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Quella vecchia pompa di benzina

Posted by on mar 3, 2022 in Arredo Urbano, Il mondo della ghisa | 0 comments

Le moderne stazioni di servizio, soprattutto quelle ubicate lungo le autostrade e le strade di grande percorrenza, sono ormai luoghi commerciali deputati alla vendita di una vastissima gamma di prodotti. Paradossalmente questo fenomeno ha contribuito nel tempo a porre in secondo piano il vero motivo per cui sono nate, oltre un secolo fa: consentire il rifornimento di combustibile per le automobili. Fa dunque una certa impressione ricordare come a inizio ‘900 la benzina venisse per lo più acquistata in drogheria e in farmacia; le sue funzioni principali erano infatti quelle di alimentare le lampade per l’illuminazione domestica e di combattere la diffusione dei pidocchi. Le poche automobili circolanti acquistavano il carburante direttamente nella latta, o si rifornivano alle prime rudimentali pompe di benzina su ruota collocate fuori dal negozio stesso.  Negli anni Venti la nuova moda di costruire stazioni apposite, partita dagli USA, dilagò rapidamente anche in Italia, a fronte di un aumento considerevole della motorizzazione, e da quel momento le principali società petrolifere iniziarono a fare il loro ingresso nel paese.  Il paesaggio urbano si andava ad arricchire di un nuovo elemento.

Fino agli anni Quaranta le stazioni consistevano esclusivamente nella presenza di una o più pompe, la combinazione più frequente era la coppia destinata al rifornimento sia di benzina che di aria necessaria a gonfiare gli pneumatici.  Un bell’esempio è documentato su una cartolina conservata nel nostro Archivio. La località è Giaveno, comune in provincia di Torino dove, sulla destra di piazza S. Lorenzo, a fianco di un chiosco edicola, si riconosce distintamente una coppia di pompe.

La stazione di servizio con la coppia di pompe in Piazza S. Lorenzo a Giaveno (al centro a destra), cartolina storica degli anni '40

La stazione di servizio con la coppia di pompe in Piazza S. Lorenzo a Giaveno (al centro a destra), cartolina storica degli anni ’40

La loro caratteristica, tipica dell’epoca, consisteva nell’essere inglobate all’interno di una base decorata in fusione di ghisa, dello stesso tipo di quelle impiegate per i lampioni – ma anche per gli orologi stradali o le paline segnaletiche – che serviva da sostegno per una struttura cilindrica verticale dotata di due sportelli. Tramite questi si poteva accedere direttamente alla pompa e provvedere alla sua chiusura quando non era in funzione.  Alla sommità presentavano quasi tutte, quelle di Giaveno non fanno eccezione, un globo luminoso contrassegnato dal marchio della società petrolifera. In questo caso la dicitura Shell è riportata anche sull’esterno dello sportello.

È la conferma di come il marchio svolgesse già una funzione centrale; l’obiettivo era renderlo facilmente riconoscibile e quindi familiare, per ispirare nella gente quella fiducia che li avrebbe poi resi a lungo clienti fedeli. In quest’ottica si inquadra la presenza, ben visibile, del marchio sul globo luminoso.

Dettaglio delle pompe

Dettaglio delle pompe

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TABIANO IERI E OGGI – Nascita e sviluppo di una località termale

Posted by on feb 7, 2022 in Arredo Urbano, Itinerari | 0 comments

“La bellezza per il benessere”è il titolo del n. 2, 2020 di Arredo & Città che abbiamo dedicato alle località termali italiane ed europee, ricostruendo, secondo il nostro angolo di visuale, il paesaggio urbano come si presentava all’epoca della loro espansione, con la ricchezza di manufatti in ghisa destinati all’illuminazione e all’arredo. Di Tabiano non avevamo parlato, e quindi utilizziamo il blog per arricchire di un altro tassello il quadro emerso dalle nostre ricerche e presentato sulla rivista [1].

