal recente contributo offerto al progetto “2200 anni lungo la via Emilia”, promosso per il biennio 2017-2018 dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna. Esso è consistito in un’indagine, anche questa inedita,  sull’illuminazione pubblica dei principali centri attraversati dalla storica direttrice negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso http://www.arredoecitta.it/it/

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Da ex fabbrica a Museo della Città

Posted by on set 25, 2018 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Classis Ravenna, il Museo della Città e del Territorio

Classis Ravenna, il Museo della Città e del Territorio

A pochi passi dalla Basilica di Sant’Apollinare, tra i massimi tesori di Ravenna antica, sorgeva un tempo lo Zuccherificio di Classe, un grande stabilimento nel quale, a partire dai primi decenni del secolo scorso, centinaia di operai trovarono impiego nella lavorazione e trasformazione delle barbabietole da zucchero. Il prodotto ottenuto, di altissima qualità, veniva poi trasportato per nave, o tramite ferrovia, non solo nel resto d’Italia, ma anche in diverse parti d’Europa.

Dal 1962 la cessazione delle attività ha innescato l’abbandono e il degrado del luogo, fino agli anni Novanta quando si è profilata all’orizzonte l’idea di un suo recupero con l’obiettivo di trasformare l’ex fabbrica in un polo culturale da destinare all’intera città. Da quei presupposti, a cui sono seguiti due decenni di lavori, nasce oggi Classis Ravenna, il Museo della Città e del Territorio, un’area espositiva di  2.800 mq, costituita da grandi edifici in mattoni a vista e ampie finestre vetrate, che aprirà i battenti a dicembre 2018. 

L’allestimento, curato dall’architetto Andrea Mandara, risulta fortemente innovativo nelle sue soluzioni espositive. Il nuovo Museo, a cui è riservato gran parte dello spazio, consiste in una raccolta di reperti particolarmente significativi provenienti dal vicino Parco Archeologico di Classe che illustra la nascita e l’evoluzione della città di Ravenna, e del suo porto, dall’antichità fino ai giorni nostri. Ma all’interno del complesso trovano collocazione anche un centro di eccellenza internazionale per il restauro e la conservazione dei mosaici, laboratori didattici e centri di ricerca finalizzati alla sperimentazione di start-up innovative: il tutto condito da una forte vocazione per il territorio circostante.

Il nuovo polo culturale di Ravenna dopo il recupero dell'ex Zuccherificio di Classe

Il nuovo polo culturale di Ravenna (sopra).  L’ex Zuccherificio di Classe prima del recupero (sotto)

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