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L’energia raccontata

Posted by on lug 17, 2019 in Itinerari | 0 comments

©Dotdotdot

©Dotdotdot

La luce chiara del mattino rende la vista davvero unica e suggestiva. A volerla fu l’industriale del cotone Cristoforo Benigno Crespi per alimentare l’innovativa fabbrica-villaggio di Crespi d’Adda a pochi chilometri da qui. Protagonista di questo itinerario è la centrale Taccani, di proprietà dell’ENEL, perfettamente conservata e ancora attiva. Considerata una delle più belle centrali idroelettriche italiane, fa parte di quegli stabilimenti, sorti tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 lungo le sponde del fiume Adda, per sfruttare la forza delle acque e produrre l’energia necessaria al funzionamento di diverse manifatture, nonché all’illuminazione di Milano.

L’opera reca la firma dell’architetto Gaetano Moretti che, utilizzando la caratteristica pietra locale detta “ceppo dell’Adda” e ispirandosi alle forme della sovrastante torre viscontea (1370), riuscì a dar vita nel 1906 a un vero capolavoro in stile Liberty, di grande armonia compositiva, perfettamente integrato nell’ambiente fluviale.

Centrale Taccani, Trezzo sull'Adda (MI)

Centrale Taccani, Trezzo sull’Adda (MI)

Dallo scorso 29 giugno l’edificio è stato trasformato nella prima centrale idroelettrica interattiva aperta al pubblico. Il progetto, promosso da Enel Green Power e curato da Dotdotdot e Storyfactory, consiste in un percorso interattivo e multimediale che attraverso una serie di pannelli guida i visitatori all’interno di un mondo complesso, spesso impenetrabile per chi non è esperto del settore. L’obiettivo è diffondere la conoscenza sui vari aspetti che riguardano l’energia, dalla produzione al suo ampio e diversificato utilizzo; un’attenzione particolare è riservata alla cultura della sostenibilità.

La centrale Taccani diventa in questo modo un luogo di intrattenimento e di formazione che porta a scoprire le cinque fonti di energia rinnovabile e cioè, oltre all’idroelettrica, la geotermica, l’eolica, la marina e la solare.
Durante l’affascinante viaggio è possibile dare forma all’energia e addirittura stabilire un dialogo con essa ponendo domande e ricevendo risposte da una voce “umana” elaborata da un algoritmo. Alla prima giornata di apertura, il 29 giugno scorso, seguiranno quelle dell’11 agosto, 8 settembre e 6 ottobre 2019.

Centrale idroelettrica Alessandro Taccani
Via Barnabò Visconti, 12
Trezzo sull’Adda (MI)
per informazioni sulle visite – info@prolocotrezzo.com

 

Veduta della Centrale con la torre viscontea sullo sfondo

Veduta della Centrale con la torre viscontea sullo sfondo

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Saluti da Rimini

Posted by on lug 4, 2019 in Itinerari | 0 comments

 

Rimini, il Kursaal

Rimini, il Kursaal. Sullo sfondo, dietro al palco per la musica, si intravede la Capanna Svizzera

Il 1˚luglio 1873 si inaugurava a Rimini il grandioso Stabilimento Balneare che comprendeva il Kursaal, con un chiosco per la musica collocato nel piazzale antistante, la Piattaforma a mare e la Capanna Svizzera. Costo totale del progetto: un milione di lire.

Lo “stabilimento dei sogni”, come venne ribattezzato, trovò ampio risalto sui giornali e le riviste dell’epoca. Persino l’apprezzata guida del Carocci Bagni e villeggiature in Toscana (1900) – di cui conserviamo una copia originale in archivio – dedicava un’intera pagina pubblicitaria ai principali servizi che la struttura era in grado di offrire. Il fatto che sulla guida venisse menzionata una località ubicata in un’altra regione la dice lunga sul protagonismo che Rimini si era ormai conquistata in ambito turistico, e non solo a livello nazionale.

