Arredo Urbano

I lampioni di Plaça Reial, manufatti d’autore

Posted by on mar 21, 2018 in Arredo Urbano | 0 comments

Se è sempre più difficile trovare nelle nostre città italiane ed europee esemplari in ghisa otto-novecenteschi, ancora più rari sono gli elementi che possiamo definire d’autore.

Antoni Gaudí, che certo non apparteneva a una famiglia benestante, iniziò ad esercitare la professione subito dopo aver ottenuto il titolo di architetto. Il successo fu immediato.

E’ il 1878 quando riceve la prima commissione per un progetto pubblico. Vincitore del concorso municipale indetto per la decorazione di Plaça Reial, uno degli spazi più prestigiosi di Barcellona, è incaricato di disegnare i nuovi lampioni destinati a illuminare la fontana monumentale posta al centro, opera della rinomata fonderia francese della Val D’Osne. I modelli riscuotono successo non solo tra i concittadini ma anche da parte della stampa: l’interesse è motivato soprattutto dal moderno accostamento della pietra, materiale di cui si compone la base, con la ghisa impiegata per la colonna e la cima che funge da supporto per sei mensole reggi lanterna.

Placa Reial con il lampione di Gaudì in primo piano e la fontana monumentale sullo sfondo, foto storica

Placa Reial con il lampione di Gaudì in primo piano e la fontana monumentale sullo sfondo, foto storica

É il progetto che fa conoscere per la prima volta al grande pubblico l’architetto catalano: Gaudí è grato della pubblicità poiché sa perfettamente che farsi conoscere è fondamentale in una professione come la sua. Nonostante tutto, però, il progetto dei lampioni cela anche un retrogusto amaro dal momento che le autorità municipali cercarono in tutti i modi di tagliare il suo onorario. La disputa con il Comune durò a lungo ma alla fine Gaudì, grazie alla sua tenacia, riuscì a ottenere una retribuzione adeguata.

Ancora oggi i lampioni richiamano in questo affascinante angolo di Barcellona cittadini e turisti che ne osservano ammirati le insolite forme e la profusione dei decori. I pali sfoggiano un coronamento a forma di elmo che essendo un’allusione a Mercurio, dio del commercio nella mitologia greco-romana, vuole ribadire il ruolo principale svolto dalla piazza fin dalle sue origini: un luogo cittadino deputato al ritrovo, all’incontro, ma soprattutto uno spazio destinato ad accogliere numerose attività commerciali.

Pietra e ghisa, un accostamento moderno per il lampione di Gaudì

Pietra e ghisa, un accostamento moderno per il lampione di Gaudì

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Siderurgia made in Italy nell’Argentina del ‘900

Posted by on mar 14, 2018 in Arredo Urbano | 0 comments

Buenos Aires, serra in ferro e vetro, Orto Botanico

Buenos Aires, serra in ferro e vetro, Orto Botanico

Recentemente la collezione del MIG si è arricchita di un nuovo pezzo in fusione proveniente dall’Argentina. Un basamento per lampione che reca impresso lo stemma della Provincia di Buenos Aires accompagnato dalla data 1882 e dall’iscrizione Gobernador Dardo Rocha. Elementi significativi che ci “restituiscono” un pezzo importante di storia del paese sudamericano. Dardo Rocha, infatti, oltre a governare questo territorio dal 1881 al 1884 fu anche il fondatore della città di La Plata (divenuta poi capoluogo della Provincia di Buenos Aires), primo centro dell’Argentina ad utilizzare, per sua stessa volontà, l’illuminazione elettrica.

MIG, base in ghisa per lampione, 1882 (provenienza Argentina)

MIG, base in ghisa per lampione, 1882 (provenienza Argentina)

A distanza di pochi anni da questi eventi sarà l’Esposizione Universale di Parigi del 1889 a mostrare al vecchio continente il potenziale economico dell’Argentina. La capitale, Buenos Aires, ha assunto ormai un carattere metropolitano e cosmopolita da quando il suo volto urbano è stato ridisegnato grazie all’impiego del ferro e dell’acciaio, particolarmente rilevante nell’ambito delle strutture portanti.  La crescita accelerata ha reso conveniente l’utilizzo di strutture metalliche prefabbricate e un veloce adeguamento ai modelli alla moda in Europa da dove importa gran parte dei minerali ferrosi, essendo il suo territorio privo di giacimenti sfruttatabili industrialmente.

Ma ad essere importati non sono solo i materiali: fabbri liguri e piemontesi agiscono da protagonisti del settore. Il 60% delle officine meccaniche che operano in Argentina a inizio ‘900 sono di origine italiana e impiegano la tecnologia del ferro per realizzare stazioni ferroviarie, ponti, strutture portuali, zuccherifici, fabbricati destinati all’allevamento del bestiame, magazzini per la salatura delle carni e la lavorazione del cuoio.

