Riqualificazione spazi urbani

ARTE SUI BINARI – Dal centro alla periferia e ritorno

Posted by on mag 29, 2018 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

È possibile sovrapporre al viaggio fisico in treno un viaggio di pura fantasia verso terre lontane ed esotiche? Dopo i treni urbani decorati con immagini tratte dalla reggia di Versailles e dai celebri dipinti degli Impressionisti, è oggi in circolazione il “treno delle arti  e delle civiltà”.

Si tratta di un tragitto davvero unico a bordo del treno regionale della linea RER che al costo di un biglietto semplice collega Parigi con i vari comuni dell’Île de France – e dunque il centro metropolitano con la sua sterminata periferia – mettendo a disposizione dei viaggiatori vagoni internamente tappezzati, dai pavimenti sino ai soffitti, da centinaia di gigantografie ad alta risoluzione che riproducono dipinti, reperti, fotografie, opere d’arte, esposti nel museo parigino Quai Branly.

Il filo conduttore delle varie illustrazioni ricalca fedelmente i percorsi espositivi proposti nelle sale dello straordinario edificio ideato da Jean Nouvel sul Lungosenna nel VII arrondissement: in mostra trovano spazio gli oggetti più rappresentativi delle collezioni dedicate ai continenti extra-europei (Africa, Asia, Oceania e Americhe)[1]

Che si tratti di turisti o di pendolari in transito lungo questa trafficata tratta ferroviaria, l’opportunità di ammirare simili bellezze, seppure in riproduzione, costituisce una modalità del tutto inedita, ma  ingegnosa per valorizzare il patrimonio di un museo fortemente voluto (tra qualche controversia)  dal presidente Chirac, appassionato di arte primitiva e non occidentale. Tutto mentre ci si sposta per lavoro, per raggiungere casa o, più semplicemente, per muoversi dal centro alla periferia e viceversa.

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[1] In una cornice contemporanea e verdeggiante, dove la natura si mescola con i materiali più moderni, il Museo Quai Branly si prefigge un obiettivo elevato: permettere il dialogo tra le diverse culture e riconoscere in modo ufficiale il ruolo che ricoprono le civiltà e il patrimonio dei popoli non europei.

 

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MANIFATTURA TABACCHI – Nuova centralità urbana

Posted by on mag 4, 2018 in Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Per Firenze rappresenta uno dei più significativi interventi di riqualificazione urbana con un potenziale rilancio economico di oltre 3000 posti di lavoro. Concrete è lo studio olandese che ha firmato il masterplan dell’ex complesso industriale Manifattura tabacchi che lo trasformerà in un luogo di scambi integrato alla città. Interazione, socialità, tecnologia digitale, artigianato: sono queste le linee guida adottate dal progetto. Tutto graviterà su una nuova piazza, connessa a un sistema sostenibile di piste ciclabili e pedonali; una sorta di reinterpretazione della piazza storica con un mix funzionale animato da eventi pop-up e manifestazioni promosse dalle industrie creative. Sarà il primo luogo pubblico fiorentino del nuovo millennio a presentare spazi di co-working uniti a laboratori per gli artigiani e produttori di domani, fruibile 24 ore su 24, grazie ad una copertura vetrata che lo avvicina ad altre esperienze simili come la Boqueria di Barcellona, il Covent Garden di Londra, Eataly a New York. Da un punto di vista architettonico, il masterplan guarda alla sostenibilità e alla tutela delle preesistenze, evitando la “demolizione e ricostruzione” per favorire la valorizzazione e il restauro conservativo.

I lavori, della durata prevista di un triennio, consistono nella realizzazione di spazi informali, tradizionali e innovativi al tempo stesso: al suo interno dovrebbe trovare posto lo Student Hotel e il Polimoda, centro di moda e marketing tra i più noti al mondo. La nuova cittadella ospiterà quindi studentati, istituti per la formazione, uffici, residenze, ma anche un teatro, giardini e servizi al pubblico. Il tutto in una posizione davvero strategica posta a cerniera tra il centro storico, il Parco delle Cascine e il Campus Universitario di Novoli. Inoltre, nel raggio di 2 km, è prevista la realizzazione  della futura Mercafir (Mercato ortofrutticolo) e la linea 4 della tramvia che collegherà Manifattura alla Stazione Leopolda e al centro storico.

Manifattura Tabacchi, progetto della piazza centrale coperta

Manifattura Tabacchi, progetto della piazza centrale coperta

 Il complesso industriale Manifattura Tabacchi è stato costruito tra il 1933 e il 1940  per la lavorazione del tabacco e la produzione di sigari e sigarette. Per 70 anni, fino alla chiusura avvenuta nel 2001, lo stabilimento ha dato lavoro a oltre 1400 dipendenti e concorso all’identità sociale e culturale del quartiere fiorentino di Novoli. La paternità del progetto è attribuita ai tecnici del Monopolio anche se la qualità della matrice razionalista della sua architettura ha fatto ipotizzare il coinvolgimento dello stesso Pier Luigi Nervi, già titolare dell’impresa di costruzioni che realizzò il complesso.

