Il mondo della ghisa

A Pietrarsa la seconda edizione degli Stati Generali del Turismo

Posted by on apr 7, 2016 in Il mondo della ghisa | 0 comments

Nelle giornate del 7, 8 e 9 aprile gli Stati Generali del Turismo si daranno appuntamento a Pietrarsa (NA) per discutere delle “visioni e strategie di sostenibilità”. Presenti tutti i principali attori del settore: albergatori, associazioni, istituzioni, università, enti locali, direttori dei principali musei statali, che insieme a Enit (Ente Nazionale per il Turismo) avranno l’occasione di discutere congiuntamente sulla struttura, le dinamiche competitive, le relazioni e le tendenze evolutive della filiera turistica. Come sede dell’incontro è stata scelta ancora una volta la suggestiva cornice del Museo Nazionale Ferroviario, luogo prestigioso che testimonia l’importanza raggiunta da questo luogo in campo industriale (metallurgico) già in età borbonica.

Pietrarsa, Museo Nazionale Ferroviario

Pietrarsa, Museo Nazionale Ferroviario

Per la precisione è a partire dagli anni ’40 dell’Ottocento che, in un’area di 34mila metri quadrati adibita a ospitare fucine, ferriere e fonderie di ferro, si sviluppa un complesso industriale che aveva come obiettivo la costruzione di macchine a vapore e l’addestramento di macchinisti navali al fine di dotare lo stato di collegamenti moderni ed efficienti: “è volere di Sua Maestà che lo Stabilimento di Pietrarsa si occupi della costruzione delle locomotive stesse, degli accessori e dei wagons che percorrere devono la nuova strada ferrata Napoli-Capua” (passaggio contenuto in un decreto reale del 1842).

Nel 1853 il Reale Opificio Meccanico di Pietrarsa era ormai completo in tutti i suoi reparti di lavorazione e rappresentava il massimo sforzo dell’industria metallurgica borbonica. Con 660 operai e 200 soldati artificieri si apprestava a divenire il primo nucleo industriale della Penisola, precedendo di oltre 40 anni la fondazione di Breda e di ben 57 quella della Fiat.

Pietrarsa, Officina delle locomotive

Pietrarsa, Officina delle locomotive

 

Nello stesso periodo, oltre alla grande produzione ferroviaria e militare, per la quale veniva  impiegato il ferro calabrese di Mongiana, a Pietrarsa si realizzavano anche opere di notevole pregio artistico come statue e candelabri di cui due esemplari, di elegante fattura, illuminano tuttora lo scalone principale del Palazzo Reale di Napoli.

Lo stabilimento, rimasto attivo per ben 135 anni, è stato successivamente sottoposto ad un intervento di recupero conservativo ed è oggi sede del Museo Nazionale Ferroviario, straordinaria esposizione permanente in cui trovano collocazione le locomotive e i vagoni che hanno fatto la storia del trasporto italiano su rotaia.

 

Read More

Con il naso all’insù. La nascita dei primi grattacieli

Posted by on gen 14, 2016 in Il mondo della ghisa | 0 comments

L’invenzione rivoluzionaria dell’ascensore, da parte dello statunitense Elisha Otis nel 1857,  ha dato un contributo decisivo alla progettazione di una “nuova” tipologia di edificio, il grattacielo, che – se lo si guarda oggi a parecchi decenni di distanza – desta interesse sia per quanto concerne  l’evoluzione delle tecniche costruttive, sia per la diversità delle forme che ha assunto nel corso del tempo. Ma ciò che ancora oggi colpisce in un grattacielo è la sua possibilità di raggiungere altezze vertiginose, generando una continua gara al primato che dall’inizio del terzo millennio si è spostata dagli Stati Uniti d’America alle nazioni del Medio Oriente.

I primi Buildings con l’armatura in ghisa sorsero alla fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento a New York, dove ancora oggi sopravvivono nel quartiere di SoHo con il nome di Cast-Irons. La possibilità di impiegare materiali, all’epoca considerati nuovi, come la ghisa, l’acciaio e il vetro offrì ad ingegneri e architetti prospettive prima impensabili.