Compaiono, inoltre, anche le altre tipologie caratteristiche della cultura dell’epoca come arredi urbani, costruzioni per il tempo libero, padiglioni espositivi, chioschi per la musica, giardini d’inverno. Tutti elementi che costituiscono una componente tipica dell’identità formale e architettonica riconoscibile nelle principali città argentine.

 

Buenos Aires, Avenida de Mayo

Buenos Aires, Avenida de Mayo

 

 

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FAVIGNANA – Una pensilina per i Florio

Posted by on feb 6, 2018 in Arredo Urbano | 0 comments

Il ritorno sull’isola è previsto per la prossima primavera, al termine di un meticoloso intervento di restauro conservativo condotto da Neri Spa presso il suo stabilimento di Longiano. L’oggetto, o meglio la struttura, in questione è la monumentale pensilina metallica realizzata a fine Ottocento per la facciata a mare della signorile residenza dei Florio a Favignana.

A quell’epoca la piccola isola sulla costa occidentale della Sicilia recepì, come pochi altri luoghi, la feconda inventiva di Vincenzo Florio e dei suoi discendenti che ne fecero, grazie alle attività li impiantate, il volano di un’economia alternativa a quella della marina mercantile che già aveva assicurato l’ascesa dei Florio nell’olimpo delle maggiori e più potenti famiglie d’Europa.

Proprio qui fu insediato il meglio delle loro tonnare il cui ciclo di produzione prevedeva la lavorazione, la cottura, la conservazione sott’olio del pescato e la successiva partenza per le rotte destinate a tutti i mercati: il mare di Favignana regalava tonnellate di pesce che valevano immensa ricchezza e posti di lavoro per la popolazione locale.

E così nel 1874, dopo aver acquistato anche tutte le altre isole dell’arcipelago (Egadi), Ignazio Sr. incaricò gli ingegneri Damiani Almeyda e La Porta di costruire nuovi stabilimenti; quello destinato all’inscatolamento, in particolare, molto innovativo dal punto di vista tecnologico, divenne uno dei più grandi complessi di industria alimentare al mondo.

In più l’Almeyda venne invitato a progettare una villa, una signorile residenza in grado di ospitare non solo i padroni durante le loro lunghe permanenze sull’isola, ma anche i loro numerosi e illustri ospiti. La palazzina neogotica, edificata sul luogo dove sorgeva il forte di San Leonardo, si affaccia direttamente sul porto ed è impreziosita da una pensilina metallica sostenuta da eleganti colonne.

Allo stesso architetto palermitano si deve il progetto di quest’opera, molto probabilmente realizzata nell’ambito della stessa famiglia Florio da un’industria nata per fungere da supporto alla costruzione dei rinomati piroscafi, ma dotata anche di un reparto artistico destinato alla creazione di oggetti per l’arredo urbano: la fonderia Oretea.

Su questa fonderia abbiamo già condotto in passato una ricerca confluita su Arredo & Città n. 1 – 2007 http://www.arredoecitta.it/upl/numeri/A&C%201_2007.pdf

Favignana, la pensilina metallica di Villa Florio

Favignana, la pensilina metallica di Villa Florio

Villa Florio dal mare

Villa Florio dal mare

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Casa Vicens: nel segno di Gaudì

Posted by on gen 15, 2018 in Arredo Urbano | 0 comments

Casa Vicens a Barcellona

Casa Vicens a Barcellona

Ottavo edificio di Gaudì a essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, Casa Vicens a Barcellona è stata di recente aperta al pubblico dopo che Andorra MoraBanc l’ha acquistata nel 2014 e si è accollata i 4 milioni di euro necessari per il restauro e per il successivo progetto di rivitalizzazione di uno spazio che sia fruibile da tutti e da  destinarsi ad esposizioni sia permanenti che temporanee.

Nel 1883 l’impresario barcellonese Manuel Vicens incarica il giovane Gaudí, appena laureato, di realizzare la casa di vacanza della famiglia. L’opera rappresenta il primo progetto residenziale dell’artista con il quale getta le basi di quello che sarà il suo modo di intendere l’architettura, intrinsecamente legato alle arti plastiche e all’attenta osservazione della natura.

L’architetto catalano, pur restando ancorato alle tecniche costruttive tradizionali, introduce un personalissimo mix stilistico mai visto fino a quel momento dove l’ornamento è protagonista. Spettacolare la riproduzione del tagete giallo (garofano indiano) sulla ceramica che riveste le facciate esterne, così come i cespugli di more e la passiflora a decorazione sia dei soffitti che delle pareti.

La sua incredibile e fantasiosa abilità si esprime anche nei ferri battuti che impreziosiscono i balconi e, soprattutto, il monumentale cancello sormontato da una coppia di lanterne in cui è la foglia di palma la protagonista indiscussa. Il massiccio impiego di ceramica decorata costò al committente ben 14 mila pesetas, una vera fortuna per quei tempi.