Pagina pubblicitaria dello Stabilimento di Rimini nella guida del Carocci "Bagni e villeggiature in Toscana" 1900

Pagina pubblicitaria dello Stabilimento di Rimini nella guida del Carocci “Bagni e villeggiature in Toscana” 1900

Tra le tante attività che si potevano praticare non mancavano i balli e le feste nel maestoso Kursaal. Progettato in stile neoclassico, era illuminato la sera dalla luce elettrica – fatto eccezionale per l’epoca – sia internamente che sulla facciata esterna, mediante paletti in ghisa che sostenevano globi luminosi. Era di moda anche la sosta presso il caffè-ristorante della Capanna Svizzera, o il cambio di costume nelle eleganti cabine della Piattaforma.

Proprio quest’ultima, con il lungo ponte che la collegava all’arenile, diventò presto l’immagine di Rimini nel mondo. Ai lati dell’esotica pagoda sorgevano i camerini: a destra quelli riservati alle donne, a sinistra quelli degli uomini, dai quali si scendeva in acqua mediante scalette. Sulla Piattaforma e sul tratto di spiaggia che immetteva alla passerella erano collocati altri lampioni, decisamente più alti di quelli del Kursaal e dotati sulla cima di un braccio orizzontale che sosteneva una grande lampada ad arco.

Oggi nessuno dei tre edifici di cui si componeva lo stabilimento riminese esiste più. Sono stati demoliti per far posto ad altre architetture, come il Grand Hotel sulla marina, e sopravvivono ormai solo nelle foto storiche. Proprio a loro, però, va riconosciuto il merito di aver contribuito allo sviluppo di quei 12 km di litorale che ha dato vita nell’immaginario collettivo al mito turistico della Riviera Romagnola.

La Piattaforma a Mare di Rimini, inizi del '900

La Piattaforma a mare di Rimini, inizi del ’900

La passerella in legno che conduceva alla piattaforma

La passerella in legno che conduceva alla piattaforma

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Piranesi sull’Aventino

Posted by on giu 17, 2019 in Il museo della ghisa, Itinerari | 0 comments

Roma, Santa Maria del Priorato, dettagli decorativi della facciata

Roma, Santa Maria del Priorato, dettagli decorativi della facciata

A Roma, sul colle Aventino, una straordinaria architettura è tornata al suo antico splendore dopo un’imponente opera di restauro: la chiesa di Santa Maria del Priorato. Costruita intorno all’anno Mille, e annoverata tra le abbazie più belle della capitale, è legata alla figura di Giovan Battista Piranesi, uno dei massimi interpreti delle antichità romane, la cui opera è stata interamente permeata dall’ideale di evocazione dello spirito antico.

In soli due anni (1764-66) il visionario disegnatore e incisore veneto assunse – unica volta in tutta la sua carriera – anche il ruolo di architetto e riuscì a cambiare il volto dell’edificio utilizzando la forza del linguaggio neoclassico. La grandezza dell’intervento è consistita nell’aver dato tridimensionalità ai suoi disegni regalandoci suggestivi effetti di prospettiva e di profondità che non si ritrovano sugli elaborati grafici. L’invenzione, originalissima, mescola elementi decorativi tratti dal repertorio dell’antico Egitto con quelli etruschi e romani in cui dominano ordine, ma anche eccentricità: sulla facciata esterna, così come all’interno, appaiono rappresentazioni di sfingi, palme, rosette, foglie di alloro, greche, corone, festoni, scudi.

Piranesi sull'Aventino

Piranesi sull’Aventino

 

In questo modo Piranesi sperimenta con successo, e in prima persona, una prassi che si sarebbe ripetuta con frequenza nel corso dell’Ottocento: l’applicazione della sua arte alla progettazione e alla decorazione di oggetti al fine di renderli esteticamente gradevoli.