L'ingresso della Manifattura Tabacchi

L’ingresso della Manifattura Tabacchi

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Bombas Gens – Centre d’Art

Posted by on apr 9, 2018 in Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

È il nuovo quartier generale della Fondazione Per Amor a l’Art, che utilizza l’arte contemporanea come efficace strumento di inclusione sociale per aiutare bambini e adolescenti in difficoltà.  Realizzato nel 1930 dall’architetto Cayetano Borso di Carminati, il complesso Bombas Gens è uno degli esempi più interessanti di Art déco della città di Valencia (Spagna), dichiarato bene d’interesse locale.

Per gran parte del secolo scorso ha rappresentato uno spazio industriale di riferimento: deputato alla costruzione di pompe idrauliche ad opera dell’imprenditore Carlos Gens, prevedeva al sui interno anche la presenza di una mensa, di spogliatoi e di docce per i lavoratori, tutte innovazioni straordinarie per quell’epoca. Nel 1991 la fabbrica ha chiuso definitivamente i battenti e da quel momento è iniziata l’inarrestabile fase di degrado culminata nel 2014 con l’incendio di una parte della struttura.

Pochi mesi dopo la Fondazione Per Amor a l’Art  lo ha acquistato con l’obiettivo di avviare i lavori di ristrutturazione e creare al suo interno uno spazio multidisciplinare da dedicare all’arte, alla ricerca e al sociale. Un progetto di natura privata, ma con una forte vocazione pubblica.

Oggi l’edificio, splendidamente recuperato, occupa più di 4000 mq e si sviluppa su un’area che comprende 5 ex capannoni: 2 dedicati alla collezione d’arte di proprietà della stessa Fondazione, composta da oltre 1300 opere con un focus sulla fotografia e i linguaggi astratti in pittura e scultura, e i restanti 3 dedicati a mostre temporanee. In posizione laterale si aprono gli spazi del Centro diurno che accoglie i bambini e il ristorante dello chef stellato Ricard Camarena, qui trasferitosi per proporre i piatti della sua cucina innovativa. Molti sono anche i cortili e le aree verdi, come la cantina-deposito del XV secolo o il rifugio antiaereo utilizzato durante la guerra civile, che permettono di godere del complesso nella sua totalità e di scoprirne gli angoli più affascinanti.

 

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Bentornata fabbrica del vapore

Posted by on mar 9, 2018 in Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Oggi l’ex fabbrica è stata recuperata e rappresenta uno spazio vivo, aperto e permeabile, di respiro internazionale, in cui cultura e tempo libero si intrecciano. Laboratorio creativo e ricreativo, rivolto soprattutto ai giovani, è caratterizzata dalla forte interdisciplinarità delle attività promosse; uno spazio aggregativo del Comune di Milano in cui si può andare in qualsiasi momento per creare, partecipare, conoscere e condividere.

Tutto ciò è reso possibile da una superficie di 14.000 mq destinati a progetti di associazioni residenti e a mostre, spettacoli, ristoranti e servizi correlati. Presenta inoltre un cortile centrale, una grande agorà, naturalmente aggregativa, e un edificio, la “Cattedrale”, che collega i laboratori all’area ricreativa, adatta ai servizi culturali, alla condivisione e alle performance.

Milano, la Fabbrica del Vapore

Milano, la Fabbrica del Vapore

La sua storia secolare ha avuto inizio sul finire dell’Ottocento quando la città di Milano rappresentava uno dei più fertili cantieri industriali di tutta Europa.  Il 26 gennaio 1899 nell’area intorno a via Messina, non lontano da Porta Nuova, viene fondata un’azienda, la ditta Carminati, Toselli & C., dedita alla “costruzione, riparazione, vendita di materiale per ferrovie e tramvie”.

In particolare è proprio il settore tramviario ad attraversare in quegli anni un periodo assai florido. In breve tempo le opportunità di mercato si moltiplicano: un’attenzione sempre maggiore viene dedicata allo studio di nuove carrozze, in quanto le tramvie, con la trasformazione del mezzo di trazione da animale a vapore e poi successivamente elettrico, si avviano a diventare settore trainante dello sviluppo economico.

L’apice della produzione dura circa un trentennio fino a quando, con la presa di potere del regime fascista, per la nota fabbrica si avvia un periodo di stallo che nel giro di poco tempo porta alla crisi profonda e alla chiusura definitiva nel 1935. Da questo momento in poi gli edifici vengono prima affittati e in seguito venduti a differenti società che vi svolgono le più svariate attività (dal semplice deposito a industria tessile e farmaceutica, tipografia, autotrasporti). Alcune aree produttive verranno col tempo demolite, altre abbandonate al loro destino fino alla totale riconversione dei giorni nostri.  Ben tornata “fabbrica del vapore”!