Nel secondo decennio del ‘900 Viale Romagnosi a Salsomaggiore Terme (PR) – conosciuto come la promenade di una delle più famose e celebrate località di cura italiane – fu illuminato da candelabri in ghisa caratterizzati da pregevoli decori antropomorfi e vegetali. Dal momento che questi manufatti non esistono più, foto e cartoline d’epoca restano le uniche fonti a nostra disposizione per documentare la loro presenza non solo sulla promenade, ma anche davanti agli ingressi di diversi stabilimenti curativi, compreso l’edificio idroterapico di Tabiano [2].

Lampioni in ghisa davanti allo stabilimento termale di Tabiano, cartolina storica, 1939

Lampioni in ghisa davanti allo stabilimento termale di Tabiano, cartolina storica, 1939

Tabiano, situata a soli 5 km da Salsomaggiore, nel 1844 venne inserita a pieno titolo tra le stazioni termali europee, grazie soprattutto all’intervento di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e moglie di Napoleone. Le proprietà delle sue acque erano note fin dal Seicento e per certo vennero utilizzate a scopo curativo dalle stesse truppe napoleoniche.

Maria Luigia, che all’interno del Ducato puntò a diffondere una cultura cosmopolita ed europea, incluse tra le sue strategie politiche, oggi considerate all’avanguardia, l’impegno nei confronti della sanità pubblica, che si tradusse tra l’altro nel desiderio di potenziare lo sfruttamento delle acque curative presenti sul territorio. Lei stessa dimostrava di essere un’esperta estimatrice di acque termali per il fatto che in giovinezza, a causa della salute cagionevole, era solita recarsi con la famiglia nelle villes d’eaux più alla moda d’Europa, soprattutto Aix les Bains e Baden Baden. Le relazioni chimiche pubblicate dai “suoi” scienziati, e ancora oggi consultabili, convinsero definitivamente la duchessa a investire sul centro di Tabiano per la ricchezza delle acque minerali che anche analisi recenti confermano, a dimostrazione della straordinaria immutabilità della fonte.

Salsomaggiore, i lampioni lungo Viale Romagnosi cartolina storica, 1932

Salsomaggiore, i lampioni lungo Viale Romagnosi cartolina storica, 1932

Il dottor Lorenzo Berzieri, scopritore del termalismo salsobromoiodico della vicina Salsomaggiore, fu il primo direttore dello stabilimento. Le acque venivano raccomandate non solo per faringiti, laringiti e bronchiti, ma anche per la cura, la conservazione e il recupero della voce degli artisti, tanto che i più grandi personaggi del panorama lirico internazionale iniziarono a darsi appuntamento proprio a Tabiano, inaugurando una tradizione che non è mai venuta meno. Dopo alterne vicende, dovute al succedersi dei gestori dello stabilimento e delle proprietà alberghiere ad esso collegate, il luogo fu scelto nel 1918 dal nuovo proprietario, il Comune di Milano, per ospitare una colonia per bambini. Ebbe così inizio la vocazione pediatrica di Tabiano che diede impulso allo studio sistematico delle patologie infantili ad indicazione termale.

L’intera proprietà venne venduta nel 1934 al Comune di Salsomaggiore, che solo nel
dopoguerra ne avviò il rilancio. La scienza idrologica, fino ad allora trascurata negli ambienti medici e accademici, probabilmente a causa delle grandi promesse chimico-farmacologiche di quegli anni, ebbe nuovo impulso soprattutto nelle patologie cosiddette “minori”. Con il diffondersi del concetto moderno di benessere complessivo, l’acqua minerale di Tabiano si afferma come un’acqua efficace e pressoché priva di effetti collaterali, che mantiene inalterate nel tempo le sue benefiche proprietà salutari.

 

[1] Le informazioni che abbiamo utilizzato per la redazione di questo articolo si trovano al link https://www.termeditabiano.it/it/le-terme-respighi

 

[2] Per maggiori approfondimenti su questi candelabri, si può consultare Arredo & Città 2 – 2020 “La bellezza per il benessere. Gli arredi in ghisa nelle città termali otto-novecentesche”  pp. 56-57  https://www.arredoecitta.it/it/riviste/la-bellezza-per-il-benessere/

 

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Il colpevole è la plastica o l’uomo?

