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ARREDO & CITTÀ – Passato, presente e… futuro

Posted by on nov 16, 2020 in Il mondo della ghisa | 0 comments

Diversi articoli pubblicati sul nostro blog sono spesso estratti di approfondimenti già ampiamente dibattuti sulle pagine di Arredo & Città, la rivista della Fondazione Neri. Con uscita semestrale, dall’ormai lontano 1988, il periodico tratta argomenti riguardanti il recupero e la valorizzazione del patrimonio urbano. Vera protagonista è la città otto-novecentesca che per la prima volta nella storia utilizza un rivoluzionario prodotto industriale  – la ghisa – a complemento dell’architettura e per l’arredo dei moderni centri, ormai in rapida espansione.

Sulla base di queste ricerche sono nate negli anni una serie di monografie pensate intorno ai principali manufatti di arredo urbano come lampioni, fontane, panchine, ringhiere e grandi strutture (serre, padiglioni, gallerie o gazebo) che spesso combinano la solidità del metallo con le trasparenze del vetro.

Col tempo non è tuttavia mancata la presenza di argomenti di attualità sulle nuove conoscenze per la progettazione, motivo per cui la rivista si è impegnata, e si impegna tuttora, a presentare gli studi di trasformazione migliorativa di piccole o grandi porzioni di aree urbane. Al centro è posta quasi sempre la problematica attuale degli spazi pubblici, della loro identità e del loro ruolo, o più in generale della funzione della dimensione pubblica nella società contemporanea. Ma con un occhio la rivista guarda anche al futuro, essendo interessata a capire come saranno le nostre città sotto l’aspetto dell’abbellimento, della sostenibilità e della socialità.

Dopo oltre vent’anni di distribuzione cartacea, Arredo & Città esce oggi in formato elettronico ed è possibile scaricare tutti i numeri in versione pdf. Per informazioni consultare il sito web: www.arredoecitta.it

 

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ELEGANTE TECNOLOGIA: il ponte di Bagni di Lucca

Posted by on nov 9, 2020 in Itinerari | 0 comments

Il Ponte delle Catene in una cartolina del 1905

Il Ponte delle Catene in una cartolina del 1905

L’impiego del ferro e della ghisa è legato sia alla produzione di manufatti di rara bellezza, per i  raffinati decori che li adornano, sia a strutture portanti molto complesse dal punto di vista ingegneristico. Tra queste ultime si annoverano i ponti, di cui abbiamo già avuto occasione di parlare sui nostri social, e che continuiamo a trattare.

Nel 1999 era stato inserito dal World Monument Found  tra i 100 monumenti al mondo da salvare. Grazie ai fondi, messi a disposizione anche da questo ente, nel 2006 è stato restaurato e riportato ai suoi antichi splendori. La sua importanza è riconducibile al fatto che il Ponte delle Catene, in località Fornoli, sulla strada per Bagni di Lucca (LU), è uno dei ponti in ferro e pietra più antichi ancora esistenti in Europa.

Avvicinandosi alla struttura si scorge immediatamente il profilo degli archi trionfali sulle due sponde opposte del torrente Lima; attraversare la passerella regala la sensazione di tornare indietro nel tempo, all’epoca della sua edificazione (1844-1860) quando Carlo Ludovico di Borbone ne affidò la progettazione  all’illustre architetto Lorenzo Nottolini. L’esito finale risultò davvero avveniristico per quel periodo: era paragonabile, nel territorio del Granducato di Toscana, solo ai ponti sospesi in ferro voluti da Leopoldo a Firenze  e oggi non più esistenti.

