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Gli orologi di Berlino

Posted by on ott 24, 2019 in Arredo Urbano, Il mondo della ghisa | 0 comments

 

Il primo orologio pubblico con indicazione e misurazione dell’ora su base astronomica, fece la sua comparsa a Berlino sulla facciata del vecchio edificio che ospitava l’Accademia delle Arti, lungo il viale Unter den Linden. Era stato costruito dall’orologiaio di corte, il signor Möllinger.  Il secondo venne installato a terra nel 1869 davanti alla Corte Suprema e riscontrò un tale apprezzamento da spingere il magistrato preposto a replicare l’intervento con apparecchi simili in altri luoghi del centro.

Il crescente aumento dei trasporti, e la conseguente necessità di poter disporre in città di orologi pubblici che indicassero l’ora esatta, portò l’amministrazione comunale a stipulare sul finire dell’800 un contratto con una ditta privata per la fornitura di 100 colonne, le cosiddette Uraniasäulen (colonne Urania). Alte 4,5 m. e realizzate in ghisa, presentavano in cima un orologio con quattro quadranti illuminati dall’interno, mentre il fusto era destinato a ospitare annunci pubblicitari, ma anche informazioni di carattere generale (su alcune era esposta la pianta della città). Purtroppo l’azienda produttrice, che riteneva di potersi in parte finanziare con le entrate pubblicitarie, non raggiunse il successo sperato, anzi dopo la consegna delle prime 30 colonne dichiarò il fallimento.

I primi orologi stradali di Berlino

Berlino, le "colonne Urania"

Berlino, le “colonne Urania”

Nel 1904 il Comune si adoperò per realizzare nuovi orologi alla cui gestione venne preposta la società “Normalzeit GmbH”. Tutti questi arredi, comprese le colonne Urania, divennero col tempo vittime dell’inflazione dilagante. I costi della manutenzione erano troppo alti e, in base al nuovo contratto che la città aveva stipulato nel 1922 con l’azienda Heinrichs & Klauder, si decise di rimuoverli e di sostituirli con 80 colonne pubblicitarie porta-orologio dalle forme più semplici ed  economiche. Siccome erano vuote all’interno, lo spazio poteva essere sfruttato per scopi differenti, il più singolare dei quali era senza dubbio il ricovero di barelle e medicamenti utili a prestare il primo soccorso alle vittime di incidenti stradali.

A partire dal 1930 fecero la loro comparsa altri modelli di orologi pubblici, sempre a colonna, alcuni dei quali hanno contribuito con il loro design a caratterizzare il paesaggio urbano di Berlino fino agli anni ’60 del Novecento.

Berlino, tipologia di colonna orologio in funzione fino agli anni Sessanta del '900

Berlino, tipologia di colonna orologio in funzione fino agli anni Sessanta del ’900

 

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Il Grattacielo della luce

Posted by on ott 1, 2019 in Architettura e Design, Arte e Luce, Itinerari | 0 comments

General Electric Building è il nome di un grattacielo situato nell’East Side di Manhattan, in prossimità dell’incrocio tra la 52ª strada e Lexington Avenue. La sua peculiarità sta nell’essere stato pensato per ospitare la sede principale della General Electric, società fondata a fine Ottocento da Thomas Edison, inventore della rivoluzionaria lampadina elettrica a filamento incandescente.

L’edificio, progettato nel 1928 dall’architetto John Walter Cross, fu terminato tre anni dopo e divenne subito uno dei simboli architettonici della metropoli statunitense, dichiarato New York City Landmark e annoverato nel prestigioso National Register of Historic Places.

G.E. Building, New York

G.E. Building, New York

Su alcune scelte progettuali ha sicuramente influito la limitrofa chiesa di San Bartolomeo, soprattutto per il tipo di materiali impiegati (mattoni a vista) e per i colori del rivestimento esterno, un accostamento quanto mai indovinato dato che lo stile del G.E Building, pur essendo fortemente ispirato all’Art déco, comprende un complesso apparato decorativo caratterizzato da stilemi di chiara derivazione neogotica.

