Smart city e Architettura green

Città galleggianti, non solo utopia!

Posted by on giu 12, 2017 in Smart city e Architettura green | 0 comments

La “colonizzazione urbana acquatica” può essere una risposta alle sempre più frequenti problematiche ambientali. Nuovi studi hanno ormai annullato il confine tra sogno e realtà: su tutti il caso della Polinesia dove i sistemi tradizionali non riescono a rispondere alle criticità del territorio (condannato, si dice, a scomparire tra poche decine d’anni, causa l’innalzamento delle acque) e hanno portato all’approvazione del progetto Artisanopolis, la prima città al mondo creata su piattaforme galleggianti, i cui lavori inizieranno a partire dal 2019.

Capofila di questa nuova sfida è il californiano Seasteading Institute che sta seguendo progetti finalizzati a gestire le variazioni altimetriche dell’innalzamento delle acque dovuto al purtroppo noto fenomeno del riscaldamento globale del pianeta. Già in piedi ci sono alcuni “villaggi anfibi” come l’Amfibiewoningen (Paesi Bassi) capace di adattarsi a fluttuazioni di oltre 5 metri.

Per evitare catastrofi dovute a terremoti e tsunami si discutono, inoltre, progetti come Harvest City, un’ipotetica città galleggiante haitiana a rischio zero. In altri casi è la scarsità di suolo a spingere verso un’urbanizzazione acquatica: esempi sono Some Sevit a Seoul (Corea), tre isole galleggianti che ospitano negozi e servizi e Ocean Metropolis, un aggregato urbano galleggiante per la decongestione cittadina di cui un prototipo è in fase di sperimentazione in Cina.

Artisanopolis

Artisanopolis

In generale le città del futuro, o parte di esse, possono essere immaginate anche come arcipelaghi mobili, capaci di rompere, e di conseguenza rivoluzionare, il legame storico tra architettura e territorio. È proprio la riconfigurazione dello spazio cittadino sull’acqua, insieme alla capacità di trovare soluzioni abitative che consentano all’uomo di vivere in questo ambiente, uno degli aspetti più affascinanti, la sfida che dovranno raccogliere le prossime generazioni. La colonizzazione del mondo acquatico intanto è già iniziata!

Some Sevit (Seoul, Corea)

Some Sevit (Seoul, Corea)

Artisanopolis, dettaglio

Artisanopolis, dettaglio

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100 GIARDINI “TASCABILI” PER LONDRA

Posted by on mar 16, 2017 in Smart city e Architettura green | 0 comments

Boris Johnson, ex sindaco di Londra per due mandati (2008-16), è l’ideatore dei 100 piccoli giardini immersi nel verde, i Pocket Parks, diffusi nella capitale inglese in ben 26 quartieri grazie alla collaborazione e all’iniziativa di numerosi liberi cittadini.

Le aree interessate all’intervento hanno in comune il fatto di aver rappresentato, in origine, dei vuoti urbani mai utilizzati; aree anonime, quindi spazi privi di identità. Il programma ha previsto il recupero di questi luoghi con l’obiettivo di coinvolgere attivamente residenti e associazioni green – anche attraverso una partecipazione on line – a partire dall’idea fino alla completa realizzazione avvenuta nei mesi scorsi a fronte di un impegno finanziario contenuto, pari a circa 2 milioni di sterline.

I parchi, di grandezza e forma diversa, adiacenti alle abitazioni dei diretti interessati, costituiscono oggi uno spazio intimo e collettivo al tempo stesso, un rifugio dal caos metropolitano per vivere piacevoli momenti di relax ma anche d’incontro e di confronto. Una sorta di grande stanza a cielo aperto dove si può conversare, bere un drink, leggere, ma anche prendersi cura di orti e alberi da frutto. L’iniziativa ha così rafforzato il senso di condivisione e appartenenza da parte di tutti al territorio urbano circostante. Per la sociologa Jane Jacobs i Pocket Parks rappresentano degli spazi che vanno intesi come “occhi sulla strada”.

Il successo del programma è stato di recente celebrato da una mostra alla London City Hall in cui si sono presentate le esperienze di coloro che hanno collaborato alla riuscita del progetto. Un’occasione per infondere nuovamente nelle persone fiducia verso i luoghi pubblici, dimostrando che lo spazio aperto tra gli edifici non è solamente una “zona di transito” ma anche e soprattutto un luogo di condivisione e, perché no, di bellezza.

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REPORTING FROM THE FRONT

Posted by on giu 15, 2016 in Smart city e Architettura green | 0 comments

E’ stata inaugurata lo scorso 28 maggio e si protrarrà fino al 27 novembre prossimo la XV Mostra Internazionale di Architettura organizzata dalla Biennale di Venezia.

