La luce

Gli “accenditori” di lanterne

Posted by on giu 4, 2018 in Arredo Urbano, La luce, Luce | 0 comments

A partire dalla metà del Settecento l’illuminazione privata, posta principalmente sui portoni d’ingresso delle case, si trasforma in illuminazione stradale mediante l’utilizzo di lanterne alimentate ad olio o per mezzo di candele. Il controllo e la manutenzione di questi apparecchi, che iniziano a essere fissati anche alla sommità di semplici pali in legno o in ferro, passa dai singoli cittadini a figure specializzate, i cosiddetti “accenditori”. In questo modo si procede gradualmente ad illuminare tutte le città e davvero rilevante è il fatto che tale “servizio” non viene più offerto dai privati cittadini, a spese proprie, ma dalle stesse amministrazioni comunali. Tutto ciò si traduce nella nascita della prima forma di illuminazione davvero pubblica.

Il fenomeno interessa l’intero continente europeo, trovando nelle principali città – Parigi su tutte – il terreno fertile per il suo graduale sviluppo. La figura che emerge, e che sembra accomunare un po’ tutti i centri, è quella di un “ispettore” nominato dagli stessi comuni col compito di sovraintendere agli aspetti riguardanti l’illuminazione delle città.

Parigi, primi riverberi pubblici mediante l'utilizzo di lanterne contenti candele

Parigi, primi riverberi pubblici mediante l’utilizzo di lanterne contenti candele

In Germania, più precisamente nel grande centro portuale di Amburgo, a svolgere  nella metà del XVIII secolo questo compito di responsabilità è un certo Cornelius von der Heyde con al proprio servizio 5 aiutanti e 32 accenditori che provvedono all’accensione di ben 400 lanterne. Gli operatori devono seguire un rigido protocollo riportato sulla “tabella dei lumi”, un documento giunto fino a noi sul quale veniva annotato un po’ di tutto: i tempi di accensione e spegnimento, le dimensioni delle candele o la quantità di olio da utilizzare e persino le sanzioni previste per i trasgressori, che si traducevano il più delle volte in riduzioni del salario.

Una sorta di vademecum in 15 punti che riportiamo qui integralmente.

 Istruzioni per gli accenditori di lanterne di Amburgo

 

  1.  Gli accenditori devono accendere le lanterne, iniziando esattamente al tocco della campana, ed osservando le indicazioni riportate nel calendario delle lanterne
  2.  Per l’accensione deve essere aperto solo lo sportello piccolo, e nessun altro: subito dopo chiudere bene di nuovo questo sportello
  3.  Una volta accese le lampade, l’accenditore deve passarvi davanti ed accertarsi, osservandole, del loro corretto funzionamento. Se qualcuna funziona male o si è spenta, rimetterla in funzione. Se si scopre che qualcuno non è al suo posto prima del tocco della campana, l’ispettore è autorizzato a trattenergli dalla paga mezzo tallero, ove tre quarti di questo vanno dati ai poveri
  4.  L’accensione delle lanterne deve essere eseguita con la massima cautela, appoggiando la scala e avvicinandosi quindi al tubetto dello stoppino, ove lo stoppino non deve incassarsi e impedire una corretta combustione
  5.  Gli accenditori sono tenuti a spegnere le lanterne nei giorni che seguono all’ultimo quarto fino alla luna piena
  6.  Gli accenditori devono di persona accendere le lampade e per nessuna ragione affidare tale incarico a terze persone. Se esistono motivi validi per tale impedimento devono informare l’ispettore, il quale dovrà incaricare un altro a loro spese, in modo che nulla venga tralasciato
  7.  Gli accenditori devono anche avere propri lumi, lanterne e scale, senza nulla mettere in conto alla comunità della città
  8.  Se in qualcuno viene riscontrata trascuratezza nel lavoro, questi subisce ammende pecuniarie con detrazioni dalla paga come segue
  9.  Se una lampada viene accesa una mezz’ora prima o dopo, e precisamente prima o dopo il tocco della campana, 3 scellini
  10.  Se e dopo l’accensione della lampada viene trovato uno sportello aperto, 8 scellini
  11.  Per una lampada che non è accesa, 6 scellini
  12.  Allo stesso modo per una lampada non accesa dall’addetto ma da qualche altra persona, 6 scellini
  13.  Per una lampada che viene trovata accesa nei giorni in cui devono rimanere spente, per un’ora oltre quella stabilita, 3 scellini
  14. Chi invece dimostra all’ispettore le ragioni che hanno impedito l’accensione delle lampade o una loro irregolare funzione non subirà ammenda pecuniaria
  15. Tutti sono infine tenuti a comportarsi responsabilmente in conformità al contratto prescritto, ove ciascuno deve essere trovato sobrio e corretto durante il lavoro, mentre all’ispettore è data facoltà di punire i trasgressori con la riduzione della paga. Ed ognuno deve attenersi a tale regolamento.

 

"Accenditore" di lanterne al lavoro

“Accenditore” di lanterne al lavoro

 

 

 

 

 

 

 

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Tutti in piazza per la festa dei lampioni

Posted by on dic 2, 2015 in La luce | 0 comments

Il Salento, estrema propaggine orientale d’Italia, è la patria dei trappeti a grotta, termine tradizionale col quale si indicano i numerosi frantoi ipogei, molti dei quali ancora presenti sul territorio, utilizzati anticamente per la produzione di olio d’oliva. Il prezioso liquido, prima dell’introduzione dell’elettricità, fungeva anche da ottimo combustibile per l’illuminazione, motivo per il quale veniva esportato in grandi quantitativi al di fuori dei confini regionali, verso aree nelle quali la coltivazione degli ulivi era, per motivi climatici, molto più ridotta o addirittura inesistente.

In Puglia, e nel Salento in particolare, sopravvive ancora oggi un legame molto forte con la luce tanto è vero che da queste parti si ripete ogni anno la magia di una festa che ha per protagonista il lampione. Cuore della manifestazione è la cittadina di Calimera dove, in occasione della ricorrenza di San Luigi il 21 giugno, luci di mille forme e colori si accendono lungo le strade, i vicoli e le piazze del centro storico.

Non a caso l’appuntamento è fissato per il giorno del solstizio d’estate quando il sole raggiunge il punto più settentrionale (più alto rispetto all’orizzonte) regalando il massimo numero possibile di ore di luce. Ed è proprio la luce la vera star della serata che, al sopraggiungere del buio, continua a illuminare il paese attraverso l’impiego di lanterne fatte rigorosamente a mano con materiali poveri, offrendo un’atmosfera unica e suggestiva che richiama ogni volta un pubblico sempre più folto.

La festa ha origini in tempi lontani quando era abitudine abbellire il paese con i “lampioni”, ovvero figure fantasiose che riprendevano la forma di stelle, navi, animali, torri o semplici figure geometriche, realizzati con carta velina, canne, fil di ferro, colla di farina. I bambini facevano a gara per realizzare il lampione più bello e dal tramonto si procedeva alla loro accensione mediante candele o lucerne.

Consapevole dell’originalità dell’evento la città di Calimera ha voluto non solo recuperare questa antica tradizione ma ha saputo anche valorizzarla egregiamente fino a farla diventare una delle più caratteristiche manifestazioni popolari del territorio. Certo oggi al posto delle candele si privilegiano le moderne e più pratiche lampadine, ma per il resto la magia della serata si è conservata tutta.

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