Riqualificazione spazi urbani

“Un tuffo nel déco”

Posted by on dic 11, 2018 in Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

A Parigi in rue Edouard-Pailleron, nel XIX arrondissement, rivive l’Espace Sportif Pailleron, luogo da poco rigenerato dall’architetto Marc Mimram. Il centro si compone di tre aree ben definite: un ampio spazio coperto per il pattinaggio su ghiaccio, l’unico accessibile permanentemente al pubblico parigino che riprende la vecchia pista degli anni Settanta andata distrutta da un incendio, cui si aggiunge un’area fitness e benessere oltre a una straordinaria piscina che rappresenta l’asse portante dell’intero complesso.

L’opera, nota come Piscina Pailleron, è stata realizzata dall’architetto Lucien Pollet nel 1933 in puro stile Déco ed è inserita dal 1998 nell’inventario dei monumenti storici di Parigi. Procedura, questa, che ha consentito di annullare automaticamente il precedente progetto, che ne prevedeva la demolizione. L’edificio è stato recuperato nel pieno rispetto della tradizione e, soprattutto, dell’architettura originale di Pollet.

Consiste in un rettangolo di 33 metri x 15 coperto in alto da una magnifica struttura di vetro e metallo, con i vecchi spogliatoi, totalmente ripristinati, aperti sul ballatoio che si sviluppa su due piani lungo tutto il perimetro. Anche la facciata esterna, in mattoni a vista con decori geometrici, e caratterizzata da un elegante portale d’ingresso, è stata recuperata, mentre a fianco sono sorte nuove strutture che oggi ospitano altre due piscine, un solarium, due saune, una palestra e aree di sosta dotate di bar-caffetteria.

Grazie a un intelligente intervento di riqualificazione, la struttura ha potuto così recuperare definitivamente, e persino ampliare, il suo ruolo attrattivo e di funzione pubblica per l’intera circoscrizione, mostrandosi in grado di fungere da sevizio ludico-ricreativo anche per tutti coloro che provengono da altri quartieri della capitale.

 

 

Read More

Quei borghi fantasma da salvare

Posted by on ott 24, 2018 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Sono più di 300 i Pueblos de colonización, centri rurali eretti durante la dittatura franchista in tutto il territorio spagnolo. Tra il 1940 e il 1970 migliaia di famiglie furono protagoniste di una migrazione interna dalle città verso questi nuovi “insediamenti di lavoro” allo scopo di risollevarsi dalle ristrettezze e dalle devastazioni del secondo conflitto bellico mondiale. I borghi sorsero su aree espropriate a grandi latifondisti, dando origine a un’intensa attività di conversione dei terreni, per lo più aridi e siccitosi, in luoghi fertili e irrigati. Per erigerli si ricorse spesso ad architetti ancora esordienti, molti dei quali divennero in seguito nomi chiave dell’architettura, e non solo iberica, del XX secolo.

Foto aerea di Villalba de Calatrava, 1955, foto hombredepalo.com

Foto aerea di Villalba de Calatrava, 1955, foto hombredepalo.com

Partendo da una circolare dell’INC (Istituto Nazionale di Colonizzazione), gli architetti dovevano sottostare a una serie di norme comuni con la possibilità di introdurre “una buona dose di libertà creativa”. Tali regole si ispiravano direttamente alle esperienze delle città di nuova fondazione italiane, in particolare quelle dell’Agro Pontino, fatte costruire da Mussolini negli anni Trenta del Novecento (quindi tutte precedenti ai centri spagnoli) o dei kibbutz israeliani. In diversi casi il risultato portò a un’architettura razionalista stilisticamente gradevole pur nella sua sobrietà, ma soprattutto funzionale alle esigenze dei coloni. Un reticolo di stradine a forma di alveare permetteva di raggiungere la piazzetta principale, caratterizzata dalla presenza della chiesa, della scuola e, spesso, anche di una fontana artistica in muratura posta al centro. Le case, dalle facciate bianchissime, occupavano lotti di terreno compresi tra i 250 e i 600 mq ed erano delimitate da recinti in legno o veri e propri muretti: una sorta di masserie dalle dimensioni molto più modeste. Tra i borghi meglio riusciti si segnalano Caňada, La Bazana, Villalba de Calatrava, Vegaviana, quest’ultima progettata dall’architetto Josè Luis Fernández del Amo che ricevette la medaglia d’oro alla Biennale di San Paolo del 1961.

