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Il colpevole è la plastica o l’uomo?

Posted by on nov 11, 2021 in Architettura e Design, Installazioni artistiche | 0 comments

Viviamo un’era caratterizzata dalla voracità consumistica dell’uomo. Secondo il prof. Ron Milo, studioso israeliano del Weizmann Institute of Science, gli oggetti creati dall’uomo pesano più di quelli creati dalla natura: nel 2020 il peso dei manufatti artificiali avrebbe superato quello degli esseri viventi, e la plastica raggiunto gli 8 miliardi di tonnellate, esattamente il doppio della massa corporea dell’intera popolazione degli animali. L’economia lineare, che è l’emblema del consumismo e cresce nutrendosi di spreco – che non prevede il recupero ma la discarica – dovrà cambiare radicalmente trend e progettare una rigenerazione.

La quantità eccessiva di rifiuti a base di petrolio e di sostanze chimiche rappresenta infatti una minaccia totale per l’ecosistema terrestre e marino dal momento che la plastica è stata progettata per essere indistruttibile. L’Onu ha fissato due scadenze: rinnovare il ciclo di produzione, smaltimento e riciclo della plastica in un arco di tempo che non può superare il 2030; arrivare a quella che si può considerare la meta finale, e cioè il riutilizzo totale, per il 2040. La ricerca finalizzata al raggiungimento di questo obiettivo sta comunque progredendo: a Bath, in Inghilterra, alcuni studiosi sono riusciti a scomporre materie plastiche a base vegetale, si tratta del PLA, un acido polilattico impiegato negli imballaggi per alimenti, posate e bicchieri usa e getta. Lo studio apre un nuovo orizzonte dal momento che gli attuali metodi di riciclaggio della plastica cambiano e riducono le  proprietà originali del materiale, mentre in questo caso sembra possibile riciclare senza perdere qualità.

Anche il design può rappresentare un punto di svolta e offrire soluzioni. Aziende e agenzie creative collaborano, unite nell’intento comune di offrire antidoti efficaci a un’emergenza che appare impossibile da gestire in termini di sostenibilità. Per il colossale ammasso di rifiuti il riciclo è un aiuto, ma non basta; un vero traguardo sarebbe riuscire a progettare prodotti riciclabili, estendendo il loro ciclo di vita e il riuso. Eliminando dal sistema di produzione quei materiali che non possono essere riciclati si incrementerebbe lo sviluppo di un’economia circolare, foriera di benefici a molti livelli.

Balle di rifiuti di plastica destinate al riciclo. Di FerranRelea - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19460476

Balle di rifiuti di plastica destinate al riciclo. Di FerranRelea – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19460476

Attualmente si sta tentando per ogni prodotto di limitare la quantità di materia prima, riducendo anche il consumo energetico. La nota curatrice di una galleria milanese, Rossana Orlandi, si sta dedicando ormai da anni ad una riflessione molto stimolante ed intelligente, che mira alla sensibilizzazione nei confronti della tutela dell’ambiente. Ha iniziato la propria campagna insolitamente non contro la plastica in quanto tale, ma contro l’abuso che ne facciamo, e il modo errato con cui ce ne liberiamo. “La plastica è un materiale straordinario, che diventa inquinante solo attraverso l’uso che ne fa l’uomo”. Prende spunto da questa convinzione Senso di Colpa’, il forte messaggio che inaugura il progetto del 2018 con l’intento di scuotere le persone e farle sentire “colpevoli”, per spingerle poi a riconsiderare le loro responsabilità.

Rossana Orlandi ha dato vita a diverse iniziative, concepite per stimolare progettisti e designer a produrre opere che parlino di riutilizzo in termini creativi e, persino poetici, inducendo così stili di vita diversi. Si può ricordare la mostra, ‘Ro Plastic – Master’s pieces’ (prima edizione nell’aprile 2019 in occasione del Fuorisalone) che esalta le potenzialità espressive della plastica riciclata, mediante contributi usciti dalla fantasia di designer di fama internazionale; la mostra è stata allestita in un contesto molto coinvolgente: l’interno del Padiglione Ferroviario milanese al Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci.