SoHo, New York, i primi Buildings con armatura in ghisa

SoHo, New York, i primi Buildings con armatura in ghisa

I grattacieli dotati di ossatura in acciaio, più resistente della ghisa, sorsero invece intorno al 1880 a Chicago dopo che un terribile incendio aveva distrutto completamente il centro della città. La ricostruzione che ne seguì fece largo uso di una fitta trama di pilastri e travi metalliche che permisero agli edifici di raggiungere altezze di oltre dieci piani: le facciate, ridotte a pura funzione di chiusura, venivano realizzate quasi interamente in vetro. Le nuove costruzioni multipiano ridisegnarono l’immagine della città che ormai si sviluppava in verticale e non più in senso orizzontale. Questa particolare evenienza storica ha fatto sì che Chicago assumesse il ruolo di città/patria del grattacielo, luogo in cui le prime vere e proprie tecniche costruttive furono messe a punto.

Il più antico grattacielo della storia è l’ Home Insurance Building, realizzato da William Le Baron Jenney nel 1885: alto 10 piani con la struttura portante totalmente in acciaio, anche se ancora inserita nella muratura e quindi invisibile all’esterno. Dieci anni dopo Daniel Burnham progettò il Reliance Building, alto 15 piani con struttura in acciaio, questa volta visibile dall’esterno e chiusa da grandi vetrate. L’architetto più noto della “Scuola di Chicago” Louis Sullivan, fu capace di coniugare arte e tecnica costruttiva, rivolgendo particolare attenzione alle proporzioni e ai particolari decorativi: veri capolavori risultarono il Wainwright Building  costruito a St. Louis, Missouri (1891) e il Guaranty Building  di Buffalo, N.Y. (1895).

Home Insurance Building

Chicago, Home Insurance Building

Reliance Building

Chicago, Reliance Building

Guaranty Building

Buffalo (N.Y.), Guaranty Building

A cavallo tra il XIX e il XX secolo venne invece costruito a New York il Flatiron Building (“ferro da stiro”) che con i suoi 87 metri di altezza diede il via alla corsa mondiale al gigantismo.

Flatiron Building, "ferro da stiro"

New York, Flatiron Building, “ferro da stiro”

La scelta di realizzare edifici molto alti fu dettata da fattori diversi. Tra questi giocarono un ruolo decisivo l’alto costo delle aree fabbricabili nei centri delle nuove città americane che obbligò a far convivere sotto un unico tetto ambienti destinati a funzioni diverse quali uffici, alberghi, negozi, abitazioni. Nel giro di breve tempo tuttavia anche il prestigio divenne una buona motivazione: avere la propria sede di rappresentanza all’interno di uno di quegli edifici “rivoluzionari”, per tecnologia e proporzioni, costituiva un ottimo biglietto da visita per le società e le imprese che svolgevano la loro attività all’epoca.

Flatiron

New York, Flatiron

Read More

Tutti in piazza per la festa dei lampioni

Posted by on dic 2, 2015 in Il mondo della ghisa | 0 comments

Il Salento, estrema propaggine orientale d’Italia, è la patria dei trappeti a grotta, termine tradizionale col quale si indicano i numerosi frantoi ipogei, molti dei quali ancora presenti sul territorio, utilizzati anticamente per la produzione di olio d’oliva. Il prezioso liquido, prima dell’introduzione dell’elettricità, fungeva anche da ottimo combustibile per l’illuminazione, motivo per il quale veniva esportato in grandi quantitativi al di fuori dei confini regionali, verso aree nelle quali la coltivazione degli ulivi era, per motivi climatici, molto più ridotta o addirittura inesistente.

In Puglia, e nel Salento in particolare, sopravvive ancora oggi un legame molto forte con la luce tanto è vero che da queste parti si ripete ogni anno la magia di una festa che ha per protagonista il lampione. Cuore della manifestazione è la cittadina di Calimera dove, in occasione della ricorrenza di San Luigi il 21 giugno, luci di mille forme e colori si accendono lungo le strade, i vicoli e le piazze del centro storico.

Non a caso l’appuntamento è fissato per il giorno del solstizio d’estate quando il sole raggiunge il punto più settentrionale (più alto rispetto all’orizzonte) regalando il massimo numero possibile di ore di luce. Ed è proprio la luce la vera star della serata che, al sopraggiungere del buio, continua a illuminare il paese attraverso l’impiego di lanterne fatte rigorosamente a mano con materiali poveri, offrendo un’atmosfera unica e suggestiva che richiama ogni volta un pubblico sempre più folto.