REPORTING FROM THE FRONT è il titolo pensato per questa edizione che costituisce un unico percorso espositivo dal Padilgione Centrale (Giardini) fino all’Arsenale, includendo 88 partecipanti provenienti da 37 paesi. Di questi, 50 sono presenti per la prima volta e 33 sono gli architetti under 40.

A presentazione dell’evento è stata scelta l’immagine di una signora che salendo sui gradini di una scala riesce a scrutare un orizzonte più vasto, conquistando un suo expanded eye. Ma il suolo intorno a lei è desolato e la domanda sorge spontanea: cosa vede oltre? “Zone sfruttate dall’uomo, realizzazioni molto deludenti delle quali non possiamo certo andare orgogliosi e che rappresentano un triste infinito numero di occasioni mancate per l’intelligenza e l’azione della civiltà umana. Molte realtà tragiche, altre banali che inducono a pensare alla scomparsa dell’architettura” Questo sembra osservare dalla sua postazione la donna per il Presidente della Biennale Paolo Baratta che però apre decisamente alla possibilità reale di qualcosa di nuovo e di costruttivo “ma vede anche segni di capacità creativa e risultati che inducono a speranza, e li vede nel presente, non nell’incerto futuro. Proprio in questo sembra identificarsi la Biennale, le sue attitudini e le sue finalità”.

La proposta messa in campo dalla XV Mostra è duplice e si concentra soprattutto sulle periferie metropolitane al fine di sviluppare progetti atti a far rinascere luoghi di forte degrado: da una parte l’obiettivo è quello di allargare l’arco dei temi ai quali l’architettura dovrebbe fornire risposte, aggiungendo alle dimensioni culturali e artistiche quelle che si collocano sul piano sociale, politico, economico e ambientale. Dall’altra parte si vuole evidenziare il fatto che l’architettura è chiamata a rispondere a più livelli, integrando una varietà di ambiti anziché sceglierne uno rispetto a un altro.

REPORTING FROM THE FRONT propone dunque di condividere con un pubblico più ampio il lavoro delle persone “che scrutano l’orizzonte” alla ricerca di nuovi ambiti di azione, affrontando temi quali la segregazione, le disuguaglianze, le periferie, ma anche l’accesso a strutture igienico-sanitarie, i disastri naturali, la carenza di alloggi, la migrazione, l’informalità, lo spreco, il riuso e riciclo, l’inquinamento e la partecipazione delle comunità. Propone altresì di presentare degli esempi di sintesi delle diverse dimensioni, dove il pragmatico si intreccia con l’esistenziale, la creatività con il buon senso. L’architettura deve contribuire con i propri mezzi a ridurre le disuguaglianze, a mitigare sofferenze e disagi, a dare forma e senso ai luoghi in cui viviamo.

 

Giorgio Battistelli, CO2, la foresta di lastre di metallo riciclate

Giorgio Battistelli, CO2, la foresta di lastre di metallo riciclate

 

Figurano anche Progetti Speciali come l’esposizione curata dall’architetto Stefano Recalcati, dal titolo Reporting from Marghera and Other Waterfronts che analizza nella sede espositiva di Forte Marghera (Mestre, Venezia) interventi significativi di rigenerazione urbana di porti industriali, contribuendo a stimolare una riflessione sulla riconversione produttiva di Porto Marghera.

Molto interessante è anche l’accordo di collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra attraverso il quale la Biennale presenterà presso le Sale d’Armi dell’Arsenale il primo padiglione dedicato alle Arti Applicate (l’idea di fondo è che l’Arsenale possa annoverare, in futuro, un padiglione dedicato in maniera permanente alla prosecuzione dell’indagine sulle Arti Applicate). Si parte con una mostra – A World of Fragile Parts - curata da Brendan Cormier che affronta il tema della “copia” come possibile soluzione per la salvaguardia del patrimonio mondiale di artefatti culturali. I musei vantano una lunga storia nella produzione di copie. Il V&A ha contribuito in maniera decisiva fin dall’Ottocento – quando furono create le Cast Courts col proposito di esporre calchi in gesso di importanti capolavori artistici – ad educare i visitatori e a rendere queste opere accessibili a coloro che non potevano viaggiare. Verso la fine del Novecento questa intensa attività di riproduzione iniziò a diminuire e le copie acquisirono una connotazione negativa, associata ai concetti di contraffazione e grossolanità. Recentemente invece hanno di nuovo assunto valore, quello della preservazione; sono tornate ad essere elementi di  trasmissione di conoscenza e di cultura. “A World of Fragile Parts” indaga 200 anni di copiatura di manufatti culturali, espone pezzi che includono un facsimile de The Convention for Promoting Universally Reproduction of Works of Art (1867), una convenzione scritta da Henry Cole, primo direttore del V&A, al fine di perseguire lo scambio internazionale di copie, calchi in gesso dell’Ottocento, fotografie e chiaroscuri, assieme ad alcuni dei maggiori progetti contemporanei che hanno impiegato l’uso di copie quale strategia di preservazione.

