100 ANNI DI BAUHAUS

Posted on gen 16, 2019

Sono passati cent’anni da quando Walter Gropius fondò a Weimar lo Staatliches Bauhaus. I principi e gli obiettivi della nuova scuola sono espressi in un manifesto in cui si afferma che “il Bauhaus vuole riunire le arti e i mestieri –  scultura, pittura, arte applicata e artigianato – quali elementi permanenti di una nuova architettura”.  Si auspica il ritorno a competenze empirico-artigianali col supporto tuttavia delle nuove tecniche, della conoscenza artistica e di una preparazione onnicomprensiva, al passo coi tempi e libera dalla dittatura degli stili. Per Gropius, abbattere le vecchie gerarchie artistiche è un’azione non semplicemente di carattere culturale, ma anche sociale, nel segno di una società moderna.

Nei primi anni del Bauhaus, tra i maestri più influenti ci sono Johannes Itten, il pittore espressionista Wassily Kandinsky, Paul Klee e Josef Albers che guidano un corso preliminare per tutti gli studenti, in cui si esplorano il colore e le varie possibilità di astrazione; in seguito ciascuno avrebbe scelto di laurearsi  in studi più specialistici, come la tessitura, la lavorazione dei metalli, la ceramica o l’ebanisteria.

È pressoché immediato il successo riscosso fra i giovani che da tutta Europa confluiscono alla scuola affollandone i seminari, figli di una borghesia stanca di accademia, che sogna il cambiamento.

Nel 1925, la scuola si trasferisce fuori dalla città di Dessau  in un nuovo edificio progettato dallo stesso Gropius  e che costituisce una sintesi di tutto ciò che il Bauhaus rappresenta. I materiali moderni – acciaio, vetro e cemento – ne rivelano il potenziale strutturale e simbolico. La caratteristica più sorprendente  è costituita dalle sue facciate continue in vetro, che avvolgono gli angoli e offrono una vista degli interni e della struttura portante.

 

Photo by Tadashi Okochi

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Image courtesy of Shutterstock-r.jpg

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Nel 1928 Gropius lascia la scuola, con Hannes Meyer che gli succede. La direzione apertamente funzionalista e ideologica di Meyer vede intensificarsi gli attacchi nei confronti del Bauhaus, in un clima già profondamente sospettoso di tutto ciò che non è ritenuto autenticamente tedesco. Mies van der Rohe  supervisiona gli ultimi anni che precedono la chiusura della scuola nel 1933 per effetto delle pressioni dell’estrema destra. Molti dei suoi rappresentanti più illustri emigrano negli Stati Uniti dove continuano a esprimere gli ideali del Bauhaus attraverso i loro metodi di insegnamento.

Sebbene il Bauhaus sia durato poco più di un decennio, una misura del suo significato è data dal fatto che nessuna scuola di architettura o di design può legittimamente affermare di non esserne stata influenzata in qualche modo. Il suo impatto è andato oltre l’insegnamento dell’architettura e del design: era un luogo concepito fin dall’inizio per confrontarsi con un mondo in rapida evoluzione e per trovare una risposta culturale che plasmasse le trasformazioni a beneficio di tutti. Nonostante l’instabilità economica e le tendenze conservatrici dell’epoca, riuscì a diffondere una visione ottimistica del futuro.

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