Atlantic Park: da discarica di rifiuti a polmone verde

Posted on mag 14, 2015

Atlantic Park è oggi il nome del più grande parco urbano (30 ettari) della città di Santander, nella comunità autonoma della Cantabria in Spagna settentrionale. Originariamente si trattava di una zona naturale, in parte paludosa e lacustre, alla foce del fiume Vaguada de las Llamas che possedeva un complesso molto interessante di dune costiere. Il progressivo sviluppo urbano della principale spiaggia cittadina ha finito col tempo per interrare lo sbocco naturale del fiume, interrompendo di fatto quelle dinamiche di marea che coinvolgevano l’intera area.

Da quel momento l’unico accesso alla zona è avvenuto per mezzo di piccoli sentieri che, però,  non rendevano possibile l’uso pubblico dello spazio, così come la fruizione della zona umida. Come se non bastasse il suo progressivo e totale abbandono ha favorito lo smaltimento incontrollato dei rifiuti e lo scarico di acque reflue, senza alcun pretrattamento, che hanno contribuito al degrado non solo della qualità delle acque naturali ma dell’intero ecosistema.

La svolta decisiva, che ha portato alla bonifica e alla rinascita del luogo, è partita dal 2006; successivamente lo studio di architettura  Battle I Roig ha avuto il compito di riconvertire l’ex area degradata in un grande parco pubblico che potesse soddisfare le esigenze della comunità senza alterarne l’aspetto ecologico, in parte unico per la presenza di numerose specie vegetali autoctone della costa atlantica.  L’idea di fondo è stata quella di creare uno spazio urbano frequentato e allo stesso tempo sostenibile. Il design del parco trae ispirazione dalla stessa morfologia della costa e dai suoi ecosistemi, mentre gli elementi architettonici contemporanei inseriti al suo interno (vie, ponti, passerelle, edifici) pur costruiti con materiali semplici creano un contrasto voluto con l’ambiente circostante, estremamente naturalizzato: questo mix contribuisce a creare un’esperienza unica per tutti coloro che vistano il parco.

Le zone più basse, compreso il letto del fiume e un laghetto artificiale, non sono direttamente accessibili al pubblico e presentano numerose specie vegetali tipiche delle zone umide; i visitatori possono avvicinarsi a questi settori attraverso passerelle metalliche sopraelevate che attraversano gli ecosistemi senza il rischio di danneggiarli. Il livello più alto è invece dedicato alle attività umane con percorsi (pedonali e ciclabili), parchi giochi, aree erbose, ma anche con un anfiteatro all’aperto e giardini botanici. Tra queste due zone si trova quella di transizione chiamata “zona atlantica” – che funge da cuscinetto protettivo tra l’area naturale e quella antropizzata – anch’essa dotata di percorsi e posti a sedere per il relax e la contemplazione di un luogo finalmente ritrovato.

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