Posted by on nov 11, 2021 in Architettura e Design, Installazioni artistiche | 0 comments

Viviamo un’era caratterizzata dalla voracità consumistica dell’uomo. Secondo il prof. Ron Milo, studioso israeliano del Weizmann Institute of Science, gli oggetti creati dall’uomo pesano più di quelli creati dalla natura: nel 2020 il peso dei manufatti artificiali avrebbe superato quello degli esseri viventi, e la plastica raggiunto gli 8 miliardi di tonnellate, esattamente il doppio della massa corporea dell’intera popolazione degli animali. L’economia lineare, che è l’emblema del consumismo e cresce nutrendosi di spreco – che non prevede il recupero ma la discarica – dovrà cambiare radicalmente trend e progettare una rigenerazione.

La quantità eccessiva di rifiuti a base di petrolio e di sostanze chimiche rappresenta infatti una minaccia totale per l’ecosistema terrestre e marino dal momento che la plastica è stata progettata per essere indistruttibile. L’Onu ha fissato due scadenze: rinnovare il ciclo di produzione, smaltimento e riciclo della plastica in un arco di tempo che non può superare il 2030; arrivare a quella che si può considerare la meta finale, e cioè il riutilizzo totale, per il 2040. La ricerca finalizzata al raggiungimento di questo obiettivo sta comunque progredendo: a Bath, in Inghilterra, alcuni studiosi sono riusciti a scomporre materie plastiche a base vegetale, si tratta del PLA, un acido polilattico impiegato negli imballaggi per alimenti, posate e bicchieri usa e getta. Lo studio apre un nuovo orizzonte dal momento che gli attuali metodi di riciclaggio della plastica cambiano e riducono le  proprietà originali del materiale, mentre in questo caso sembra possibile riciclare senza perdere qualità.

Anche il design può rappresentare un punto di svolta e offrire soluzioni. Aziende e agenzie creative collaborano, unite nell’intento comune di offrire antidoti efficaci a un’emergenza che appare impossibile da gestire in termini di sostenibilità. Per il colossale ammasso di rifiuti il riciclo è un aiuto, ma non basta; un vero traguardo sarebbe riuscire a progettare prodotti riciclabili, estendendo il loro ciclo di vita e il riuso. Eliminando dal sistema di produzione quei materiali che non possono essere riciclati si incrementerebbe lo sviluppo di un’economia circolare, foriera di benefici a molti livelli.

Balle di rifiuti di plastica destinate al riciclo. Di FerranRelea - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19460476

Balle di rifiuti di plastica destinate al riciclo. Di FerranRelea – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19460476

Attualmente si sta tentando per ogni prodotto di limitare la quantità di materia prima, riducendo anche il consumo energetico. La nota curatrice di una galleria milanese, Rossana Orlandi, si sta dedicando ormai da anni ad una riflessione molto stimolante ed intelligente, che mira alla sensibilizzazione nei confronti della tutela dell’ambiente. Ha iniziato la propria campagna insolitamente non contro la plastica in quanto tale, ma contro l’abuso che ne facciamo, e il modo errato con cui ce ne liberiamo. “La plastica è un materiale straordinario, che diventa inquinante solo attraverso l’uso che ne fa l’uomo”. Prende spunto da questa convinzione Senso di Colpa’, il forte messaggio che inaugura il progetto del 2018 con l’intento di scuotere le persone e farle sentire “colpevoli”, per spingerle poi a riconsiderare le loro responsabilità.

Rossana Orlandi ha dato vita a diverse iniziative, concepite per stimolare progettisti e designer a produrre opere che parlino di riutilizzo in termini creativi e, persino poetici, inducendo così stili di vita diversi. Si può ricordare la mostra, ‘Ro Plastic – Master’s pieces’ (prima edizione nell’aprile 2019 in occasione del Fuorisalone) che esalta le potenzialità espressive della plastica riciclata, mediante contributi usciti dalla fantasia di designer di fama internazionale; la mostra è stata allestita in un contesto molto coinvolgente: l’interno del Padiglione Ferroviario milanese al Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci.