Case di Vegaviana, foto www.yorokobu.esvegaviana

Case di Vegaviana, foto www.yorokobu.esvegaviana

Architettura razionalista, rep. repubblica.it, foto Sofia Moro

Architettura razionalista, rep. repubblica.it, foto Sofia Moro

Oggi il futuro di questi centri, con le loro peculiarità architettoniche e paesaggistiche, è alquanto incerto: a partire dalla metà degli anni Novanta si è assistito infatti ad un lento ma inesorabile spopolamento dovuto in gran parte all’isolamento e alla mancanza di quell’ampia gamma di servizi che sono fondamentali per una società moderna. Come salvare dall’oblio questi nuclei abitativi, che sembrano avere ormai assunto le sembianze di borghi fantasma? E come farli rinascere, considerato che la Spagna ha iniziato solo di recente a interrogarsi sulla possibilità di mettere in atto degli interventi? Una strada percorribile potrebbe essere quella del turismo rurale, in forte espansione in tutta Europa, con la trasformazione di una parte delle abitazioni in alloggi per vacanze.

Entrerrios, piazzetta con fontana in muratura, rep.repubblica.it, foto Sofia Moro

Entrerrios, piazzetta con fontana in muratura, rep.repubblica.it, foto Sofia Moro

Read More

Da ex fabbrica a Museo della Città

Posted by on set 25, 2018 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Classis Ravenna, il Museo della Città e del Territorio

Classis Ravenna, il Museo della Città e del Territorio

A pochi passi dalla Basilica di Sant’Apollinare, tra i massimi tesori di Ravenna antica, sorgeva un tempo lo Zuccherificio di Classe, un grande stabilimento nel quale, a partire dai primi decenni del secolo scorso, centinaia di operai trovarono impiego nella lavorazione e trasformazione delle barbabietole da zucchero. Il prodotto ottenuto, di altissima qualità, veniva poi trasportato per nave, o tramite ferrovia, non solo nel resto d’Italia, ma anche in diverse parti d’Europa.

Dal 1962 la cessazione delle attività ha innescato l’abbandono e il degrado del luogo, fino agli anni Novanta quando si è profilata all’orizzonte l’idea di un suo recupero con l’obiettivo di trasformare l’ex fabbrica in un polo culturale da destinare all’intera città. Da quei presupposti, a cui sono seguiti due decenni di lavori, nasce oggi Classis Ravenna, il Museo della Città e del Territorio, un’area espositiva di  2.800 mq, costituita da grandi edifici in mattoni a vista e ampie finestre vetrate, che aprirà i battenti a dicembre 2018. 

L’allestimento, curato dall’architetto Andrea Mandara, risulta fortemente innovativo nelle sue soluzioni espositive. Il nuovo Museo, a cui è riservato gran parte dello spazio, consiste in una raccolta di reperti particolarmente significativi provenienti dal vicino Parco Archeologico di Classe che illustra la nascita e l’evoluzione della città di Ravenna, e del suo porto, dall’antichità fino ai giorni nostri. Ma all’interno del complesso trovano collocazione anche un centro di eccellenza internazionale per il restauro e la conservazione dei mosaici, laboratori didattici e centri di ricerca finalizzati alla sperimentazione di start-up innovative: il tutto condito da una forte vocazione per il territorio circostante.

Il nuovo polo culturale di Ravenna dopo il recupero dell'ex Zuccherificio di Classe

Il nuovo polo culturale di Ravenna (sopra).  L’ex Zuccherificio di Classe prima del recupero (sotto)

Read More

Un balcone su Parigi

Posted by on ago 27, 2018 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

 

Arche de la Defense, photo by James Russell

Arche de la Defense, photo by James Russell

Concepita in origine come eliporto, la grande terrazza dell’Arche de la Défense è di nuovo accessibile al pubblico dopo otto anni di intensi lavori che le hanno permesso di rinascere a nuova vita, e a nuova funzione.