 

Carrozza tramviaria realizzata dalla Carminati, Toselli & C., 1927

Carrozza tramviaria realizzata dalla Carminati, Toselli & C., 1927

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Nuova vita per Bergamo Bassa

Posted by on feb 19, 2018 in Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Bergamo Bassa, Piazza Cavour (render Luigino Pirola)

Bergamo Bassa, Piazza Cavour (render Luigino Pirola)

Il masterplan si fonda su tre capisaldi: la pedonalizzazione del centro, con il  nuovo disegno degli spazi aperti e delle pavimentazioni; la definizione di un sistema connettivo di spazi pubblici multifunzionali; l’innesto nei piani terra degli edifici, e dei loro cortili, di attività pubbliche.

Queste le linee guida di “Flanerie”, il progetto vincitore del concorso europeo indetto per la riqualificazione del centro piacentiniano di Bergamo Bassa. Ad aggiudicarselo il gruppo guidato dall’architetto paesaggista Luigino Pirola che dimostra un’attenzione particolare per il contesto esistente, ricco di qualità ma da tempo in crisi.

Piazza Cavour, il Sentierone e l’area antistante il Teatro Donizetti sono pensati come un “parcocontinuo”, un unicum urbano con predominanza del verde da dedicare al movimento lento del passeggio e alle attività ludiche all’aperto. Dall’asse del Teatro la trama della pavimentazione scandisce un percorso che attraversa il Sentierone e porta direttamente in piazza Dante dove si apre il nuovo ingresso dell’ex Albergo Diurno. Sul lato opposto della piazza un movimento simmetrico del terreno si eleva dalla quota del suolo e permette di ricavare un secondo accesso agli spazi interrati. Nell’area di largo Belotti la strategia per riqualificare il centro si allarga anche agli edifici, per contaminarne i piani terra e i cortili, prevedendo attività attrattive per rivitalizzare l’ormai assopito cuore della città.

Con la conclusione del concorso si potrà finalmente avviare la fase di confronto e messa a punto del progetto. L’Amministrazione ha già stanziato la copertura finanziaria per il primo lotto dei lavori che dovrebbe riguardare la zona di Piazza Dante e del Quadriportico del Sentierone. Nel confronto con i proprietari degli immobili che gravitano nell’area si giocherà la partita più importante e si capirà effettivamente se le idee proposte dal masterplan potranno avere un futuro favorevole.

Nel frattempo, a partire dal 16 febbraio, tutti i progetti finalisti saranno in mostra presso l’atrio  del Palazzo della Libertà.

Bergamo, Sentierone e portici, cartolina storica, 1933

Bergamo, Sentierone e portici, cartolina storica, 1933

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Ridisegnare Parigi

Posted by on feb 1, 2018 in Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

 

153 progetti finalisti per 55 aree diverse. Al Pavillon de l’Arsenal di Parigi sono in mostra, fino al 4 marzo prossimo, gli esiti del concorso Inventons la Métropole du Grand Paris che ridisegnerà completamente il volto della città.

Il progetto ha preso le mosse dalle numerose ipotesi di incremento abitativo avanzate negli ultimi anni e riconducibili sostanzialmente a due tipologie di intervento molto diverse tra loro: densificazione o espansione. La prima è risultata difficile, se non impossibile da percorrere, poiché Parigi è già una delle città più dense al mondo e gli interventi in questa direzione risulterebbero del tutto invasivi; più semplice e realizzabile l’espansione nel territorio, una politica urbana in corso già da cinquant’anni e che ha prodotto, però, anche veri disastri, come i quartieri ghetto-popolari che circondano la città. Per questo motivo l’approccio è stato radicalmente rivisto per rispettare il limite di consumo del suolo: le aree prescelte dal bando riguardano spazi già urbanizzati da riqualificare o da ricucire, incluso il recupero di edifici abbandonati.

Architetti, urbanisti e intellettuali internazionali, sono stati invitati a ragionare su queste tematiche e a immaginare la metropoli del futuro, dopodiché il passo successivo è consistito nella creazione della “Societé du Grand Paris”, ente pubblico con partecipazioni private che ha coordinato lo sviluppo delle infrastrutture individuando una serie di poli strategici d’interscambio che interagiranno con la rete viaria e dei trasporti esistente. L’idea principale è quella di realizzare un nuovo anello di rete metropolitana, concentrico  rispetto agli attuali confini cittadini, che sarà chiaramente supportato da moderne infrastrutture, permettendo i collegamenti periferici senza necessariamente passare dal centro della città, che attualmente è già al limite di saturazione. Questi poli toccati dalla rete rappresentano di fatto le principali aree interessate dal concorso con l’aggiunta di altri luoghi scelti dai singoli comuni de l’Île-de-France per recuperare edifici o spazi inutilizzati o degradati.

La mostra parigina risulta particolarmente significativa anche per il tipo di esposizione, del tutto inusuale. Una scelta dettata da motivi pratici di spazio ma che è risultata sorprendentemente azzeccata anche per quello che riguarda la visita stessa poiché tutti i disegni finalisti (153) non sono appesi alle pareti, ma impilati su supporti a terra in modo da poter essere presi anche comodamente in mano.

 

 

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