Arte e Luce

“Quei giganti che facevano luce”

Posted by on gen 11, 2017 in Arte e Luce | 0 comments

Centrale termoelettrica di Monfalcone (foto F. Rodino, 2016)

Centrale termoelettrica di Monfalcone (foto F. Radino, 2016)

Dalle centrali della Valtellina a quelle del Friuli, dai termovalorizzatori lombardi agli splendidi invasi della Calabria. Alla Casa dell’Energia e dell’Ambiente di Milano prosegue fino al 27 gennaio la mostra “Le cattedrali dell’energia. Architettura, industria e paesaggio nelle immagini di Francesco Radino e degli Archivi Storici Aem”.

Oltre 100 immagini raccontano i luoghi, gli edifici, le architetture dediti alla produzione italiana di energia: l’itinerario espositivo si articola in due sezioni che ripercorrono la storia di questi siti dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri.

Scatti fotografici in bianco e nero, conservati negli archivi dell’Azienda energetica municipale milanese (Aem) ritraggono le imponenti centrali storiche, così come le officine, le ricevitrici, i monumenti elettrici, oltre a dettagli dei macchinari, dei quadri di manovra per le linee elettriche o per il servizio tramviario.

Spesso queste strutture sono state progettate da grandi architetti come Piero Portaluppi (centrale idroelettrica del Roasco) o Giovanni Muzio (centrale di Calausia in Calabria), uno degli esponenti più rappresentativi del Monumentalismo e autore, tra l’altro, dei paletti in rame, a forma di stelo cilindrico, installati nel Parco Sempione di Milano per illuminare i giardini della Triennale del 1933.

A queste immagini si aggiunge la campagna fotografica a colori realizzata da Radino nel 2016 che illustra gli edifici simbolo dell’Aem e le nuove architetture del Gruppo A2A che uniscono funzionalità e tecnologia all’estetica costruttiva.

Centrale idroelettrica di Fraele, Valtellina (foto di F. Rodino,2016)

Centrale idroelettrica di Fraele, Valtellina (foto di F. Radino,2016)

Centrale termoelettrica di Monfalcone (foto di F. Rodino, 2016)

Centrale termoelettrica di Monfalcone (foto di F. Radino, 2016)

Centrale idroelettrica di Calausia, Calabria (foto di F. Rodino, 2016)

Centrale idroelettrica di Calausia, Calabria (foto di F. Radino, 2016)

 

 

Read More

LOOK AFAR, la magica luce di Babbo Natale

Posted by on dic 12, 2016 in Arte e Luce | 0 comments

Look Afar è un progetto espositivo nato da un viaggio, sia fisico che mentale, compiuto in Lapponia dall’artista italiana Chiara Dynys. La mostra, aperta a Milano dal 13 dicembre fino al 12 marzo del prossimo anno presso la Galleria M77, trae origine dal fenomeno dell’aurora boreale che riempie il paesaggio metafisico di questa terra di una luce ineguagliabile, magica: la luce del nord.

Al rientro dal confronto con la natura estrema, Chiara Dynys ha lavorato sulla documentazione raccolta e sui suoi ricordi; il risultato è consistito in una serie di lavori pittorici, in cui la suggestione e la forza evocativa diventano allo stesso tempo testimonianza e narrazione, in una forma che l’artista stessa definisce “liquida”.

Originalissime creazioni tendono a espandersi oltre il perimetro del quadro, simulando la ricaduta spontanea delle particelle cosmiche celesti. Fotografie e visioni pittoriche ritornano in una diversa tipologia di lavori, alternandosi, mischiandosi, per poi dissolversi secondo le logiche proprie del linguaggio utilizzato.