L’opera si basava sull’innovativo sistema della sospensione tramite catene fissate ai due alti basamenti in pietra – per evitare l’utilizzo di piloni poggianti sul letto del fiume la cui stabilità poteva essere compromessa dalla portata delle acque in caso di piena – e su un complesso meccanismo sotterraneo che teneva in tensione le stesse catene in ferro. Soluzioni tecnologiche, queste, che Nottolini aveva perfezionato durante un viaggio in Inghilterra dove esistevano già esempi illustri da studiare, tra questi l’Hammersmith Bridge di Londra e il Menai Bridge di Bangor in Galles. Ma la costruzione del ponte toscano non impedì al tempo stesso di progettare un’opera rispondente al gusto neoclassico allora imperante e riconoscibile, soprattutto, nei due archi alle estremità che riprendono lo stile degli archi di trionfo romani e poi successivamente di quelli di epoca napoleonica.

Foto by Notafly - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41614053

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 Foto by Notafly - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41613796


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Da Firenze a Città del Messico

Posted by on ott 1, 2020 in Il mondo della ghisa, Itinerari | 0 comments

Da oltre un secolo (febbraio 1907) Città del Messico dispone di un vero e proprio gioiello architettonico deputato allo smistamento della posta: Palacio de Correos. Si tratta di un’architettura mista, progettata dall’architetto italiano Adamo Boari, che richiama da un lato il gotico veneziano e dall’altro l’art nouveau. Chi visita la metropoli messicana resta affascinato dal suo esterno grandioso e da un interno che, per eleganza, non è da meno. Lo si deve soprattutto al fatto che Boari pensò di avvalersi del contributo di un prestigioso stabilimento, sempre italiano, per “rivestire” di ghisa artistica bronzata i numerosi marmi impiegati per dar vita alle scale, ai banchi e ai tavoli dell’edificio: la Fonderia del Pignone

Il tutto rivela un’altissima maestria. Colpiscono, soprattutto, gli elementi decorati che compongono le ringhiere dello scalone di rappresentanza e le balaustre del primo piano, così come l’ossatura metallica che accoglie l’ascensore. Un ruolo molto importante dal punto di vista estetico è affidato anche all’illuminazione, che si materializza nella presenza di numerose lampade a forma di sfera, sostenute in parte da mensole a muro e da lampadari, in parte dagli stessi montanti delle ringhiere e delle balaustre.

Palacio de Correos, dett. di interno,  by Diego Delso, "Diego Delso, delso.photo, LicenseCC-BY-SA", CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30839466

Palacio de Correos, dett. di interno, by Diego Delso, “Diego Delso, delso.photo, LicenseCC-BY-SA”, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30839466

La Fonderia del Pignone nasce a Firenze negli anni in cui Leopoldo II apre per la prima volta la Toscana all’Europa, favorendo il mutamento in senso industriale dei metodi di lavorazione fino a quel momento ancora artigianali. Con la realizzazione di ponti sospesi e della moderna chiesa di San Leopoldo a Follonica -  il cui pronao è interamente in ghisa – lo stabilimento fiorentino si impone a livello nazionale, e non solo. Lo dimostra la presenza all’estero di manufatti di sua produzione, come quelli sopra descritti, elementi di arredo così eleganti e finemente rifiniti da fare concorrenza a quelli usciti dalle più famose fonderie europee, come quelle francesi

Alla Fonderia del Pignone abbiamo dato ampio spazio sul n.1|2004 della rivista Arredo & Città https://www.arredoecitta.it/it/riviste/le-fonderie-toscane/

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Cuneo-Napoli, a colpi di pedale contro il virus

Posted by on set 17, 2020 in Itinerari | 0 comments

“Nel Paesaggio. Itinerari leggeri alla scoperta del territorio” è il titolo del numero di Arredo & Città, pubblicato di recente dalla Fondazione Neri, che affronta il tema dei territori nella loro complessità, territori che si trasformano in paesaggio nel momento in cui si decide di percorrerli con l’intento di esplorarli. L’operazione risulta più efficace se si adotta un incedere lento, a piedi o in bicicletta (https://www.arredoecitta.it/it/riviste/nel-paesaggio-itinerari-leggeri-attraverso-il-territorio/).