La struttura costituisce la parte sommitale dell’immenso monumento parigino realizzato nel 1989 dall’architetto danese Johann Otto von Spreckelsen per celebrare il bicentenario della rivoluzione francese (funzione che, per il primo centenario, fu affidata alla Tour Eiffel). L’edificio è pensato come una versione in chiave moderna dell’Arco di Trionfo dell’Étoile, consacrato però all’umanità e ai suoi ideali piuttosto che alle vittorie militari.

L’imponente opera è un enorme cubo quasi perfetto – 110 m di altezza x 112 di larghezza e 108 di profondità – svuotato al centro e ricoperto di marmo di Carrara, granito grigio e vetro. L’Arco, che sovrasta il quartiere d’affari della Défense (con i suoi impressionati grattacieli è forse il più esteso distretto d’affari in Europa), è dotato di 6 ascensori di cui 4 panoramici in vetro, grazie ai quali il visitatore può salire fino al 35˚ piano e da lì godere di un magnifico panorama sulla città.

“É la più bella vista di Parigi” riportano i dépliant turistici: un’affermazione non priva di fondamento se si considera che lo sguardo spazia a 360 gradi sui tetti della città e sulla sua sterminata periferia. Lassù si è insediato anche lo chef stellato Jean-Christian Dumonet con il suo ristorante Les Jardins de Joséphine, in grado diaccogliere fino a 50 fortunati ospiti. La restante zona all’aperto è oggi utilizzata come spazio dedicato alla fotografia e a mostre temporanee.

Skyline di Parigi con l'Arche  de la Defense al centro

Skyline di Parigi con l’Arche de la Defense al centro

 

Read More

PROGETTI DI RIATTIVAZIONE URBANA

Posted by on lug 9, 2018 in Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Trasformare uno spazio indefinito e sottoutilizzato in una piazza. È l’obiettivo perseguito per il Perestrello a Roma e per Largo Milano a Cinisello Balsamo (MI) da Orizzontale, collettivo di architetti con base nella capitale, che con un approccio concreto al design e alla sostenibilità propone soluzioni e realizzazioni a basso costo per la riqualificazione delle aree urbane.

Il primo caso coinvolge il più grande “vuoto” urbano del Municipio V di Roma. Da luglio 2017 è partito il progetto “Iceberg – Perestrello 3.0” a cui sono seguite nel mese di settembre quattro giornate durante le quali la piazza è divenuta un vero e proprio laboratorio: associazioni, cittadinanza, studenti e professionisti di architettura, di design, di arte, e anche di psicologia, si sono incontrati per ridiscutere il futuro del luogo. La metafora dell’iceberg è una riflessione sulle realtà sommerse e sul potenziale di sviluppo, a partire dal riconoscimento di ciò che è presente e cercando di far emergere le energie locali.

"Iceberg Perestrello 3.0" Photo by Luca Chiaudano

“Iceberg Perestrello 3.0″ Photo by Luca Chiaudano

L’intervento è consistito nella costruzione di due elementi architettonici temporanei realizzati in legno massello: un tavolo e un bleacher (palco) che costituiscono una sorta di punto di incontro per attività organizzate dal basso, piccoli eventi o momenti di socializzazione collettiva. Ma si tratta, e questa è la vera forza del progetto, di un processo aperto, in evoluzione, in quanto tutte le parti interessate sono ad oggi impegnate in un lavoro di coordinamento volto a definire la sorte futura della piazza.

Il workshop Costruire Largo Milano, condotto da Orizzontale col supporto del team Hubout, rappresenta, invece, l’ultimo tassello del progetto “ZAC – Zone Artistiche Condivise” che ha coinvolto la città di Cinisello Balsamo per più di un anno. Con legno di recupero sono state realizzate delle strutture temporanee (un palco, una zona relax polifunzionale e una tettoia) per migliorare la vivibilità di uno spazio, occupato in passato da un parcheggio.