Questo fenomeno interessò  in maniera significativa anche l’ambito della fusione in ghisa per la produzione di manufatti destinati all’arredo urbano, grazie al lavoro di abili scultori, intagliatori e anche fonditori. Sul numero 1-2016 di Arredo&Città, dedicato all’influenza dell’ornato classico sulle arti applicate, abbiamo dato ampio spazio alla riproposizione in ghisa dei disegni classici proprio del Piranesi sui lampioni per l’illuminazione pubblica della seconda metà del XIX secolo.

http://www.arredoecitta.it/it/riviste/linfluenza-dellornato-classico-sulle-arti-applicate/

Incisione di Piranesi (sinistra) e particolare del basamento per un lampione esposto al MIG (destra)

Incisione di Piranesi (sinistra) e particolare del basamento per un lampione esposto al MIG (destra)

La chiesa è aperta tutti i venerdì mattina: per informazioni  visitorscentre@orderofmalta.it

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A&C 1-2019: L’ABRUZZO DELLE FONTANE IN GHISA

Posted by on giu 4, 2019 in Arredo Urbano, Il mondo della ghisa, Itinerari | 0 comments

Pratola Peligna (AQ), un dettaglio della fontana di piazza Madonna della Libera

Pratola Peligna (AQ), un dettaglio della fontana di piazza Madonna della Libera

Dall’analisi del materiale fotografico raccolto in occasione di vari sopralluoghi, e successivamente catalogato nell’archivio della Fondazione Neri, è emersa una sorprendente scoperta: la presenza, in Abruzzo, di numerose fontane monumentali in ghisa concentrate in un’area circoscritta, di modeste dimensioni. Fontane ubicate anche nei centri più piccoli, compresi quelli difficilmente raggiungibili per le asperità del territorio, in prevalenza montuoso.  Prodotte tra metà ‘800 e inizi ‘900, esse rappresentano un patrimonio unico, che non ha eguali in Italia e che rischia di andare perduto in assenza di adeguati interventi conservativi.

I risultati delle attività di ricognizione, confronto e analisi dei dati informativi disponibili, si possono trovare sull’ultimo numero di Arredo & Città (1-2019) che presenta: la mappatura dei manufatti; una ricca documentazione fotografica che ne evidenzia la figura e i dettagli di rara bellezza, la descrizione di ogni fontana, con i riferimenti storico-culturali che ne sono stati l’ispirazione.  http://www.arredoecitta.it/it/

Le fontane d’Abruzzo sono l’espressione artistica, e industriale, di un’epoca, poiché furono realizzate dalle più grandi e famose fonderie europee, fatto che allinea questa regione d’Italia a molte altre città, anche del Sudamerica e dell’Asia. Protagonista indiscussa è la fonderia francese della Val D’Osne che ha legato il suo nome a opere straordinarie ampiamente documentate sulla rivista come, ad esempio, i due esemplari di Pratola Peligna, ricchi di sculture antropomorfe e animali, le “fontane di giugno” (o meglio de l’Été ) installate a San Demetrio, Magliano e Ortona dei Marsi, o ancora la fontana situata, nel centro di Scurcola Marsicana, che ha per protagonista un’aggraziata statua di Venere.

Magliano de' Marsi (AQ), la fontana de l’Été

Magliano de’ Marsi (AQ), la fontana de l’Été

Pratola Peligna (AQ), la ninfa Galatea sormonta la fontana di piazza Garibaldi

Pratola Peligna (AQ), la ninfa Galatea sormonta la fontana di piazza Garibaldi

La fontana di Scurcola Marsicana (AQ), dettaglio della Venere

La fontana di Scurcola Marsicana (AQ), dettaglio della Venere

Mentre il lavoro prendeva forma ci si è resi conto che era necessario, considerata l’importanza del materiale, farlo conoscere al grande pubblico. È così che dalle fontane è stato tratto lo spunto per creare un itinerario turistico che intende in primo luogo segnalare la loro presenza, ma nello stesso tempo offrire l’occasione per scoprire le emergenze storico-artistiche e naturalistiche che caratterizzano le 23 località interessate.