Frutto dell’iniziativa dell’Orlandi è anche ‘RoPlasticPrize’ ormai alla sua seconda edizione: un concorso internazionale che si rivolge a designer di ogni età, compresi i ragazzi. I settori proposti sono diversi: Industrial design, Innovative Textile, Conscious Innovation Projects, Packaging Solutions, con l’aggiunta di una nuova categoria, Awareness on Communication. A una categoria di esperti prestigiosi è affidata l’assegnazione dei premi. Un concorso che ha la presunzione di coinvolgere il mondo per sollecitare un impegno collettivo all’insegna del motto: Sperimentare, innovare, inventare’ .

Super Wide Interdisciplinary New Explorers. Studio Swine. Foto di Petr Krejčí, cortesia di Studio Swine

Super Wide Interdisciplinary New Explorers. Studio Swine. Foto di Petr Krejčí, cortesia di Studio Swine

 

Da  IL COLPEVOLE: LA PLASTICA O L’UOMO? | Floornature (27 gennaio 2021)

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“Un restauro a prova di Unesco” – La balconata di Piazzale Michelangelo

Posted by on ott 11, 2021 in Arredo Urbano, Il mondo della ghisa, Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Lo scorso mese di luglio Firenze ha trionfato nell’agenda Unesco. Dopo il riconoscimento di tutto il suo centro storico, già avvenuto in passato, è entrata a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità anche la zona che si estende oltre la riva sinistra dell’Arno comprendendo, nello specifico, l’Abbazia di San Miniato al Monte, la chiesa di San Salvatore al Monte, le Rampe, i Giardini delle Rose e dell’Iris, Piazzale Michelangelo, straordinario belvedere che offre una vista mozzafiato sulla città.

Di quest’ultimo luogo, Neri Spa è orgogliosa di avere contribuito alla definitiva riqualificazione con il restauro delle oltre mille colonnine ottocentesche in fusione di ghisa che compongono la balconata. L’intervento l’ha fatta tornare all’antico splendore e alla sua funzione di cingere come una perfetta “corona” la grande piazza panoramica.

La balconata di Piazzale Michelangelo restaurata da Neri Spa

La balconata di Piazzale Michelangelo restaurata da Neri Spa

Per maggiori approfondimenti sulle operazioni di restauro, corredate da numerose immagini fotografiche, ma anche sulla storia della balconata – in particolare la fonderia produttrice, le Regie Fonderie di Follonica – invitiamo a consultare i link riportati sotto. Il primo dei due è una presentazione realizzata da Antonio Neri (Presidente di Neri SpA), mentre il secondo è un video curato sempre da Neri SpA.

https://service.neri.biz/System/109470/Neri_Services_Restoration_Projects_Restoration%20and%20reproduction_Florence_Piazzale%20Michelangelo_en_it.pdf

https://www.youtube.com/watch?v=hxTonPtfsXE&feature=youtu.be

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Recuperati a nuova vita: i gasometri di Londra, Stoccolma e Amsterdam

Posted by on set 30, 2021 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Dopo i casi già descritti di Atene (Gazi) e Londra (Old Kent Road) [1] presentiamo i progetti dedicati al recupero di altri gasometri ormai dismessi da decenni.

