Dalla ghisa all’acciaio

Posted on mar 13, 2019

Il palo in acciaio senza saldatura, impiegato anche nel campo dell’illuminazione pubblica con funzione di sostegno per le luci, è un’invenzione nata in Germania a fine Ottocento, che ha reso possibile per la prima volta la produzione di manufatti in grado di resistere anche a pressioni meccaniche elevate. Oltre ad essere molto più leggeri, i pali in acciaio offrono ottime garanzie di compattezza e resistenza perché realizzati in un unico pezzo, mentre quelli in ferro e ghisa, sono spesso prodotti in sezioni, di varie misure e dimensioni, le quali debbono poi necessariamente raccordarsi tramite fissaggi o saldature.

Prima che la nuova tecnologia si diffonda in Europa, e poi successivamente in tutto il mondo, bisogna attendere almeno una cinquantina d’anni. Non mancarono tuttavia, anche negli anni che precedettero lo scoppio della seconda guerra mondiale, nuovi progetti di illuminazione pubblica che prevedevano l’impiego di tubolari in acciaio. In Italia tale opportunità viene sfruttata appieno dalla Società Anonima Stabilimenti di Dalmine (Bergamo) che utilizza l’acciaio già nel 1932 per realizzare gli inediti candelabri di piazza Saffi a Forlì.

Un catalogo, entrato recentemente a far parte della collezione dell’Archivio della Fondazione Neri, mostra un intervento analogo in Belgio, nella città di Bruxelles, a partire dal 1930.  Poteax en Acier, è il titolo del piccolo ma interessantissimo volume (36 pagine in tutto) attraverso il quale è possibile ripercorrere la produzione della Sociéte Anonyme des Usines a Tubes de la Meuse, stabilimento belga specializzato nella fabbricazione di condutture in acciaio per l’acqua e il gas, oltre che di pali per l’illuminazione urbana. Quest’ultima sezione, ampiamente documentata, è suddivisa in due parti.

Nella prima la nuova lega metallica risulta al servizio di una produzione ancora in parte ispirata alla tradizione neoclassica tardo-ottocentesca: sulla superficie liscia del palo persistono infatti decori di tipo floreale e vegetale, maggiormente concentrati sulla base e sulle mensole che compongono la cima. Una tipologia di lampioni destinata a illuminare diverse zone di Bruxelles, compreso il centro storico.

Molto più lineari, geometriche e minimaliste risultano le forme, in particolare dei bracci reggi-lampade, visibili su un altro gruppo di tavole che rispondono alla ricerca di modernità tipica del déco, lo stile affermatosi in Europa nel 1925 in seguito all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali di Parigi. La pubblicazione del catalogo conservato al MIG è successiva a questo straordinario evento di appena cinque anni.

 

 

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