 

L'Abruzzo delle fontane in ghisa: itinerario turistico

L’Abruzzo delle fontane in ghisa: itinerario turistico

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Architettura e design: Ignazio Gardella

Posted by on mag 28, 2019 in Architettura e Design, Arredo Urbano | 0 comments

Interno del Padiglione di Arte Contemporanea (PAC) di Milano, Ignazio Gardella, 1954

Interno del Padiglione di Arte Contemporanea (PAC) di Milano, Ignazio Gardella, 1954

Recentemente, in più occasioni, abbiamo avuto modo di parlare della comparsa di nuovi materiali che a partire dalla metà del ‘900 andarono a sostituire la ghisa nella produzione dei pali destinati a sostenere i corpi illuminanti.

Particolarmente interessante è il caso dei lampioni disegnati nel 1964 dall’architetto Ignazio Gardella, appositamente per piazza San Babila a Milano (Arredo & Città 1-2018. http://www.arredoecitta.it/it/riviste/ss9-luce-sulla-via-emilia/)

Si compongono di un basamento sagomato in marmo su cui s’innesta un’originalissima colonna, formata da steli in acciaio agganciati tra loro, che funge da sostegno per un grappolo di globi luminosi posizionati sulla cima. Un progetto che è davvero originale per quegli anni nel tentativo, perfettamente riuscito, di pensare a nuove “forme di luce”, capaci di parlare il linguaggio della modernità, in dialogo con l’architettura e l’urbanistica dell’epoca.

Lampione in acciaio a più globi luminosi, piazza San Babila, Milano

Lampione in acciaio a più globi luminosi, piazza San Babila, Milano

Moderna può essere definita la visione dell’architettura che ha contraddistinto tutta l’attività di Ignazio Gardella (1905-1999). A vent’anni esatti dalla sua morte, il figlio Jacopo ha voluto ricordare il padre con una sorta di reportage che, attraverso richiami storici, critico-estetici e letterari, fornisse una chiave di lettura della cultura architettonica che ha caratterizzato gran parte del Novecento italiano. L’idea di fondo di Gardella consisteva nel combinare innovazione e tradizione in un processo di ricerca che coinvolgesse, oltre alla funzionalità dell’opera, anche i suoi significati e i suoi valori. Nei confronti del progetto d’architettura, ha saputo mantenere un atteggiamento empirico, non dogmatico ma duttile, per tenere nella massima considerazione le esigenze del committente, i caratteri del luogo e le tradizioni costruttive locali.

Tra le opere che recano la sua firma, e che hanno segnato la storia dell’architettura italiana, sono da ricordare l’edificio del Dispensario antitubercolare di Alessandria (1936), esempio di razionalismo rigoroso ma non scolastico; la Casa degli impiegati della ditta Borsalino, sempre ad Alessandria (1948), progetto che mostra un rinnovato interesse per la tradizione e per il recupero della storia; il Padiglione di Arte contemporanea di Milano (1954).

 

Dispensario antitubercolare, Alessandria (1936)

Dispensario antitubercolare, Alessandria (1936)

Nella sua lunga carriera Gardella si è occupato anche di design, applicato sia all’arredo urbano –  i lampioni di piazza San Babila ne rappresentano l’espressione più significativa – sia alla produzione di mobili e oggetti “sperimentali” per interni, innovativi nell’impiego, privo di preconcetti, di materiali tradizionali e nuovi, spesso accostati in modo del tutto insolito. Un esempio le lampade a parete prodotte per la ditta Azucena negli anni ’60, dove l’uso della lacca, dell’ottone cromato lucido e del cristallo, rivelano una costante ricerca di luminosità, brillantezza e trasparenza.

Lampada disegnata da Gardella per la ditta Azucena (anni '60)

Lampada disegnata da Gardella per la ditta Azucena (anni ’60)

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