Il primo intervento ci porta ancora una volta nella capitale inglese dove lo Studio di architettura Wilkinson Eyre si è aggiudicato il concorso per la riqualificazione dei gasometri di King’s Cross. Dal 2018 all’interno di tre di queste strutture sono ospitati altrettanti edifici residenziali con appartamenti di lusso, mentre un quarto, situato al centro, è stato recuperato a formare un grande giardino circondato da una pensilina in acciaio sottilissimo, lucido specchiante. L’estetica industriale pesante e la materialità fisica grezza della struttura si fondono armoniosamente con la leggerezza e la complessità degli spazi interni. Per descrivere l’identità di questo luogo ci affidiamo alle parole dello stesso Wilkinson, direttore di Wilkinson Eyre, che ha preso casa proprio in uno di questi appartamenti: I gasholder creano un contrappunto dinamico tra vecchio e nuovo. Rappresentano l’essenza stessa della vita in città e offrono panorami unici sul canale. Il recupero è una risposta concreta alla possibilità di intervenire sul patrimonio industriale in un’area come King’s Cross; si creano infatti nuove forme, complesse e interdipendenti, cui corrispondono scultorei spazi all’interno. L’architettura è completamente integrata nella vita della città, a dimostrazione che è possibile adattare costruzioni iconiche a nuove funzioni.

I gasometri londinesi di King's Cross trasformati in edifici residenziali (photo by Peter Landers)

I gasometri londinesi di King’s Cross trasformati in edifici residenziali (photo by Peter Landers)

Esterno e interno. Gli appartamenti di lusso ricavati negli ex gasometri di King's Cross (photo by James Brittain)

Esterno e interno. Gli appartamenti di lusso ricavati negli ex gasometri di King’s Cross (photo by James Brittain)

Un team di alto profilo composto dagli studi Herzog & de Meuron, LOLA Landscape Architetcts, insieme al paesaggista olandese Piet Oudolf, ha assunto il compito di riqualificare il distretto di Norra Djurgårdsstaden a Stoccolma. L’area sorge sul sito dell’ex officina del gas, ubicata nel settore nord-est della capitale svedese, dove sopravvivono una serie di gasometri inutilizzati. Costruiti in mattoni rossi alla fine del XIX sec. sono stati progettati dall’architetto svedese Ferdinand Boberg con strutture metalliche cilindriche aggiunte nel 1912 e nel 1932. L’intervento prevede la rimozione di uno degli edifici, che sarà sostituito da una torre residenziale alta 90 metri che ospita 312 appartamenti distribuiti su 28 piani con una terrazza aperta sul tetto, uffici, una Spa, una caffetteria, e un asilo nido al piano terra. Gli altri edifici saranno recuperati e adibiti a nuovo polo culturale della città.

La facciata della torre è pensata per riprendere nella forma la struttura in metallo originale del gasometro e ogni appartamento è disposto secondo una configurazione a V, le camere da letto da un lato e le zone giorno dall’altro, con viste panoramiche sulla città, sul parco e sulla costa. Un esteso spazio verde è a disposizione sia dei residenti che dell’intera popolazione. Sentieri serpeggianti, impreziositi da alberi e fiori, collegano due piazze e un’area-salotto lunga 88m. Il paesaggista Piet Oudolf, specializzato nella piantumazione di piante perenni, è noto per il suo intervento sulla High Line di New York (una ferrovia dismessa trasformata in un parco cittadino sopraelevato).

L'area dell'ex officina del gas di Stoccolma con i gasometri recuperati e la torre residenziale alta 90 m. (image courtesy of Herzog & de Meuron)

L’area dell’ex officina del gas di Stoccolma con i gasometri recuperati e la torre residenziale alta 90 m. (image courtesy of Herzog & de Meuron)

Dalla Svezia all’Olanda: la Westergasfabriek, ex fabbrica di gas ad Amsterdam, è divenuta la casa per eccellenza di eventi culturali, meritando addirittura a livello internazionale l’appellativo di “Pride of Westergas”, uno spazio eccezionale da destinare a mostre, festival musicali, concerti, conferenze, seminari, premiazioni. Le originali caratteristiche industriali dello spazio interno dell’antico serbatoio di stoccaggio, unite ad una superficie di 2500 mq e all’imponente altezza (14,5 m) fanno oggi di questo gasometro una maestosa cornice sapientemente restaurata.

