Installazioni artistiche

Elettricità e street art. Il “doppio servizio” delle cabine elettriche

Posted by on feb 10, 2021 in Installazioni artistiche, Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

La tendenza, oggi, è quella di sostituirle con box parallelepipedi in lamiera d’acciaio. Eppure le vecchie cabine elettriche sono ancora diffuse su tutto il territorio nazionale. Di forma per lo più a torretta, realizzate in cemento, sono individuabili ovunque all’interno del panorama urbano e da sempre svolgono la funzione di trasformare l’energia elettrica da media a bassa tensione, perché possa poi essere impiegata in quasi tutti gli impianti elettrici, sia in ambito civile che industriale.

Cabina elettrica ubicata in prossimità del MIG - Museo Italiano della Ghisa

Cabina elettrica ubicata in prossimità del MIG – Museo Italiano della Ghisa

Da alcuni anni E-Distribuzione, la più grande società italiana nel settore della distribuzione e misura dell’energia elettrica, ha pensato di utilizzare le loro anonime superfici come grandi “tele all’aperto” sulle quali liberare l’estro creativo di talentuosi artisti e writer, interpreti, di una corrente sempre più in espansione: la street art. A questi si sono aggiunti artisti alle prime armi e anche studenti delle scuole elementari e medie inferiori invitati a immaginare e a realizzare su carta i disegni che avrebbero poi successivamente desiderato vedere sulle pareti delle cabine.

Il progetto ha interessato 170 cabine e l’intento è quello di espanderlo ancora di più. La rete elettrica diventa in questo modo una rete di opere d’arte con l’obiettivo di vivacizzare e riqualificare quegli angoli, spesso grigi e anonimi delle città, nei quali si registra la maggiore concentrazione di questi particolari manufatti. Le migliori interpretazioni sono state raccolte nel book fotografico Cabine d’Autore che è possibile consultare, e gustare, sul sito di E-Distribuzione. Riportiamo qui di seguito il link:

https://www.e-distribuzione.it/content/dam/e-distribuzione/documenti/news/CABINE_D%27AUTORE_BOOK.pdf

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La cappella nel bosco

Posted by on nov 5, 2018 in Installazioni artistiche | 0 comments

Carla Juaçaba, Realizzazione Secco Sistemi. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Carla Juaçaba, acciaio e cemento, realizzazione Secco Sistemi. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Mentre la Biennale Architettura 2018 volge al termine – chiuderà i battenti il 25 novembre, a sei mesi dall’apertura – vogliamo segnalare come una tra le più rilevanti novità di questa edizione, la partecipazione della Santa Sede, che a dieci architetti di fama internazionale ha affidato il compito di ideare, ciascuno, una cappella.

I dieci progetti che hanno utilizzato materiali diversi (ferro, acciaio, legno, ceramica cemento) non seguono alcuno schema predefinito, se si esclude l’inserimento di due elementi comuni: l’altare e l’ambone, che traducono rispettivamente i concetti di “Cena” e “Parola” e che ciascun protagonista ha liberamente interpretato. Tutti insieme sono andati a comporre una sorta di padiglione diffuso, in un affascinante contesto naturale, il bosco sull’isola di San Giorgio Maggiore che, impreziosito da queste architetture, diventa un’evocazione del percorso labirintico della vita, in cui perdersi e ritrovarsi: un peregrinare dell’uomo in attesa dell’incontro con Dio.  E anche il numero, dieci, vuole rappresentare una sorta di decalogo.

Francesco Cellini, cappella realizzata con lastre ceramiche di Panariagroup. 
© AC_ Photo by Alessandra Chemollo.

Francesco Cellini, cappella realizzata con lastre ceramiche di Panariagroup. 
© AC_ Photo by Alessandra Chemollo.

Come annunciato dal cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e Commissario del Padiglione “Vatican Chapels”, la Chiesa cattolica approda in Laguna con il proposito di ricucire, come in parte è già avvenuto nel 2015 con la partecipazione del Vaticano alla Biennale di Arte, la frattura fra religione e arte che si è consumata a partire dal secolo scorso. “Dopo essere state a lungo sorelle, le loro strade si sono divaricate, l’arte è diventata autoreferenziale, mentre la Chiesa si è rivolta esclusivamente alla speculazione, credendo di non aver bisogno di segni e metafore, non tenendo in conto il grande repertorio simbolico. Un allontanamento che si è riverberato in negativo sulla creazione di edifici sacri modesti e privi di spiritualità”.