La partecipazione dei cittadini è avvenuta in modo graduale; man mano che le strutture hanno iniziato a prendere forma le persone si sono appassionate alle attività contribuendo in modo diverso: c’è chi ha dato una mano per lo stoccaggio del legno, chi ha aiutato a realizzare le strutture, mettendo anche a disposizione i propri macchinari, chi si è offerto di portare cibo e bevande. Durante tutto il workshop ogni decisione è stata discussa e rimodellata attraverso il confronto reciproco tra studenti, professionisti e gli abitanti della zona, a testimonianza di un reale percorso di progettazione partecipata.

Lavori di riqualificazione di Largo Milano a Cinisello Balsamo, photo by Gianni Magosso

Lavori di riqualificazione di Largo Milano a Cinisello Balsamo, photo by Gianni Magosso

 

La tettoia in legno di Largo Milano a Cinisello Balsamo, photo by Giacomo Costa

La tettoia in legno di Largo Milano a Cinisello Balsamo, photo by Giacomo Costa

Solo esperienze sperimentali isolate e temporanee? o invece solidi riferimenti per procedere secondo percorsi che mettano a disposizione delle periferie spazi pubblici condivisibili? La strada non è semplice ma si può sperare che collaborazione e vicinanza paghino più di qualsiasi decisione presa dall’alto.

www.orizzontale.org

Read More

Omaggio a TEL AVIV

Posted by on giu 25, 2018 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Tel Aviv, photo by Stefannyffenegger on pexabay

Tel Aviv, photo by Stefannyffenegger on pexabay

Una città all’avanguardia, oggi come ieri quando, a partire dagli inizi del Novecento, architetti provenienti dall’estero vi introdussero gli orientamenti visibilmente innovativi dell’architettura europea, compreso il razionalismo italiano.

La mostra Tel Aviv the White City, in corso al MAXXI di Roma fino al 2 settembre prossimo, offre l’occasione per riscoprire la città di Tel Aviv al tempo del Movimento Moderno e degli influssi Bauhaus, proprio alla vigilia del centesimo anniversario della nascita  in Germania di quest’ultima scuola di architettura che aveva l’obiettivo di unire l’arte con l’architettura e il design.

L’ampio contributo offerto da foto, schizzi, plastici e video permette di indagare  il centro israeliano soprattutto nel periodo compreso tra gli anni ’30 e ’50 quando iniziò a espandersi per effetto delle migrazioni da occidente e venne disegnato secondo il gusto di urbanisti che trasformarono l’area semidesertica alla periferia di Jaffa in una città moderna e funzionale. Un progetto a cui lavorò anche l’urbanista scozzese Patrick Geddes, che si era già occupato della realizzazione del centro di New Delhi in India.

Le mappe esposte e le foto aeree dell’epoca rivelano l’armonia del disegno urbano caratterizzato da un centro pulsante da cui si irradiano i lunghi viali alberati (boulevard): si tratta dell’esagonale piazza Dizengoff, attorno alla quale l’architetto Genia Averbuch negli anni Trenta ha disegnato esclusivamente edifici rotondi con ampie terrazze: un’impronta originale a cui il pool di oltre 70 tra progettisti, ingegneri e architetti, si è attenuto scrupolosamente. La piazza consiste in una trasposizione urbanistica che ricalca le sei punte della Stella di David: un luogo che ha subito in seguito pesanti interventi e sulla cui area è attualmente in corso un importante recupero conservativo.

Tel Aviv, piazza Dizengoff, photo Nitza Szmuk

Tel Aviv, piazza Dizengoff, photo Nitza Szmuk

Nella sezione dedicata alle influenze europee figurano anche alcuni lavori dell’italiano Giuseppe Terragni, considerato da alcuni il massimo esponente del razionalismo italiano, che ha influenzato lo stile progettuale dell’architetto Zeev Rechter proprio nella realizzazione di alcuni edifici divenuti col tempo simboli di Tel Aviv come l’Auditorium Mann, il Padiglione d’arte contemporanea Helena Rubinstein, l’Engel House.

Tel Aviv, Auditorium Mann

Tel Aviv, Auditorium Mann

Tel Aviv, Padiglione d'Arte Contemporanea Helena Rubinstein, photo by Alexander Katin on Unsplash

Tel Aviv, Padiglione d’Arte Contemporanea Helena Rubinstein, photo by Alexander Katin on Unsplash

 

Read More