"Benvenuti nel blog del Museo Italiano della Ghisa!"

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Parigi all’ombra del Vesuvio

Posted by on dic 12, 2017 in Arredo Urbano | 0 comments

G. De Nittis, strada di Parigi con carrozze, 1875

G. De Nittis, strada di Parigi con carrozze, 1875

Gli artisti napoletani presenti a Parigi nella seconda metà dell’Ottocento, fisicamente o attraverso le opere inviate ai Salon e alle Esposizioni Universali, sono stati nettamente più numerosi di quelli provenienti da qualsiasi altra parte d’Italia. Il capoluogo francese esercitò in quegli anni un’attrazione irresistibile anche sotto il profilo dell’aggiornamento e del confronto con l’arte europea.

La mostra Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo, in corso alle Gallerie d’Italia a Napoli, vuole ripercorrere lo sviluppo della pittura partenopea alla luce di questo fenomeno che ha interessato i generi più amati di quel periodo: il paesaggio, la veduta urbana e soprattutto la cosiddetta “pittura della vita moderna” di cui proprio gli impressionisti sono stati i maggiori interpreti.

Con una trentina di opere esposte, De Nittis, pugliese di origine ma napoletano di formazione, rappresenta la figura più emblematica della mostra. Nel suo celebre salotto parigino, dove erano ospiti abituali personaggi come Edgar Degas, Edmond de Goncourt e Charles François, accoglieva e istruiva i numerosi “colleghi” italiani che accorrevano nella Ville Lumière.

È proprio a Parigi che si registra in quegli anni, e per la prima volta, grazie agli interventi del barone Haussmann (Prefetto della Senna), la progressiva sostituzione del legno e della pietra con il metallo – ghisa in particolare – con cui si realizzano tutti i manufatti destinati all’arredo urbano. Tali oggetti non sono sfuggiti all’occhio vigile e indagatore di De Nittis che li ha splendidamente immortalati nei suoi dipinti.

Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo
Napoli, Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano
Via Toledo 185
6 dicembre 2017 – 8 aprile 2018

G. De Nittis, Lungo la Senna, 1876

G. De Nittis, Lungo la Senna, 1876

 

G. De Nittis, Sulla panchiana degli Champs-Elyses

G. De Nittis, Sulla panchiana degli Champs-Elyses

 

 

 

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Il Liberty a Salsomaggiore

Posted by on nov 29, 2017 in Itinerari | 0 comments

Nella primavera scorsa con la pubblicazione dell’articolo dedicato alla mostra di Castrocaro Terme “Magiche atmosfere Déco”, alla quale la stessa Fondazione Neri ha partecipato con il prestito di alcune sue opere, cogliemmo l’occasione per accennare alla storia del Padiglione delle Feste – scelto come location dell’evento – che rappresenta una delle massime espressioni del Déco italiano. http://www.arredodesigncitta.it/terme-benessere-e-cultura/

Oggi, invece, in questa sorta di “percorso delle acque curative” tra le località termali italiane vogliamo accompagnarvi nella cittadina di Salsomaggiore Terme (PR) che deve la sua fama proprio agli stabilimenti curativi tra i più grandi al mondo. Il volto di Salsomaggiore si costruisce velocemente alla fine dell’Ottocento assumendo uno stile che presenta caratteristiche comuni alle altre Villes d’Eaux europee.

Decori liberty, la sala d'attesa delle Terme Berzieri

Decori liberty, la sala d’attesa delle Terme Berzieri

Le proprietà terapeutiche delle acque salsobromoiodiche ad elevata mineralizzazione furono scoperte 150 anni fa da Lorenzo Berzieri a cui è dedicato lo straordinario edificio in stile liberty sede di uno dei tanti centri termali della zona, e annoverato tra i monumenti nazionali. Realizzato tra il 1913 e il 1923 su progetto dall’architetto Ugo Giusti, lo scenografico complesso è caratterizzato da una serie di splendide decorazioni, sia all’interno che all’esterno, a motivi floreali e zoomorfi, con assonanze stilistiche di gusto orientale, frutto della fertile attività dell’artista Galileo Chini.