Proprio la bicicletta, mezzo del tutto sostenibile, permette ogni anno all’Associazione sportiva La Storia in bici di organizzare nel mese di settembre lungo l’Italia un viaggio cicloturistico dalle caratteristiche spiccatamente storiche e culturali. Patrocinata dal Ministro per i Beni Culturali e per il Turismo, l’edizione 2020  (6-13 settembre) è partita da Cuneo con arrivo a Napoli, dopo aver toccato le località di Quarto dei Mille, Luni, Carrara, San Gimignano, Siena, Orvieto, Viterbo, Tivoli, Fiuggi, Mignano, Monte Lungo e Roccamorfina.

Nelle intenzioni l’itinerario doveva essere un omaggio a quell’italian style diventato uno straordinario elemento qualificante il nostro paese nel mondo, ma mai come quest’anno la pedalata è stata affrontata anche per lanciare un segnale rivolto a tutti noi: quello di non mollare e di aiutarci a vicenda a sostenere una grande nazione che sta cercando faticosamente di uscire dalla fase più difficile della sua storia recente e di ritrovare se stessa.

Gli ottanta ciclisti che hanno preso parte a questa “avventura” sono stati accolti a Viterbo (tappa di metà percorso) da Umberto Laurenti, vice presidente della Associazione “Svegliamoci Italici” che raggruppa prestigiosi esponenti nazionali della cultura, dell’arte, dell’imprenditoria, del food, della moda e della musica. Dalla città dei Papi, poi, il messaggio è stato portato e diffuso a colpi di pedale fino al Vesuvio.

 

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Progettare la città resiliente. Il caso di Boston

Posted by on ago 3, 2020 in Riqualificazione spazi urbani, Smart city e Architettura green | 0 comments

Molte città, come Boston, sono alle prese con i cambiamenti climatici e l’innalzamento del livello del mare. Poche sono riuscite, tramite l’apporto di architetti del paesaggio, urbanisti e ingegneri a comprendere veramente la portata dell’impatto e proporre soluzioni innovative

Il team di progettazione, che comprendeva Kleinfelder, Stoss, One Architecture & Urbanism e Woods Hole Group, in coordinamento con partner a tutti i livelli di governo, membri della comunità e settore privato, ha sviluppato una strategia di resilienza che include una serie di criteri di valutazione, raccomandazioni per azioni a breve e lungo termine, costi di ordine di grandezza e una roadmap di implementazione per guidare la città mentre inizia a passare dalla pianificazione alle azioni fisiche per proteggere la comunità.

Una strategia di coinvolgimento della comunità solida e divertente è stata fondamentale per lo sviluppo della visione e delle raccomandazioni del progetto. Oltre 400 residenti a East Boston e Charlestown hanno partecipato a riunioni, open house e sondaggi in cui hanno condiviso le loro visioni e priorità sulle soluzioni di resilienza costiera. I residenti hanno dato particolare importanza alle garanzie di accesso all’acqua e al fatto che le soluzioni siano efficaci a lungo termine.

East-Boston

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La strategia di resilienza e le soluzioni di progettazione prevedono il controllo stratificato delle inondazioni e misure integrate di infrastrutture verdi che mitigano l’effetto dei cambiamenti climatici creando un ambiente sociale, ambientale, e benefici economici.

Le misure aggiuntive fornite: marciapiedi potenziati con respingenti naturali delle zone umide che presentano passerelle in grado di tenere le persone all’asciutto; paesaggi che combinano l’interazione sociale con la protezione dalle inondazioni, creando luoghi per sedersi e guardare le attività; e una piantagione di alberi da ombra che aiuta a combattere la temperatura più elevata. Tutti questi elementi contribuiscono a migliorare i collegamenti con il lungomare rendendolo veramente accessibile per la comunità.

Le misure di protezione dalle inondazioni proposte sono progettate per essere efficaci per oltre 50 anni. Insieme, forniranno protezione dalle inondazioni, accesso al lungomare, attività ricreative, mobilità per oltre 11000 residenti e almeno 300 imprese, nonché per infrastrutture di autostrade e per altri importanti servizi.

Charlestown-2

Charlestown-2

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