Frutto dell’iniziativa dell’Orlandi è anche ‘RoPlasticPrize’ ormai alla sua seconda edizione: un concorso internazionale che si rivolge a designer di ogni età, compresi i ragazzi. I settori proposti sono diversi: Industrial design, Innovative Textile, Conscious Innovation Projects, Packaging Solutions, con l’aggiunta di una nuova categoria, Awareness on Communication. A una categoria di esperti prestigiosi è affidata l’assegnazione dei premi. Un concorso che ha la presunzione di coinvolgere il mondo per sollecitare un impegno collettivo all’insegna del motto: Sperimentare, innovare, inventare’ .

Super Wide Interdisciplinary New Explorers. Studio Swine. Foto di Petr Krejčí, cortesia di Studio Swine

Super Wide Interdisciplinary New Explorers. Studio Swine. Foto di Petr Krejčí, cortesia di Studio Swine

 

Da  IL COLPEVOLE: LA PLASTICA O L’UOMO? | Floornature (27 gennaio 2021)

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“Un restauro a prova di Unesco” – La balconata di Piazzale Michelangelo

Posted by on ott 11, 2021 in Arredo Urbano, Il mondo della ghisa, Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Lo scorso mese di luglio Firenze ha trionfato nell’agenda Unesco. Dopo il riconoscimento di tutto il suo centro storico, già avvenuto in passato, è entrata a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità anche la zona che si estende oltre la riva sinistra dell’Arno comprendendo, nello specifico, l’Abbazia di San Miniato al Monte, la chiesa di San Salvatore al Monte, le Rampe, i Giardini delle Rose e dell’Iris, Piazzale Michelangelo, straordinario belvedere che offre una vista mozzafiato sulla città.

Di quest’ultimo luogo, Neri Spa è orgogliosa di avere contribuito alla definitiva riqualificazione con il restauro delle oltre mille colonnine ottocentesche in fusione di ghisa che compongono la balconata. L’intervento l’ha fatta tornare all’antico splendore e alla sua funzione di cingere come una perfetta “corona” la grande piazza panoramica.

La balconata di Piazzale Michelangelo restaurata da Neri Spa

La balconata di Piazzale Michelangelo restaurata da Neri Spa

Per maggiori approfondimenti sulle operazioni di restauro, corredate da numerose immagini fotografiche, ma anche sulla storia della balconata – in particolare la fonderia produttrice, le Regie Fonderie di Follonica – invitiamo a consultare i link riportati sotto. Il primo dei due è una presentazione realizzata da Antonio Neri (Presidente di Neri SpA), mentre il secondo è un video curato sempre da Neri SpA.

https://service.neri.biz/System/109470/Neri_Services_Restoration_Projects_Restoration%20and%20reproduction_Florence_Piazzale%20Michelangelo_en_it.pdf

https://www.youtube.com/watch?v=hxTonPtfsXE&feature=youtu.be

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Recuperati a nuova vita: i gasometri di Londra, Stoccolma e Amsterdam

Posted by on set 30, 2021 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Dopo i casi già descritti di Atene (Gazi) e Londra (Old Kent Road) [1] presentiamo i progetti dedicati al recupero di altri gasometri ormai dismessi da decenni.

Il primo intervento ci porta ancora una volta nella capitale inglese dove lo Studio di architettura Wilkinson Eyre si è aggiudicato il concorso per la riqualificazione dei gasometri di King’s Cross. Dal 2018 all’interno di tre di queste strutture sono ospitati altrettanti edifici residenziali con appartamenti di lusso, mentre un quarto, situato al centro, è stato recuperato a formare un grande giardino circondato da una pensilina in acciaio sottilissimo, lucido specchiante. L’estetica industriale pesante e la materialità fisica grezza della struttura si fondono armoniosamente con la leggerezza e la complessità degli spazi interni. Per descrivere l’identità di questo luogo ci affidiamo alle parole dello stesso Wilkinson, direttore di Wilkinson Eyre, che ha preso casa proprio in uno di questi appartamenti: I gasholder creano un contrappunto dinamico tra vecchio e nuovo. Rappresentano l’essenza stessa della vita in città e offrono panorami unici sul canale. Il recupero è una risposta concreta alla possibilità di intervenire sul patrimonio industriale in un’area come King’s Cross; si creano infatti nuove forme, complesse e interdipendenti, cui corrispondono scultorei spazi all’interno. L’architettura è completamente integrata nella vita della città, a dimostrazione che è possibile adattare costruzioni iconiche a nuove funzioni.