Il centro emiliano presenta altri splendidi esempi liberty quali la gabbia del Pozzo Scotti e la pensilina dell’ex Grand Hôtel des Thermes: entrambe le opere recano la firma di Alessandro Mazzucotelli, artigiano, designer, che ha legato il suo nome alle decorazioni delle opere in ferro battuto dei maggiori esponenti del liberty italiano e straniero.

A riprova dell’importanza, anche artistica del luogo, agli inizi del Novecento il parterre fiorito davanti all’edificio delle Terme Berzieri si arricchisce di alcuni candelabri monumentali in ghisa fusi dalla Compagnia Anonima Continentale, già Brunt, di Milano, uno degli stabilimenti più rinomati dell’epoca nella fabbricazione di manufatti e apparecchi destinati alla nascente illuminazione elettrica.

L'edificio liberty che ospita le Terme Berzieri con in primo piano uno dei candelabri monumentali di inizio '900, foto 1970

L’edificio liberty che ospita le Terme Berzieri con in primo piano uno dei candelabri monumentali di inizio ’900, foto 1970

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Coast to coast: la via del ferro

Posted by on nov 23, 2017 in Itinerari | 0 comments

Fino a quando detennero il controllo di tutta la “filiera” del ferro (dall’estrazione del minerale fino  alla sua commercializzazione) gli Etruschi furono gli esponenti di una delle più importanti e potenti civiltà del mondo antico.

In località Frizzone, nel comune di Capannori (LU), è stato rinvenuto un tratto di strada etrusca del V sec. a.C., lunga 300 metri e larga addirittura 5 con un sottofondo edilizio che anticipa di centinaia di anni quello delle consolari romane. Si tratta di una strada glareata, cioè costituita di ghiaia e ciottoli di piccole e medie dimensioni pressati sul terreno senza alcun tipo di legante in modo da formare uno strato compatto e omogeneo. Proprio sui ciottoli del suo piano stradale si ritrovano impressi i profondi solchi prodotti dal continuo passaggio di carri, chiaramente appesantiti dal tipo di carico trasportato, il ferro.

La strada etrusca del Frizzone (LU)

La strada etrusca del Frizzone (LU)

Questo percorso potrebbe costituire il primo tassello per ritrovare la famosa strada etrusca dei due mari, quella che univa il porto tirrenico di Pisa con quello adriatico di Spina, la direttrice citata dal viaggiatore greco Pseudo-Scilace di Carianda nel IV sec. a.C. cui viene attribuita la frase “Questa città si raggiunge da Pisa in tre giorni di cammino”.

La strada del ferro doveva probabilmente passare da Prato e da qui valicare l’Appennino (i Monti Azzurri per i Greci) con direzione Kainua (Marzabotto), Velzna/Bononia (Bologna) fino ad arrivare in prossimità del mare a Spina. Da questo scalo partiva il ferro etrusco, diretto verso i numerosi empori del Mediterraneo orientale, e vi arrivavano come contropartita i vasi attici, l’ambra e le altre merci pregiate che solo gli Etruschi potevano a quei tempi permettersi.

Solco lasciato dal passaggio dei carri impiegati per il trasporto del ferro

Solco lasciato dal passaggio dei carri impiegati per il trasporto del ferro

 

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Un museo (diffuso) per i luoghi abbandonati

Posted by on nov 13, 2017 in Itinerari, Riqualificazione spazi urbani | 0 comments

Tra i numerosi luoghi che sono stati riutilizzati in seguito alla cessazione della loro originaria funzione e quelli già dichiarati monumenti da preservare, esiste una miriade di spazi abbandonati e, cosa ancora più grave, dimenticati dalle stesse comunità che li hanno ricevuti in eredità. Eppure questo “patrimonio nascosto” se fosse sottoposto a un attento lavoro di conoscenza, approfondimento e catalogazione, potrebbe rappresentare una straordinaria occasione per sperimentare i principi del recupero.

