“Olio lampante” Il primato di Gallipoli

Posted on feb 5, 2019

C’è stato un tempo, a partire dal XVII secolo, nel quale l’olio di Gallipoli era considerato il migliore del Mediterraneo. Ottenuto dalla spremitura delle olive, non era usato per l’alimentazione, bensì per illuminare le case, ma, soprattutto, le strade e le piazze cittadine. Da qui il termine “olio lampante” per indicare un prodotto che serviva appunto ad alimentare le lampade.

Il suo prezzo veniva battuto da Napoli a Londra (oggi sarebbe stato quotato in borsa!). Navi e bastimenti provvedevano a trasportarlo dal porto della città salentina verso i principali scali italiani e del Nord Europa; da questi ultimi raggiungeva addirittura gli Stati Uniti e le steppe russe. Era impiegato nelle lanerie della Gran Bretagna e grazie alla sua purezza illuminava le icone venerate nelle chiese ortodosse di Mosca. Anche il Palazzo d’Inverno di Pietroburgo si accendeva con l’olio gallipolino che faceva risaltare gli ampi saloni ricchi di specchi e marmi policromi. Pare che la stessa zarina Caterina avesse più volte inviato emissari a Gallipoli per cercare di scoprirne il segreto.

Il porto di Gallipoli nel XVIII secolo

Il porto di Gallipoli nel XVIII secolo

Segreto che nasceva negli antichi frantoi ipogei disseminati per la città, una trentina di questi localizzati solo nel centro storico.  Il suo successo era infatti favorito dalle particolari condizioni ambientali: le vasche sotterranee e le pietre di decantazione, così come la temperatura sempre fresca, l’umidità e la salsedine marina, hanno permesso la creazione di un prodotto vincente.

La sua gradevolezza era dovuta in primis alla lucentezza e alla purezza, qualità fondamentali se si considera che tutti gli altri olii fornivano poca luce ed erano caratterizzati da un perenne alone opaco; per di più facevano molto fumo e l’odore sgradevole impregnava a lungo gli ambienti. Inoltre le lampade cittadine erano chiuse da vetri che a causa del fumo si annerivano velocemente  e la loro pulizia era molto costosa. Tutto ciò rende facilmente comprensibile l’altissima richiesta di quest’olio da parte delle principali città e capitali d’Europa che potevano finalmente disporre di un prodotto illuminante privo di fumo e molto lucente.

Gallipoli, frantoio ipogeo, @LaStampa.it

Gallipoli, frantoio ipogeo, @LaStampa.it

Lo sapevano bene gli stessi “accenditori”, addetti municipali che provvidero a rifornire le lampade e le lanterne di mezzo mondo di questo prezioso oro liquido. Poi, a partire dalla metà dell’800, una importante innovazione inflisse prima un duro colpo e poi successivamente condannò all’oblio l’olio salentino. Dopo oltre due secoli di predominio incontrastato nasceva e si stava diffondendo ovunque il gas-luce!

All’olio lampante sarà dedicata una mostra all’interno del Castello di Gallipoli dal titolo “Lampante. Gallipoli, città dell’olio” in programma dal 25 aprile al 3 novembre 2019.  Anche il Museo Italiano della Ghisa parteciperà all’evento con un pezzo della sua collezione: un lampione ottocentesco per l’illuminazione pubblica funzionante originariamente ad olio.

Un "accenditore" per le strade di Milano

Un “accenditore” per le strade di Milano

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