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Milano, la smart city italiana

Posted by on mag 30, 2016 in Smart city e Architettura green | 0 comments

L’edizione 2016 di Smart City Exhibition, tenutasi presso la Fiera di Bologna, ha incoronato Milano città “più smart” d’Italia. Il progetto messo a punto nel capoluogo lombardo è infatti quello che sta offrendo i migliori risultati, soprattutto nell’ambito della produttività e della vivibilità.

La classifica è stata stilata prendendo in considerazione 6 fattori principali: aspetti economici, qualità della vita degli abitanti, tutela ambientale, capitale umano, sistema della mobilità, governance.

Il differente posizionamento delle città concorrenti rivela che i centri del nord appaiono al momento più vicini alle realtà europee nel loro tentativo di trasformarsi in luoghi intelligenti, anche se numerose località del sud hanno iniziato a investire in maniera considerevole sulla sostenibilità urbana; basti pensare a Napoli o a Matera che è già stata nominata Capitale europea della cultura 2019.

Milano, Porta Nuova

Milano, Porta Nuova

Anche la “padrona di casa”, Bologna, ha ottenuto un ottimo punteggio grazie alla sua vivibilità in quanto possiede un sistema avanzato di servizi al cittadino, per l’infanzia, la sanità e l’assistenza ad anziani e disabili.

Firenze ha invece trionfato per la mobilità sostenibile: il “Progetto Electra” ha permesso di aumentare notevolmente la diffusione dei veicoli ecofriendly. L’istallazione di 40 colonnine di ricarica e la presenza nel territorio urbano di 4000 veicoli elettrici ha ridotto le emissioni di CO2 e migliorato notevolmente la qualità dell’aria.

 

Firenze, veicoli elettrici "in piazza"

Firenze, veicoli elettrici “in piazza”

Nel frattempo il sindaco di Torino, Piero Fassino, ha presentato la terza fase di pianificazione strategica della città attraverso il progetto “Torino Metropoli 2025″, una piattaforma metropolitana in cui sono state definite le linee guida per la smart city torinese. Frutto di quasi tre anni di lavoro, di 150 incontri, del coinvolgimento di 230 enti e 500 persone mobilitate a vario titolo, il piano intende  promuovere le vocazioni ormai consolidate della città e individuare gli strumenti e le politiche per realizzarlo. Dal Museo dell’Automobile il Sindaco ha ribadito l’idea di una città del “poter fare”, un luogo che incoraggi l’innovazione e lo sviluppo, ma anche l’inclusione sociale e la ricerca. Uno spazio accogliente, sostenibile e produttivo in cui ognuno possa trovare le condizioni favorevoli per realizzare il proprio progetto di vita e di impresa.

Sono state messe a punto due strategie  valide per i 29 progetti complessivi:

1) costruire la governance metropolitana (8 progetti);  2) abilitare il sistema economico ad una nuova fase di crescita e sviluppo (21 progetti).

La prima punta a creare strumenti, politiche e pratiche di intercomunalità sul governo del territorio, servizi e funzioni amministrative. In termini di sistema, invece, l’obiettivo è aumentare la competitività dei vari fattori economici di tutta l’area metropolitana: tra questi la promozione del territorio e delle sue eccellenze, la qualificazione del capitale umano, lo snellimento della burocrazia e l’applicazione di nuove tecnologie al servizio di una città “più intelligente”.

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Placemaking: pensare e vivere lo spazio pubblico in modo diverso

Posted by on mag 16, 2016 in Smart city e Architettura green | 0 comments

Times Square, New York

Times Square, New York

Negli ultimi anni è emersa con forza la necessità di progettare gli spazi pubblici in modo più “partecipato”, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Si tratta di casi, però, ancora piuttosto isolati, di modalità progettuali poco sentite dagli architetti e dalle figure decisionali preposte, concentrate il più delle volte solo sulla fase di realizzazione e poco preoccupate dello step successivo, ovvero la gestione di tali spazi.

Questa nuovo approccio, denominato placemaking (o placemanagement) è stato teorizzato negli USA già a partire dal 1975 dall’associazione newyorkese Project for Public Spaces ed è oggi un movimento condiviso nell’ambito della progettazione degli spazi pubblici nell’ottica di farne il cuore pulsante di iniziative di rigenerazione nelle città. La metodologia si concentra sulla  collaborazione tra attori pubblici e privati allo scopo di realizzare luoghi di qualità che possano favorire il benessere delle persone,  siano essi parchi, centri cittadini, piazze, strade, quartieri, mercati, edifici pubblici.