Anche un video contribuisce a selezionare in questo immenso corpus di scatti una serie di vedute montate in sequenza secondo la tecnica del time-lapse (fotografia a intervallo di tempo). L’osservatore si trova catapultato nel cuore dell’esperienza vissuta dall’artista, ripercorrendo le tracce dei suoi appostamenti alla ricerca delle manifestazioni della volta celeste, secondo una sceneggiatura che rievoca metaforicamente la relazione tra uomo e infinito, mediata proprio dalla grande luce del nord.

Look Afar prosegue la lunga ricerca artistica condotta da Chiara Dynys sulla luce in quanto archetipo di un orizzonte da raggiungere, punto focale di un cono ottico che attraverso il linguaggio dell’arte permette di spingersi verso una sempre maggiore condizione di coscienza, tanto da farle affermare: “Quella luce siamo noi. La luce è passaggio, ma anche architettura di un altrove che è dentro di noi”.

Read More

“FUTUR BALLA” Il pittore della luce

Posted by on ott 20, 2016 in Arte e Luce | 0 comments

Pennellate ricche di filamenti luminosi, forte contrasto tra chiari e scuri, scelta di tagli prospettici audaci ed estremi: tutto questo ha rappresentato agli inizi del Novecento, per gli aderenti al Manifesto del Futurismo, un modello unico e straordinario da seguire. L’artefice risponde al nome di Giacomo Balla, figura di fondamentale raccordo tra l’arte italiana e le avanguardie storiche.

Dal 29 ottobre prossimo fino al 27 febbraio 2017 la Fondazione Ferrero di Alba rende omaggio  al geniale e poliedrico artista (pittore, scultore, scenografo) con una mostra di risonanza internazionale  dal titolo FUTUR BALLA, curata da Ester Coen, ordinario di Storia dell’arte contemporanea all’Università dell’Aquila, con la collaborazione scientifica della GAM di Torino e della Soprintendenza delle Belle Arti del Piemonte.

Il progetto prevede un’esposizione articolata che ripercorre la lunga carriera di Balla attraverso capolavori straordinari, molti dei quali difficilmente concessi in prestito, dove si può vedere la trasposizione dei principi compositivi delle prime opere nella materia dinamica e astratta delle Compenetrazioni iridescenti, a larghi tasselli cromatici, e nella ricomposizione della nuova realtà in movimento delle Linee di velocità.  Con un progressivo avvicinamento ai segni matematici puri (verticale, diagonale, spirale) il linguaggio dell’artista scopre nuove categorie della rappresentazione nei suoi parametri primari e nell’amplificazione del fenomeno fisico.

G. Balla, Compenetrazione iridescente n. 4, 1913

G. Balla, Compenetrazione iridescente n. 4, 1913

G. Balla, Linea di velocità, 1913

G. Balla, Linea di velocità, 1913

Per attingere a questa visione capace di raggiungere le massime profondità, ma di sfondare anche “i limiti” della cornice, Balla compie tutta una serie di sperimentazioni sugli effetti della luce sia naturale che artificiale. La sua stessa concezione di dinamismo si basa sulla ripetizione ritmica del movimento luminoso in rapporto allo spazio e in rapporto all’immagine sulla retina e alla conseguente percezione simultanea.

Abbiamo già dato conto sul nostro blog (articolo postato il 4 agosto 2014) circa l’utilizzo della luce in quella che è considerata la prima opera futurista di Balla e cioè Lampada ad Arco del 1910 che rappresenta una decisa risposta all’invito di Marinetti a “uccidere il chiaro di luna”. L’avvento dell’elettricità, simbolo del progresso e del Futurismo, fa impallidire e quasi scomparire la luce naturale della luna, simbolo del passato romantico.