Il grattacielo si compone di un basamento di 15 piani, rastremato progressivamente verso il venticinquesimo, da dove si innalza la struttura della torre a pianta ottagonale che raggiunge i 195 metri di altezza per un totale di 50 piani. Lo splendido ingresso è situato alla base dell’unico angolo a vista che appare arrotondato e caratterizzato da un incavo scandito da undici coppie di finestre curve alternate a blocchi sagomati di terracotta. Al piano stradale, sopra il portale scolpito in porfido rosso, spicca un orologio in acciaio cromato che riporta il monogramma della General Electric (GE), sormontato da un’ulteriore decorazione allegorica in metallo che rappresenta due braccia le cui mani impugnano una saetta.

La sommità è decisamente l’elemento più caratterizzante. Costituita da un fitto decoro in terracotta a riprodurre un complesso insieme di guglie, pinnacoli e gargoyles,  evoca le forme dei fulmini e delle onde radio; una vera e propria allegoria ideata allo scopo di magnificare la potenza dell’elettricità. A completare il tutto non poteva certo mancare, considerata la funzione cui era destinato l’edificio, un articolato sistema di illuminazione esterno, in particolare proprio sulla cima che di notte la fa apparire come la fiamma di una monumentale torcia accesa.

Dagli anni ’70 gli uffici direttivi della G.E. sono stati trasferiti prima presso il Rockfeller Center e poi, dal 2015, nella nuova sede operativa di Fairfied. Oggi all’interno del grattacielo è ospitato il quartier generale della RCA Records, celebre etichetta discografica sempre di proprietà del gruppo Genereal Electric.

 

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“In Magna Grecia sulla Ciclovia”

Posted by on set 19, 2019 in Itinerari | 0 comments

 

Sarà la più grande ciclovia del Mediterraneo. Il progetto, approvato in via definitiva dal Ministero delle Infrastrutture, coinvolge la Calabria (ente capofila), la Basilicata e la Sicilia.

La Ciclovia della Magna Grecia, questo il suo nome in quanto attraversa i territori sui quali si insediarono i coloni greci provenienti dalla madrepatria tra l’VIII e il V sec. a.C.  È stata inserita nell’elenco delle dieci piste che andranno ad unire tutta l’Italia in un unico “Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche”, il cui compito è quello di trovare e mettere a disposizione le risorse finanziarie per la progettazione e realizzazione degli itinerari destinati al movimento lento in bicicletta, fenomeno in grande espansione anche nel nostro paese.

Si tratta di un percorso di oltre 1000 km che parte dal versante Tirrenico (Maratea) e scende fino a Reggio Calabria, da dove è possibile prendere due diverse direzioni: una risale la Calabria lungo la costa ionica fino a Metaponto, l’altra, dopo aver attraversato lo stretto di Messina, si spinge fino a Pozzallo, toccando i centri di Catania, Siracusa e Pachino. In Calabria un collegamento trasversale metterà in comunicazione i “due mari”.

 

La ciclovia rappresenta per il Sud – Calabria in particolare – un’idea innovativa, attrattiva ed ecosostenibile. Il mare da solo non basta a far crescere il turismo, è necessario puntare sempre più sull’immenso patrimonio culturale e naturalistico che questo territorio può offrire; la bicicletta rappresenta senza dubbio una straordinaria alternativa ai mezzi di trasporto “tradizionali” per poterlo conoscere a apprezzare  da vicino.

Le novità non finiscono qui. La Ciclovia della Magna Grecia è già parte integrante di uno scenario programmatico e strategico più ampio, che vede questa infrastruttura inserita negli itinerari ciclabili di lunga percorrenza che interessano l’intero territorio europeo. Costituisce, nello specifico, la parte terminale dell’itinerario Eurovelo 7, che attraversa il Continente per 7.400 chilometri lungo la direttrice nord-sud da Capo Nord, in Norvegia, fino all’isola di Malta, passando per Finlandia, Svezia, Danimarca, Germania, Repubblica Ceca, Austria e Italia. Questa rete si compone di elementi lineari (itinerari o percorsi) e di elementi puntuali (nodi), funzionali a possibili e diversificate modalità di fruizione.

 

 

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Un incontro inaspettato!

Posted by on set 9, 2019 in Arredo Urbano, Itinerari, Luce | 0 comments

Oggi è considerato un mestiere estinto, eppure bastano pochi passi nella Città Vecchia per constatare con i propri occhi che un esponente di questo lavoro, un tempo rispettabilissimo, esiste ancora. La città è la polacca Breslavia e il protagonista è il lampionaio, un omone alto e grosso che, alle dipendenze del Comune, ogni giorno accende e spegne da solo 103 lampioni funzionanti, come nell’Ottocento, a gas.