In Romagna l’associazione culturale Spazi Indecisi ha avviato una mappatura dei luoghi abbandonati che coinvolge un ampio territorio, dal mare Adriatico fino all’Appennino. L’idea è quella di organizzare al loro interno eventi temporanei con lo scopo di richiamare l’attenzione su una possibile nuova frontiera del progetto. Da questo impegno è nato IN LOCO, il Museo diffuso dell’abbandono, programma sperimentale di museo dedicato alla valorizzazione di luoghi che condividono la medesima sorte: lo stato di totale abbandono.

L’obiettivo è quello di riportare alla luce le tante storie nascoste dietro i “moderni ruderi” attraverso diversi itinerari: luoghi del lavoro; colonie marine; architetture del divertimento lungo la riviera romagnola; case in pietra della Romagna toscana; edifici razionalisti che hanno cambiato il volto urbano anche dei più piccoli borghi dell’entroterra tra il 1920 e il 1940.

Il primo appuntamento consiste in una mostra dedicata ai luoghi dimenticati della Romagna, allestita presso lo spazio EXATR (ex deposito delle corriere di Forlì), per la quale sono state impiegate testimonianze dirette e contenuti pluridisciplinari realizzati da musicisti, fumettisti, attori, fotografi.

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NAPOLI, LA VIA SUL GOLFO

Posted by on ott 30, 2017 in Arredo Urbano | 0 comments

Napoli, via Litoranea

Napoli, via Litoranea, anni ’30

L’idea di un nuovo asse di collegamento tra la parte orientale e quella occidentale della città Napoli ha rappresentato, fin dalla seconda metà del XIX secolo, uno dei temi più dibattuti e ricorrenti, fino al 1925 quando la situazione di stallo in cui era caduta la vicenda offre all’amministrazione fascista l’occasione per dimostrare la sua efficienza.

Ignorati gli esiti di tre concorsi, banditi proprio con lo scopo di trovare la soluzione più idonea, prende corpo un progetto volto a trasformare radicalmente un tratto del celebre lungomare, tra piazza del Plebiscito e Castel Nuovo, mediante la creazione di una nuova strada, la cosiddetta Via Litoranea. Un progetto che si allontana dalla visione “igienista” di un restauro urbano, preso in considerazione in precedenza, e che impone, invece, un’idea più moderna e funzionale di città.

Il tracciato, lungo 860 metri, parte da via Nazario Sauro e scende al piano della banchina fino a lambire un nuovo giardino progettato a ridosso del Molosiglio; prosegue poi parallelamente alla facciata meridionale di Palazzo Reale fino alla darsena, passando tra questa e il bastione borbonico, costeggia Castel Nuovo, lungo la calata Beverello, per giungere infine a piazza Municipio.

La nuova arteria è destinata sia al traffico veicolare che a quello pedonale essendo dotata di marciapiedi laterali e balaustre delimitanti spazi verdi, aiuole con fiori e piante per il passeggio. Proprio sulle balaustre si decide di collocare pali in ghisa di piccole dimensioni a sostegno di una cima a forma di “T” caratterizzata dall’inserimento di tre globi in vetro opalino. A parte la cima, disegnata ad hoc per questo specifico contesto, è molto probabile l’impiego, o meglio il riadattamento, di pali fusi dalla fonderia fiorentina del Pignone già precedentemente utilizzati per illuminare altre zone del capoluogo campano.

Tre cartoline storiche (datate agli anni Trenta) conservate nell’archivio della Fondazione Neri, permettono di documentare questi esemplari a decoro dell’elegante strade litoranea.

 

I pali in ghisa sulla balaustra di via Litoranea

I pali in ghisa sulla balaustra di via Litoranea

 

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