L’atto progettuale non risulta quindi slegato dai bisogni dei fruitori, anzi mira alla definizione di spazi flessibili che, anche con spese decisamente contenute, possono accogliere gli utilizzi più disparati e soddisfare le necessità degli utenti, diventando il vero motore di alcune aree urbane, oltre che un formidabile punto d’integrazione.

Forse l’esempio di maggior impatto rimane la trasformazione avvenuta a New York dove sono attivi una settantina di distretti del commercio (Business Improvement Districts) che si occupano di trasformare quartieri metropolitani in luoghi attraenti non solo per chi li abita ma anche per visitatori e turisti, senza dimenticare gli interessi delle imprese che vi operano.

Predisporre e gestire tramite operazioni culturali è la chiave del metodo: basti pensare alle 5000 sedie verdi collocate a Bryant Park, divenute poi il simbolo della riappropriazione degli spazi pubblici della città di New York. Una sfida che nell’ultimo decennio, attraverso altri interventi (Hudson River Park, Times Square, Herald Square, Union Square, solo per citarne alcuni) ha cambiato il volto della metropoli statunitense, divenuta oggi una città verde e ospitale.

Bryant Park, New York

Bryant Park, New York

Questa esperienza spiega bene i meccanismi di governance e di compartecipazione finanziaria, anche dei soggetti privati, e le tipologie di servizi che possono ispirare i programmi di sviluppo dei distretti e delle città di altri paesi, Italia compresa. Ad oggi il movimento è infatti diffuso a livello internazionale e utilizzato da oltre 3000 comunità locali diffuse in 40 nazioni.

Bryant Park, New York

Bryant Park, New York

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21st CENTURY. DESIGN AFTER DESIGN

Posted by on mar 23, 2016 in Smart city e Architettura green | 0 comments

Torna a Milano la grande Esposizione Internazionale della Triennale. La  XXI edizione – in programma dal 2 aprile al 12 settembre 2016 – si articolerà in mostre, eventi, festival, convegni, diffusi in tutto il capoluogo lombardo fino a comprendere ben 12 sedi espositive: Area della Triennale, Fabbrica del Vapore, Pirelli HangarBicocca, Campus del Politecnico e della IULM, MUDEC, Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, BASE, Palazzo della Permanente, Area Expo, Museo Diocesano e Villa Reale di Monza.

21st Century. Design After Design, titolo scelto per la manifestazione, ha per obiettivo non tanto quello di suggerire visioni sul futuro ma cercare invece di decodificare il nuovo millennio e di individuare i cambiamenti che coinvolgono l’idea stessa di progetto. Si può intendere infatti la preposizione “after” come un “dopo” da riferire alla progettualità successiva al Novecento, ma anche come “nonostante” nel senso di una nuova progettualità che si sta facendo strada a dispetto del persistere di condizioni ancora riconducibili al secolo precedente.

L’Esposizione toccherà tematiche chiave quali la “drammaturgia” del progetto che consiste, in particolare, nella sua capacità di confrontarsi con quei temi antropologici che la modernità classica ha spesso escluso dalle sue competenze (morte, sacro, eros, destino, tradizioni, storia). Ma anche l’impatto della globalizzazione sul design e le relazioni di quest’ultimo con le città, con le accessibilità offerte dalle nuove tecnologie di informazione e con l’artigianato.

Proprio il design e il popolo dei creativi “troveranno casa” a BASE, dove le sale dell’ex acciaieria Ansaldo di via Tortona ospiteranno dal 30 marzo – giorno del taglio del nastro – laboratori con vendita al pubblico, start up, incubatori di impresa, zone di coworking, teatro, incontri letterari, festival musicali.

Il progetto di ristrutturazione dello storico stabilimento, acquistato dal Comune di Milano nel 1990 e un tempo specializzato nella produzione di locomotive e carrozze ferroviarie e tramviarie, rappresenta un esempio di riconversione urbana, di riuso dell’esistente: dove un tempo si costruiva, ora si fabbrica cultura e creatività.

BASE coniuga infatti la creatività, come intrattenimento, con la creazione di impresa e di professionalità specifiche in ambito culturale. I suoi spazi saranno sfruttati anche per gli allestimenti della stessa Triennale che qui ospiterà alcuni padiglioni di paesi stranieri partecipanti. Ci sarà spazio anche per il Fuorisalone, la manifestazione parallela al Salone del mobile che è ormai di casa in zona Tortona.

BASE, Design e casa dei creativi

BASE, Design e casa dei creativi

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