È affascinante osservarlo in azione avvolto nella sua livrea – mantello nero e cappello in testa -  mentre stringe in mano il lungo bastone che ha la doppia funzione di spostare la leva di apertura del flusso del gas, posta alla base delle lanterne, e di accendere le fiammelle al loro interno. Cammina a passo deciso e si ferma solo pochi secondi sotto ogni lampione; poiché sono più di cento, il lavoro deve essere terminato prima che faccia completamente buio.

Negli ultimi anni la sua fama e popolarità sono andate aumentando al punto da diventare una delle principali attrazioni turistiche di Breslavia (Wroclaw in polacco), capitale storica della Slesia.

Ostrów Tumski, antica isola sul fiume Oder, oggi saldata alla terraferma, è il quartiere più antico, pittoresco e tranquillo della città. Qui si concentrano alcuni dei monumenti simbolo, come la Cattedrale di San Giovanni Battista, ma è tutta l’area a conservare l’aspetto e il fascino del borgo medievale con la sua atmosfera incantata e le strade acciottolate.

Breslavia, Ostrów Tumski

Breslavia, Ostrów Tumski

Per godere appieno della sua magia non si può mancare la passeggiata serale in ulica (via) Idziego, illuminata da una miriade di luci a gas, le stesse che si ritrovano anche alle due entrate del Ponte Tumsky, costruito in ferro e rinomato per lo scorcio romantico sul fiume.  A quest’ora il lampionaio è già rincasato, ma qua sono tutti certi che riprenderà la sua attività alle prime luci del nuovo giorno.

 

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Le fontane “gemelle”

Posted by on lug 31, 2019 in Arredo Urbano, Il mondo della ghisa | 0 comments

Nel 1863, in occasione delle celebrazioni per il matrimonio del principe Alberto (divenuto successivamente re con il nome di Edoardo VII), venne eretta a Northampton, nella centralissima Market Square, una fontana monumentale in fusione di ghisa, alta ben 14 metri.

L’opera, straordinaria, si componeva di un grande basamento artistico che fungeva sia da supporto alle quattro vasche per la raccolta dell’acqua, sia da sostegno a un’elaborata e slanciata colonna terminante con una lanterna alimentata a gas e impiegata per illuminare l’intero manufatto. La fontana è rimasta in piedi per un secolo dopo di che, causa l’incuria, il degrado e anche gravi atti vandalici, è stata demolita  nel 1962 perchè ritenuta non più sicura.

La fontana collocata al centro di Market Square a Northampton (Inghilterra), cartolina storica

La fontana collocata al centro di Market Square a Northampton (Inghilterra), cartolina storica

Di recente ci è giunta notizia che in India, per la precisione a Mumbai, sopravvive un esemplare gemello realizzato nel 1867 in onore di Sir William Robert Seymour Vesey-Fitzgerald, ex governatore britannico di Bombay, e per questo conosciuta anche con l’appellativo di “Fontana Fizgerald”. Originariamente era collocata all’incrocio di Metro HINOX Cinema, mentre oggi si trova nell’area prospiciente il Dr. Bhau Daji Lad Museum, il Museo dedicato alla storia della città di Mumbai.

Lo stretto legame che intercorre tra i due monumenti è stato svelato qualche anno fa quando il team di restauratori incaricati del recupero si è avvalso della collaborazione dell’archeologo industriale Peter Perkins le cui indagini hanno permesso di risalire alla fonderia produttrice: la Eagle Foundry, la stessa che ha realizzato il modello identico di Northampton, e che, tra l’altro, era originaria proprio della città inglese.

La fontana indiana di Mumbai - © Dr. Bhau Daji Lad Museum

La fontana indiana di Mumbay – © Dr. Bhau Daji Lad Museum

Nel frattempo i lavori di restauro avviati sulla fontana di Mumbay stanno procedendo e si prevede di poterla ricollocare entro la fine dell’anno sul luogo d’origine. Per quanto riguarda quella di Northampton, invece, cresce da parte della cittadinanza il desiderio – che per ora rimane solo un sogno – di poterla ancora ammirare nella principale piazza cittadina. Oggi al suo posto sorge un semplice e anonimo bacino circolare in pietra, mentre a ricordo del pregevole manufatto in ghisa resta solo una targa in fusione conservata presso il locale Park Museum.

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