La festa ha origini in tempi lontani quando era abitudine abbellire il paese con i “lampioni”, ovvero figure fantasiose che riprendevano la forma di stelle, navi, animali, torri o semplici figure geometriche, realizzati con carta velina, canne, fil di ferro, colla di farina. I bambini facevano a gara per realizzare il lampione più bello e dal tramonto si procedeva alla loro accensione mediante candele o lucerne.

Consapevole dell’originalità dell’evento la città di Calimera ha voluto non solo recuperare questa antica tradizione ma ha saputo anche valorizzarla egregiamente fino a farla diventare una delle più caratteristiche manifestazioni popolari del territorio. Certo oggi al posto delle candele si privilegiano le moderne e più pratiche lampadine, ma per il resto la magia della serata si è conservata tutta.

Read More

La fontana Liénard fa il giro del mondo

Posted by on apr 9, 2015 in Il mondo della ghisa | 0 comments

All’Esposizione Universale di Parigi del 1855 la Fonderia Val D’Osne, tra le più rinomate d’Europa, presenta una fontana monumentale progettata dall’architetto Liénard che viene premiata con la medaglia d’oro. Si tratta di un’opera grandiosa, impreziosita alla base da quattro statue marine, realizzate dallo scultore Mathurin Moreau, che si ispirano alla mitologia greca e rappresentano Nettuno, Anfitrite, Acis, Galatea.

La prima installazione risale alla fine di quello stesso anno, nella città  francese di Angers (Jardin du Mail). Ma è nel tempo che la fortuna dell’opera si rivela straordinaria tanto che modelli uguali, o molto simili, fusi anche da altre fonderie, sono stati documentati in varie città, non solo europee.

Ci concentriamo qui su tre diverse istallazioni di cui possiamo con certezza documentare a oggi l’esistenza: Boston, Liverpool e Quebec City (Canada).

 

La fontana di Boston, in fusione di bronzo, è stata donata alla città nel 1868 da Gardner Brewer, un ricco commerciante da cui prende appunto il nome. Precedentemente l’opera era stata collocata presso la sua residenza che sorgeva lungo Beacon Street, ma al momento della donazione si decise   di installarla all’interno del più antico ed esteso parco pubblico cittadino, Boston Common, dove ancora possiamo vederla.

 

Boston, Brewer Fountain

Boston, Brewer Fountain

Boston, Brewer Fountain

Boston, Brewer Fountain

Identica tipologia anche per la fontana inglese di Liverpool offerta alla città questa volta da un ex-sindaco, il colonnello Steble (di cui pure rimane traccia nel nome) allo scopo di colmare un’area rimasta vuota accanto alla Colonna di Wellington. Nel 1879, all’epoca dell’inaugurazione, si racconta che la pressione dell’acqua che usciva dalla fontana fosse così bassa da rovinare in parte la festa. L’acqua veniva fornita infatti tramite una pompa a vapore la cui potenza non era sufficiente e il cui rumore assordante risultava alquanto fastidioso. Successivamente il problema fu risolto con l’introduzione di una nuova pompa ad energia elettrica.

 

 

Liverpool, Steble Fountain

Liverpool, Steble Fountain in una foto d’epoca

Liverpool, Steble Fountain

Liverpool, Steble Fountain

 

Curiosa la vicenda della Tourny Fountain di Quebec City che è stata inaugurata il 3 luglio 2007 per festeggiare i 400 anni di vita della città canadese. Dal 1857 al 1960 due esemplari avevano abbellito le estremità delle navate (una spianata) Tourny, a Bordeaux, volute dal sindaco per celebrare l’arrivo dell’acqua in città; erano poi state rimosse causa gli eccessivi costi di manutenzione. Peter Simons, il quale stava accarezzando l’idea di fare un regalo importante alla città di Quebec per il sostegno che aveva dato alla sua attività commerciale nel campo della moda,  la rinvenne presso un antiquario parigino che l’aveva acquistata dal Comune di Bordeaux agli inizi del 2000. Simons si accollò sia le spese del trasporto che del restauro mentre la città di Québec pensò all’istallazione e all’illuminazione Di fronte al Parlamento, con i suoi 43 getti d’acqua, le aggraziate figure, attira inevitabilmente lo sguardo. Alta quasi 7 metri per quattro di diametro, diventa incantata quando si accende: è così che la vedono i cittadini di Québec; da tutti è molto amata e considerata con orgoglio.