Balla, Lampada ad arco, MoMA, New York, 1909

Balla, Lampada ad arco, MoMA, New York, 1909

Nell’opera sono dunque anticipate le sue ricerche di carattere tecnico-scientifico sulla scomposizione del colore e della stessa luce, attività ben documentata nei dipinti in mostra ad Alba che esprimono sulla tela la forza delle sue idee: “Questi studi sembrano giganteschi fotogrammi captati nello spazio da un immaginario occhio catodico. Scompongono la luce nei suoi colori disposti secondo forme triangolari che corrispondono alla struttura del raggio luminoso”.

http://www.fondazioneferrero.it/i-progetti/

Read More

“Il mito dell’ elettricità”

Posted by on lug 5, 2016 in Arte e Luce | 0 comments

Mai come nel primo Novecento si assiste alla nascita contemporanea di nuovi miti derivanti dallo sviluppo dell’elettricità, le cui applicazioni si susseguono con un ritmo a dir poco impressionate.

Radio, cinematografo, fotografia, automobile: ogni nuova conquista attinge a sorgenti di luce specifiche.  Addio allo stereotipo limitato alla lampadina di casa: i cataloghi dell’epoca mostrano le potenzialità della nuova energia, le sue tecnologie, gli affinamenti e le diversificazioni. Per fare qualche esempio concreto, è da ricordare che già nel 1922 le case produttrici di lampade elettriche hanno in catalogo la bellezza di cinquanta tipi specifici per la proiezione cinematografica i quali arriveranno a una settantina nel 1931. Ancora, la lampada flash si sostituisce in ambito fotografico alla polvere illuminante di magnesio: addio fumo, addio fiamma pericolosa.

 

L’automobile porta invece con sé tutta una serie di accessori elettrici indispensabili al suo ottimale funzionamento in ogni tipo di strada, anche quella più accidentata, e in tutte le condizioni climatiche. Inoltre si muove anche di notte e deve “poter vedere” nel buio e allo stesso tempo essere vista. Così i fari delle auto da oggetti fondamentali diventano spesso vere e proprie opere d’arte. L’auto nella notte è una nuova apparizione e i fari accesi rappresentano il simbolo della pubblicità dell’epoca. Due filamenti a precisione millesimale in un solo corpo fanno della biluce (Bilux è il nome del brevetto Osram) una fonte luminosa capostipite di intere generazioni future, adottata poi anche sulle moto e sulle biciclette.

Per quanto riguarda la radio, dallo studio della lampadina a incandescenza Fleming nel 1904 deposita il brevetto del diodo, un apparecchio a due elettrodi con cui si possono rilevare le onde elettromagnetiche. Due anni dopo è la volta del triodo dell’americano De Forest in grado di amplificare anche segnali di debole intensità. Le grandi aziende iniziano a produrre anche le valvole radio che permetteranno una rivoluzione epocale introducendo alle telecomunicazioni a grande distanza e all’elettronica.

Read More

Restaurata la Galleria dei Candelabri ai Musei Vaticani

Posted by on mag 25, 2016 in Arte e Luce | 0 comments

Roma, Musei Vaticani, La  Galleria dei Candelabri in una stampa d'epoca

Roma, Musei Vaticani, La Galleria dei Candelabri in una stampa d’epoca

Il 10 maggio scorso Antonio Paolocci, Direttore dei Musei Vaticani, ha presentato in anteprima il restauro pittorico della Galleria dei Candelabri. Tra i presenti sono intervenuti Micol Forti, curatore della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, Francesca Persegati, responsabile del cantiere di restauro e Mark Haydu, responsabile Patrons of the Arts in the Vatican Museums.

Nella seconda metà del Cinquecento, quando venne edificata, la Galleria si presentava come una loggia aperta, affacciata sulla parte più elevata del Cortile del Belvedere e solo nel 1785 Papa Pio VI Braschi affidò agli architetti Simonetti e Camporesi il compito di trasformarla in un ampio spazio chiuso, al fine di preservare le sculture collocate al suo interno.

Fu allora che il corridoio, lungo settanta metri, venne scandito da sei campate grazie all’inserimento di arcate sostenute da coppie di colonne doriche ed affiancate da aperture laterali, nelle quali trovarono posto monumentali candelabri in marmo bianco (tra questi anche i celebri candelabri Barberini, provenienti dagli scavi di Villa Adriana a Tivoli) che diedero appunto  il nome alla Galleria.