L'interno del gasometro di Amsterdam, photo  by Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24008703

L’interno del gasometro di Amsterdam, photo by Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24008703

Per saperne di più:

https://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/progetti/recupero-gasometri-gasholders-240https://www.dezeen.com/2017/10/30/gasklockan-stockholm-sweden-herzog-de-meuron-piet-oudolf-lola-landscape-architecture

https://westergas.nl/en/locations/gashouder/

 

[1] http://www.arredodesigncitta.it/?s=Gazihttp://www.arredodesigncitta.it/cool-gas-ad-atene/

 

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“Preesistenza, ambiente, continuità” – La Torre Velasca

Posted by on set 16, 2021 in Architettura e Design, Arredo Urbano, Itinerari | 0 comments

Milano, primi anni Cinquanta. Nel centro storico, a sud del Duomo, le rovine provocate dalla Seconda guerra mondiale lasciano spazio a nuovi edifici i cui artefici sono tra i protagonisti della svolta moderna dell’architettura italiana: Asnago Vender e Luigi Moretti. Sono gli anni in cui si apre il cantiere della Torre Velasca, commissionata dalla Società Generale Immobiliare alla ditta milanese BBPR, fondata nel 1932 da Gian Luigi Banfi (1910-1945), Lodovico Barbiano di Belgiojoso (1909-2004), Enrico Peressutti (1908-1976) ed Ernesto Nathan Rogers (1909-1969). Aperta al pubblico nel 1958, la torre è riconosciuta come un episodio cardine nella storia dell’architettura italiana del Novecento, e per molti versi conclude l’età del Movimento Moderno,  che si colloca tra i due conflitti ed è teso al rinnovamento dei caratteri, della progettazione e dei principi dell’architettura, dell’urbanistica e del design.

La Torre Velasca rappresenta non solo la più famosa delle realizzazioni di BBPR, che inaugura la stagione dei grattacieli milanesi, ma, in particolare, anche la più fedele materializzazione delle idee di uno dei suoi protagonisti, Rogers, allora impegnato in un processo di reinterpretazione dei fondamenti teorici della disciplina. Opponendosi apertamente all’idealismo della cultura architettonica italiana dei decenni precedenti, egli trae ispirazione dalla fenomenologia del filosofo Enzo Paci per ricollocare l’architettura nei suoi contesti e, in senso più ampio, in un continuum storico senza soluzione di continuità. Mentre il Movimento Moderno aveva più volte affermato la sua intenzione di staccarsi dal passato, Rogers crea con esso nuovi legami, per formulare l’idea di modernità intesa come evoluzione, piuttosto che come rivoluzione.

L’edificio milanese risponde dunque a un audace progetto contemporaneo per le sue dimensioni (106 m. di altezza), la sua struttura in cemento armato e le sue funzioni (uffici e appartamenti, oltre a pochi spazi commerciali). Allo stesso tempo la torre intende riprodurre “l’atmosfera” di Milano (altra parola cara agli autori) in modo da stabilire un dialogo con i suoi edifici storici, in primis la Cattedrale gotica e la torre del Filarete al Castello Sforzesco.

Osservandola si nota un progressivo passaggio da una struttura a blocco semplificato verso una maggiore articolazione dei volumi e complessità del linguaggio. Molte delle soluzioni adottate sono chiari accenni alla Milano antica, e più in particolare al Medioevo. È il caso, ad esempio, della sua forma “a fungo”, che ospita gli uffici nel fusto e gli appartamenti sulla la cima allargata. Al passato milanese fanno riferimento anche i semipilastri che compaiono su ogni prospetto, trasformandosi in aerei contrafforti, nonché la disposizione apparentemente irregolare delle aperture e i pannelli di rivestimento prefabbricati in marmo e clinker.

