Calabria, nuova vita per le antiche fonderie borboniche di Mongiana

Posted on apr 19, 2016

È di poche settimane fa la notizia dell’avvio di un ambizioso progetto volto al recupero delle antiche ferriere e fonderie borboniche di Mongiana. Un milione e 800 mila euro per 135 giorni di lavoro: questi  i dati annunciati dal sindaco del piccolo comune delle Serre Calabre per trasformare l’intero complesso in un attrezzato polo turistico. L’intervento prevede la creazione di un sito archeologico-museale attraverso l’installazione di una moderna struttura da realizzarsi interamente in ferro – e non poteva essere altrimenti considerando il contesto specifico – nonché l’avvio di scavi archeologici finalizzati a riportarne in luce la conformazione originaria. I lavori saranno estesi anche al restauro degli altiforni, al recupero di tutto ciò che ancora sopravvive, come muri e strutture, alla realizzazione di percorsi interattivi e alla creazione di una galleria espositiva a scopo didattico.

Mongiana, resti dell'antica fonderia

Mongiana, resti dell’antica fonderia

Volendo fare un veloce viaggio a ritroso nel tempo non tutti sanno che le origini della siderurgia meridionale risalgono alla metà del Settecento, quando Carlo di Borbone incaricò un gruppo di esperti ufficiali sassoni e ungheresi a recarsi proprio in terra di Calabria per studiare la possibilità di estrarre ferro dalle numerose miniere locali. Tale iniziativa costituirà il passo decisivo per l’apertura, avvenuta nel 1771, della Fonderia di Mongiana (Vibo Valentia), specializzata nella produzione di componenti metallici da impiegare, soprattutto, nella costruzione dei primi ponti sospesi e nella fabbricazione di armi (cannoni e fucili) in dotazione all’esercito borbonico.

Mongiana, cannoni e fucili per l'esercito borbonico

Mongiana, cannoni e fucili per l’esercito borbonico

Mongiana raggiunse grande notorietà poiché proprio nel suo stabilimento, davvero all’avanguardia per l’epoca, vennero assemblati anche “i ferri” per il ponte Real Ferdinando costruito sul fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania. L’imponente opera – sospesa a catenaria di ferro – rappresentava in ordine di tempo la seconda architettura di questo tipo di tutta Europa, preceduto solo dall’ Iron Bridge in Inghilterra.

Si trattava, quindi, di un complesso industriale altamente tecnologico capace di sfruttare il combustibile proveniente dalle immense risorse boschive della zona: per oltre mezzo secolo contribuì, assieme al polo metalmeccanico attivo nella capitale del Regno (Napoli), a trasformare il meridione in un centro produttivo di importanza “nazionale”. Il termine nazionale è volutamente virgolettato in quanto si fa riferimento ad un periodo precedente il 1860: ironia della sorte sarà proprio l’unificazione della Penisola a sancire il lento ma inesorabile tracollo dell’intero sistema.

Fonderia di Mongiana, il ponte in ferro sospeso sul fiume Garigliano

Fonderia di Mongiana, il ponte in ferro sospeso sul fiume Garigliano

Il governo unitario, infatti, finì, col negare il suo appoggio all’industria nata e sviluppata nel mezzogiorno, comportandosi in maniera del tutto opposta a quella del Regno borbonico che nei momenti di difficoltà, quando si allargava il divario con i concorrenti stranieri, si adoperava affinché non si perdesse il contatto con le industrie europee più ricche e potenti. Un sistema nato e vissuto fino a quel momento all’ombra dello stato non poteva di certo reggere la lotta di mercato e dunque fu destinato a soccombere. In questo panorama anche lo stabilimento di Mongiana si avviò al declino, con il conseguente definitivo abbandono del luogo che ha comportato nei decenni a seguire gravissimi problemi di conservazione, causa l’incuria cui è stata sottoposta l’intera area.

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