Acqua e fuoco sulle rive del Reno romantico

Posted on mar 4, 2019

Fin dal medioevo l’uomo ha attraversato la stretta vallata del Reno per raggiungere da Francoforte le città di Magonza e Colonia. Spinto soprattutto da motivazioni di carattere commerciale non ha mai dedicato troppa attenzione all’ambiente naturale che doveva sembrargli molto pericoloso, in quanto aspro e selvaggio. Solo a partire dall’800 i poeti tedeschi iniziarono a celebrare le bellezze dei luoghi provvedendo a diffondere il sentire romantico in gran parte d’Europa e contribuendo così a gettare le basi della futura scoperta turistica del Reno. Dal 2002 questo tratto di fiume è riconosciuto dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Un susseguirsi di paesaggi mozzafiato – con antichi castelli arroccati ed eleganti borghi adagiati lungo le sponde – danno vita  a un percorso circolare che trova in Magonza e Coblenza i principali riferimenti.

Lo stabilimento Sayner Hütte, 1830, Sayner Hütte © bendorf-geschichte

Lo stabilimento Sayner Hütte, 1830, Sayner Hütte © bendorf-geschichte

Proprio dal centro di Coblenza si può raggiungere in appena 12 km, dopo aver guadagnato la riva opposta del fiume su uno dei tanti ponti che caratterizzano il territorio, la cittadina di  Bendorf.  Non tutti sanno che questo centro vanta il privilegio di aver ospitato uno stabilimento della Sayner Hütte, oltre a quelli di Gleiwitz (1796) e Berlino (1804). Parliamo della più importante fonderia di ghisa di tutta la Prussia, che faceva capo alla corona del potente stato mitteleuropeo.

La sua costruzione risale al 1824 per opera di Carl Ludwig Althans, ingegnere meccanico e geologo che diede vita a una struttura in ferro e ghisa davvero affascinante, le cui forme si ispirano a quelle di una basilica a tre navate. Nonostante le imponenti dimensioni, l’uso combinato di metallo e vetro  crea un effetto di leggerezza che sembra sconfiggere addirittura la forza di gravità. Oggi, a restauro ultimato, l’edificio della fonderia rappresenta un importante monumento di archeologia industriale, riconosciuto a livello internazionale.

Sayner Hutte, la facciata dopo l'intervento di restauro

Sayner Hutte, la facciata dopo l’intervento di restauro

La produzione si distinse per la sua impronta decisamente artistica con la quale si realizzarono scale, lampade, stoviglie, vasi, stufe e, addirittura, gioielli in ghisa – una delle peculiarità che diede fama alla Prussia http://www.arredodesigncitta.it/il-mondo-della-ghisa/

Tutti gli oggetti venivano presentati sulle tavole di prestigiosi cataloghi di vendita. Un’usanza singolare dello stabilimento consisteva nel regalare a Capodanno, non solo alla comunità locale, ma anche a committenti provenienti da fuori, targhe commemorative a rilievo che recavano solitamente impressi i monumenti più importanti della Renania e della Westfalia: tra questi il Duomo di Colonia aveva sempre un posto privilegiato.

La fonderia restò in attività fino al termine del secondo conflitto bellico mondiale, quando la grave crisi economica che investì la Germania costrinse anche questo stabilimento a chiudere definitivamente i battenti. Tutti gli edifici di cui si componeva diventarono di proprietà della città di Bendorf.

A poche centinaia di metri dalla fonderia, all’interno del suggestivo Schloss Sayn, il castello barocco dimora dal 1850 dei principi di Sayn-Wittgenstein, è oggi ospitato il Museo della Ghisa della Renania che raccoglie molti pezzi prodotti dal celebre stabilimento. Si possono ammirare gioielli, arredi da giardino, macchine utensili da cucina, una collezioni di stufe e una splendida scala a chiocciola del 1900. Un’interessante plastico mostra inoltre una dettagliata riproduzione della Sayner Hütte, mentre la ricostruzione di un atelier dei XIX secolo permette di documentare e illustrare le varie tecniche di produzione della fonderia.

Il Museo della Ghisa della Renania ospitato a Bendorf presso il castello di Sayn

Il Museo della Ghisa della Renania ospitato a Bendorf presso il castello di Sayn

Collana in ghisa

Collana in ghisa

Scala a chiocciola, 1830 ca.

Scala a chiocciola, 1830 ca.

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