All’opera – nonostante sia risultata fin dalla sua creazione largamente incompresa e osteggiata (fenomeno che non si è placato nel corso del tempo, ancora oggi è da molti considerata uno scempio e una delle più brutte architetture del ‘900) – va riconosciuta la sua valenza storica, innegabile per almeno due ragioni: insieme al grattacielo Pirelli di Gio Ponti (1956-1960) incarna più di ogni altro edificio l’anima del rinascimento economico e culturale di Milano del dopoguerra. Allo stesso tempo è a partire proprio dalla torre Velasca che l’architettura italiana fa il suo ingresso nella stagione postmoderna.

Un altro dato interessante riguarda il fatto che furono gli stessi autori a progettare nel 1958 per l’omonima piazza sulla quale sorge la torre i particolari lampioni in acciaio dotati, ciascuno, di quattro sedute alla base. Sull’argomento si veda SS9 – Luce sulla via Emilia, in Arredo&Città 1-2018 , pp. 22-27 https://www.arredoecitta.it/it/riviste/ss9-luce-sulla-via-emilia/

Per maggiori approfondimenti sulla Torre Velasca:https://www.domusweb.it/en/buildings/torre-velasca.html?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Twitter

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Passeggiata a Central Park

Posted by on set 1, 2021 in Arredo Urbano, Itinerari | 0 comments

Nel 1850 fu lanciato un concorso per la progettazione di un nuovo grande parco a Manhattan. Tra febbraio e marzo 1858 furono presentati 35 progetti; i commissari assegnarono il primo premio a quello degli architetti paesaggisti Frederick Law Olmsted e Calvert Vaux. Nello stesso anno furono aperte al pubblico le prime aree del parco. Nasceva così il Central Park.

 

Il sito era inizialmente lontano dalle aree edificate della città: poco popolato ospitava piccole fattorie, usi industriali e abitazioni sparse tra aree paludose e colline rocciose. Ripulire l’area non fu semplice (vennero trasportati fuori dal parco circa 140.000 metri cubi di terra e rocce). Il piano intendeva evitare la simmetria e optare piuttosto per un design più pittoresco che comprendeva ampi prati, boschi, ruscelli e laghi, tutti collegati da una serie di percorsi tortuosi, una carrozzabile e una mulattiera.

Il lago nella sezione sud-occidentale del parco fu la prima area ad essere aperta al pubblico, seguita dalla passeggiata. Nonostante lo scoppio della guerra civile americana, si decise di continuare i lavori e presto fu completata anche la Terrazza di Bethesda, che rimane ancora oggi una delle zone più iconiche e conosciute del parco. Un altro punto di interesse è il Castello del Belvedere: originariamente inteso come torre di avvistamento a cielo aperto, l’intero complesso fu poi concepito come luogo da cui godere della vista del paesaggio circostante.

Tra il 1859 e il 1866, a Central Park furono costruiti 27 archi e ponti, tutti progettati dall’architetto paesaggista Calvert Vaux (Londra 1824 – New York 1895). Nel corso della sua attività professionale progettò e creò dozzine di parchi negli Stati Uniti dove introdusse nuove idee sul significato dei parchi pubblici durante il repentino periodo di urbanizzazione della nazione, un fenomeno che lo stimolò a focalizzarsi sull’integrazione di palazzi, ponti e altre forme di architettura nell’ambiente naturale. Per Central Park scelse con attenzione materiali differenti e motivi decorativi, individuando con cura, per ciascuno, la collocazione nel paesaggio. Dei tre ponti realizzati in ghisa decorata il “ponte gotico”, o ponte n. 28, situato sul lato nord del Bacino, è il più noto. Prodotto dalla  J.B. & W.W. Cornell Ironworks di New York  si caratterizza per le curve fantasiose dei suoi motivi in fusione che ne fanno una delle architetture più fotografate del Parco.

Per saperne di più  urly.it/3f9y-

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