Bordeaux, Tourny Fountain

Bordeaux, Tourny Fountain

Quebec City, Tourny Fountain

Quebec City, Tourny Fountain

Quebec City, Tourny Fountain

Quebec City, Tourny Fountain

Quebec City, Tourny Fountain

Quebec City, Tourny Fountain

Read More

La fucina di Efesto. Buio fuoco e sudore

Posted by on set 17, 2014 in Il mondo della ghisa | 0 comments

A osservare molti degli oggetti esposti al MIG, spesso così perfetti, eleganti, impreziositi di decori, puliti sia nelle superfici che nelle forme armoniose, verrebbe da pensare che siano il risultato di un intervento appena realizzato in una piccola bottega artigianale, in un laboratorio d’arte nel quale si aggirano, in un silenzio quasi contemplativo, raffinati creatori.

La realtà dei fatti è ben diversa: dietro a questi manufatti, e soprattutto oltre alle abili figure di disegnatori, intagliatori, scultori, modellisti si cela la “fucina di Efesto”, “l’ingresso all’inferno” (terminologia in uso nel corso XIX sec.), ovvero la fonderia.

E’ in questo stabilimento siderurgico, erede ottocentesco delle antiche ferriere, che si concentra durante la prima rivoluzione industriale buona parte della manodopera proveniente dalle campagne (gli altri principali bacini di occupazione sono rappresentati dalle miniere e dagli opifici tessili).

All’interno delle fonderie, in cui regnano buio, fuoco, polvere, fatica, lavorano, in condizioni spesso disumane,  uomini, donne e purtroppo anche bambini, spesso impegnati in turni massacranti. La forza fisica dell’uomo, schiavo della nuova macchina industriale, si rivela oggi a noi in tutta la sua drammaticità attraverso testimonianze scritte, dipinti e fotografie d’epoca: resoconti che ci permettono di dare un volto a centinaia di testimoni anonimi, veri esecutori materiali di oggetti, oggi considerati artistici e perciò collocati nei musei.

A. Von Menzel, La fornace col laminatoio, 1875

A. Von Menzel, La fornace col laminatoio, 1875

 

Operai al lavoro nella fonderia Durenne (Sommevoire, Francia), Archivio Fondazione Neri

Operai al lavoro nella fonderia Durenne (Sommevoire, Francia), Archivio Fondazione Neri

 

Read More

Vienna-Istanbul-MIG: ghisa senza confini

Posted by on lug 30, 2014 in Il mondo della ghisa | 0 comments

Lo sapevate che la chiesa di Santo Stefano dei Bulgari a Istanbul è costruita interamente in ghisa e acciaio? Eretta sulle rive del Corno d’Oro si compone di parti prefabbricate in metallo per un peso complessivo di 500 tonnellate, fuse a Vienna tra il 1893 e il 1896 e trasportate su nave a Istanbul attraverso il Danubio e il Mar Nero. L’edificio rappresenta una delle pochissime tipologie di chiese in metallo ancora esistenti al mondo e che trovano nell’ingegnere francese Gustave Eiffel il loro principale creatore.

 

Istanbul, chiesa di Santo Stefano dei Bulgari
Istanbul, chiesa di Santo Stefano dei Bulgari
Istanbul, chiesa di Santo Stefano dei Bulgari, dettaglio della fiancata
Istanbul, chiesa di Santo Stefano dei Bulgari, dettaglio della fiancata
Istanbul, chiesa di Santo Stefano dei Bulgari, dettaglio con iscrizione della fonderia produttrice
Istanbul, chiesa di Santo Stefano dei Bulgari, dettaglio con iscrizione della fonderia produttrice

Un’ulteriore notizia nella notizia è la scoperta che la chiesa di Santo Stefano ci riporta incredibilmente a un pezzo della nostra collezione: la ditta austriaca R. PH. Waagner , autrice delle fusioni, ha firmato infatti anche un elegante lampione a gas esposto al MIG impreziosito da un curioso stemma al di sopra della base che rimanda alla città di Arco (TN) da cui proviene.

Il palo di Arco esposto al MIG
Il palo di Arco esposto al MIG

 

 

Lampione di Arco, dettaglio dello stemma di base

Lampione di Arco, dettaglio dello stemma
Lampione di Arco, dettaglio dello stemma

 

 

Read More