In età romana i candelabri costituivano i sostegni ideali per i “corpi illuminanti” che consistevano in bracieri e la loro importanza sta proprio nel fatto che a partire dalla seconda metà dell’Ottocento – in epoca neoclassica – hanno rappresentato gli archetipi per gran parte dei lampioni e dei candelabri progettati e realizzati in fusione di ghisa per l’illuminazione pubblica delle nascenti città moderne.

Roma, Musei Vaticani, candelabro Barberini

Roma, Musei Vaticani, candelabro Barberini

La Galleria, tornata oggi al suo antico splendore, è suddivisa in sei sezioni: ognuna di esse contiene, oltre ai già citati candelabri, una straordinaria raccolta di statue, di sarcofagi e di affreschi antichi: a questi si aggiunge la vasta decorazione pittorica delle pareti e del soffitto, risalente agli inizi del XIX secolo, sulla quale si sono concentrati i lavori di restauro durati due anni.

Roma, Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri restaurata

Roma, Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri restaurata

Read More

“La Porta del Viaggiatore”: un’installazione di luce nelle stazioni di Milano e Roma

Posted by on mar 31, 2016 in Arte e Luce | 0 comments

Dall’11 al 13 aprile prossimi, in occasione dell’arrivo al cinema del film San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D (la nuova produzione cinematografica firmata Sky 3D assieme al Centro Televisivo Vaticano) nelle stazioni di Milano e Roma si celebrerà, in partnership con il Touring Club Italiano, il tema del viaggio attraverso le bellezze del nostro paese.

Il filo conduttore prende spunto da alcuni brani di “Passeggiate Romane” di Stendhal (1783-1842), che nel primo Ottocento visitò le quattro basiliche papali durante il suo Grand Tour. In quel periodo, del resto, l’Italia divenne meta fondamentale di quel viaggio di formazione che i giovani intraprendevano per poter arricchire il proprio bagaglio personale e culturale. Firenze, Roma, Napoli, Padova, la Sicilia: l’intera penisola ospitava e accoglieva uomini e donne che, per conoscere il mondo, la storia, l’arte, venivano da noi a respirarne la bellezza.

Così, dall’1 al 3 aprile nella Galleria delle Carrozze della Stazione Centrale di Milano, e dal 6 all’8 aprile nella Galleria dei Taxi della Stazione Termini di Roma, un’innovativa installazione di luce, “La Porta del Viaggiatore”, presenterà la bellezza del patrimonio italiano proprio in due luoghi simbolo del viaggio, spazio deputato alle partenze e agli arrivi di migliaia di persone ogni giorno.

Una piattaforma dotata di touch screen interattivo e di una grande porta luminosa sarà allestita nelle due stazioni: avvicinandosi allo schermo i passanti potranno visualizzare la copertina di un taccuino da viaggio (simile a quello usato da Stendhal nel suo Grand Tour) e scegliere il loro percorso ideale: il viaggio spirituale, romantico, avventuroso, oppure culturale. A seconda della tipologia prescelta, l’installazione proporrà brani a tema di Stendhal e si colorerà della tinta corrispondente al viaggio prescelto, dando vita a un inedito gioco di luci. Attraversando la porta, il visitatore si troverà immerso in una delle quattro Basiliche protagoniste del film, accompagnato dalle citazioni audio di Stendhal.

Sarà sicuramente un’esperienza innovativa e coinvolgente e il tutto si svolgerà, inoltre, nei giorni della terza edizione della #MuseumWeek, l’appuntamento che vedrà oltre 3 mila istituzioni di tutto il mondo – compresa la nostra – raccontare su Twitter la propria realtà, ispirandosi ai valori della memoria, della tutela e della tolleranza.

Read More