I gasometri londinesi di King's Cross trasformati in edifici residenziali (photo by Peter Landers)

I gasometri londinesi di King’s Cross trasformati in edifici residenziali (photo by Peter Landers)

Esterno e interno. Gli appartamenti di lusso ricavati negli ex gasometri di King's Cross (photo by James Brittain)

Esterno e interno. Gli appartamenti di lusso ricavati negli ex gasometri di King’s Cross (photo by James Brittain)

Un team di alto profilo composto dagli studi Herzog & de Meuron, LOLA Landscape Architetcts, insieme al paesaggista olandese Piet Oudolf, ha assunto il compito di riqualificare il distretto di Norra Djurgårdsstaden a Stoccolma. L’area sorge sul sito dell’ex officina del gas, ubicata nel settore nord-est della capitale svedese, dove sopravvivono una serie di gasometri inutilizzati. Costruiti in mattoni rossi alla fine del XIX sec. sono stati progettati dall’architetto svedese Ferdinand Boberg con strutture metalliche cilindriche aggiunte nel 1912 e nel 1932. L’intervento prevede la rimozione di uno degli edifici, che sarà sostituito da una torre residenziale alta 90 metri che ospita 312 appartamenti distribuiti su 28 piani con una terrazza aperta sul tetto, uffici, una Spa, una caffetteria, e un asilo nido al piano terra. Gli altri edifici saranno recuperati e adibiti a nuovo polo culturale della città.

La facciata della torre è pensata per riprendere nella forma la struttura in metallo originale del gasometro e ogni appartamento è disposto secondo una configurazione a V, le camere da letto da un lato e le zone giorno dall’altro, con viste panoramiche sulla città, sul parco e sulla costa. Un esteso spazio verde è a disposizione sia dei residenti che dell’intera popolazione. Sentieri serpeggianti, impreziositi da alberi e fiori, collegano due piazze e un’area-salotto lunga 88m. Il paesaggista Piet Oudolf, specializzato nella piantumazione di piante perenni, è noto per il suo intervento sulla High Line di New York (una ferrovia dismessa trasformata in un parco cittadino sopraelevato).

L'area dell'ex officina del gas di Stoccolma con i gasometri recuperati e la torre residenziale alta 90 m. (image courtesy of Herzog & de Meuron)

L’area dell’ex officina del gas di Stoccolma con i gasometri recuperati e la torre residenziale alta 90 m. (image courtesy of Herzog & de Meuron)

Dalla Svezia all’Olanda: la Westergasfabriek, ex fabbrica di gas ad Amsterdam, è divenuta la casa per eccellenza di eventi culturali, meritando addirittura a livello internazionale l’appellativo di “Pride of Westergas”, uno spazio eccezionale da destinare a mostre, festival musicali, concerti, conferenze, seminari, premiazioni. Le originali caratteristiche industriali dello spazio interno dell’antico serbatoio di stoccaggio, unite ad una superficie di 2500 mq e all’imponente altezza (14,5 m) fanno oggi di questo gasometro una maestosa cornice sapientemente restaurata.

L'interno del gasometro di Amsterdam, photo  by Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24008703

L’interno del gasometro di Amsterdam, photo by Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24008703

Per saperne di più:

https://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/progetti/recupero-gasometri-gasholders-240https://www.dezeen.com/2017/10/30/gasklockan-stockholm-sweden-herzog-de-meuron-piet-oudolf-lola-landscape-architecture

https://westergas.nl/en/locations/gashouder/

 

[1] http://www.arredodesigncitta.it/?s=Gazihttp://www.arredodesigncitta.it/cool-gas-ad-atene/

 

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