Lo stesso Papa Francesco con la Evangelii gaudium, la prima esortazione apostolica promulgata il 24 novembre 2013, ha indicato nella bellezza la vera strada religiosa da percorrere seguendo l’esempio di sant’Agostino per il quale “noi non amiamo se non ciò che è bello”.

Hanno preso parte al progetto:

Norman Foster (Gran Bretagna), Javier Corvalan (Paraguay), Ricardo Flores e Eva Prats (Spagna), Terunobu Fujimori (Giappone), Sean Godsell (Australia), Carla Juacaba (Brasile), Andrew Berman (Usa), Smilian Radic (Cile), Eduardo Souto De Moura (Portogallo), Francesco Cellini (Italia).

Javier Corvalán, progetto realizzato con l’azienda Simeon, specializzata in strutture in acciaio, alluminio, legno e vetro. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Javier Corvalán, progetto realizzato con l’azienda Simeon, specializzata in strutture in acciaio, alluminio, legno e vetro. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Sean Godsell, progetto realizzato con le aziende Maeg e Zintek. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

Sean Godsell, progetto realizzato con le aziende Maeg e Zintek. © AC_ Photo by Alessandra Chemollo

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L’Ara com’Era. La tecnologia a supporto della visita

Posted by on nov 21, 2016 in Installazioni artistiche | 0 comments

Nel numero 1, 2016 di  Arredo & Città www.arredoecitta.it abbiamo indagato lo stretto legame tra le arti applicate, proprie del XIX secolo, e l’ornato di tradizione classica, dando ampio risalto al grande ciclo scultoreo a bassorilievo dell’Ara Pacis, in particolare il fregio vegetale del perimetro esterno che ha rappresentato uno dei principali capisaldi stilistici e un’importante fonte di ispirazione per intere generazioni di artisti.

A partire dal mese scorso è possibile ammirare per un anno intero (termine 30 ottobre 2017) questo capolavoro dell’arte romana, costruito tra il 13 e il 9 a.C. per celebrare la Pace instaurata da Augusto sui territori dell’impero, sotto una luce diversa, più accattivante e coinvolgente, grazie all’apporto fornito dalla moderna tecnologia. Il progetto espositivo “L’Ara com’Era” rientra nel più ampio piano di valorizzazione del patrimonio culturale di Roma Capitale e mette a disposizione del visitatore contenuti multimediali che si sovrappongono alla percezione visiva, consentendo di assistere ad un racconto virtuale che facilita la comprensione, la funzione e le peculiarità storico-artistiche di questo altare monumentale eretto a scopo sacrificale in Campo Marzio.

Nove sono i punti di interesse raccontati attraverso l’utilizzo della augmented reality (realtà aumentata); 45 minuti di visita nei quali piccoli gruppi di visitatori sono dotati di particolari visori AR (Samsung GearVR) in grado di riconoscere la tridimensionalità dei bassorilievi e delle sculture effettuando un’elaborazione in tempo reale. I contenuti virtuali appaiono al visitatore come “ancorati” agli oggetti reali, contribuendo all’efficacia, alla totale immersione e al senso di magia offerta dalla sensazionale esperienza. In questo percorso di scoperta si è infatti sollecitati a svolgere una serie di gesti e azioni che coinvolgono più canali percettivi: osservati da più angolazioni i plastici e i modellini si popolano di personaggi intenti a celebrare sacrifici, nel frattempo si ascoltano suoni e voci come in uno spaccato dell’epoca, mentre i calchi raffiguranti la famiglia imperiale prendono vita e si raccontano in prima persona.

Visore AR

Visore AR

Il passato mitico dell’Urbe rivive anche attraverso la restituzione del colore sui marmi, ricostruito in via ipotetica, ma con la massima approssimazione consentita,  sulla base di uno studio realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali nel corso di oltre un decennio. Il colore rende chiare funzioni e significati di personaggi e oggetti rappresentati, tra cui appunto lo splendido fregio vegetale composto da una moltitudine di piante che nascono da cespi d’acanto, simbolo d’immortalità. Attraverso la colorazione del pannello sotto il quadro della dea Roma una natura ordinata e rigogliosa, popolata da animali e insetti, può essere interpretata così come facevano gli antichi romani che in questo “giardino lussureggiante” erano invitati a dimenticare gli orrori della guerra.

Al termine del percorso, lungo la processione rivolta verso il Mausoleo, accompagnati dagli augures, i littori, i sacerdoti, appare Augusto seguito dalla sua famiglia, inclusi i bambini: mai fino a quel momento erano stati rappresentati tutti insieme su un monumento pubblico.

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