Il tagete giallo (garofano indiano) riprodotto sulle ceramiche e i ferri battuti della facciata esterna

Il tagete giallo (garofano indiano) riprodotto sulle ceramiche e i ferri battuti della facciata esterna

Il cancello monumentale in ferro battuto

Il cancello monumentale in ferro battuto

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Parigi all’ombra del Vesuvio

Posted by on dic 12, 2017 in Arredo Urbano | 0 comments

G. De Nittis, strada di Parigi con carrozze, 1875

G. De Nittis, strada di Parigi con carrozze, 1875

Gli artisti napoletani presenti a Parigi nella seconda metà dell’Ottocento, fisicamente o attraverso le opere inviate ai Salon e alle Esposizioni Universali, sono stati nettamente più numerosi di quelli provenienti da qualsiasi altra parte d’Italia. Il capoluogo francese esercitò in quegli anni un’attrazione irresistibile anche sotto il profilo dell’aggiornamento e del confronto con l’arte europea.

La mostra Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo, in corso alle Gallerie d’Italia a Napoli, vuole ripercorrere lo sviluppo della pittura partenopea alla luce di questo fenomeno che ha interessato i generi più amati di quel periodo: il paesaggio, la veduta urbana e soprattutto la cosiddetta “pittura della vita moderna” di cui proprio gli impressionisti sono stati i maggiori interpreti.

Con una trentina di opere esposte, De Nittis, pugliese di origine ma napoletano di formazione, rappresenta la figura più emblematica della mostra. Nel suo celebre salotto parigino, dove erano ospiti abituali personaggi come Edgar Degas, Edmond de Goncourt e Charles François, accoglieva e istruiva i numerosi “colleghi” italiani che accorrevano nella Ville Lumière.

È proprio a Parigi che si registra in quegli anni, e per la prima volta, grazie agli interventi del barone Haussmann (Prefetto della Senna), la progressiva sostituzione del legno e della pietra con il metallo – ghisa in particolare – con cui si realizzano tutti i manufatti destinati all’arredo urbano. Tali oggetti non sono sfuggiti all’occhio vigile e indagatore di De Nittis che li ha splendidamente immortalati nei suoi dipinti.

Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo
Napoli, Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano
Via Toledo 185
6 dicembre 2017 – 8 aprile 2018

G. De Nittis, Lungo la Senna, 1876

G. De Nittis, Lungo la Senna, 1876

 

G. De Nittis, Sulla panchiana degli Champs-Elyses

G. De Nittis, Sulla panchiana degli Champs-Elyses

 

 

 

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NAPOLI, LA VIA SUL GOLFO

Posted by on ott 30, 2017 in Arredo Urbano | 0 comments

Napoli, via Litoranea

Napoli, via Litoranea, anni ’30

L’idea di un nuovo asse di collegamento tra la parte orientale e quella occidentale della città Napoli ha rappresentato, fin dalla seconda metà del XIX secolo, uno dei temi più dibattuti e ricorrenti, fino al 1925 quando la situazione di stallo in cui era caduta la vicenda offre all’amministrazione fascista l’occasione per dimostrare la sua efficienza.

Ignorati gli esiti di tre concorsi, banditi proprio con lo scopo di trovare la soluzione più idonea, prende corpo un progetto volto a trasformare radicalmente un tratto del celebre lungomare, tra piazza del Plebiscito e Castel Nuovo, mediante la creazione di una nuova strada, la cosiddetta Via Litoranea. Un progetto che si allontana dalla visione “igienista” di un restauro urbano, preso in considerazione in precedenza, e che impone, invece, un’idea più moderna e funzionale di città.

Il tracciato, lungo 860 metri, parte da via Nazario Sauro e scende al piano della banchina fino a lambire un nuovo giardino progettato a ridosso del Molosiglio; prosegue poi parallelamente alla facciata meridionale di Palazzo Reale fino alla darsena, passando tra questa e il bastione borbonico, costeggia Castel Nuovo, lungo la calata Beverello, per giungere infine a piazza Municipio.

La nuova arteria è destinata sia al traffico veicolare che a quello pedonale essendo dotata di marciapiedi laterali e balaustre delimitanti spazi verdi, aiuole con fiori e piante per il passeggio. Proprio sulle balaustre si decide di collocare pali in ghisa di piccole dimensioni a sostegno di una cima a forma di “T” caratterizzata dall’inserimento di tre globi in vetro opalino. A parte la cima, disegnata ad hoc per questo specifico contesto, è molto probabile l’impiego, o meglio il riadattamento, di pali fusi dalla fonderia fiorentina del Pignone già precedentemente utilizzati per illuminare altre zone del capoluogo campano.

Tre cartoline storiche (datate agli anni Trenta) conservate nell’archivio della Fondazione Neri, permettono di documentare questi esemplari a decoro dell’elegante strade litoranea.

 

I pali in ghisa sulla balaustra di via Litoranea

I pali in ghisa sulla balaustra di via Litoranea

 

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