Placemaking: pensare e vivere lo spazio pubblico in modo diverso

Posted on mag 16, 2016

Times Square, New York

Times Square, New York

Negli ultimi anni è emersa con forza la necessità di progettare gli spazi pubblici in modo più “partecipato”, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Si tratta di casi, però, ancora piuttosto isolati, di modalità progettuali poco sentite dagli architetti e dalle figure decisionali preposte, concentrate il più delle volte solo sulla fase di realizzazione e poco preoccupate dello step successivo, ovvero la gestione di tali spazi.

Questa nuovo approccio, denominato placemaking (o placemanagement) è stato teorizzato negli USA già a partire dal 1975 dall’associazione newyorkese Project for Public Spaces ed è oggi un movimento condiviso nell’ambito della progettazione degli spazi pubblici nell’ottica di farne il cuore pulsante di iniziative di rigenerazione nelle città. La metodologia si concentra sulla  collaborazione tra attori pubblici e privati allo scopo di realizzare luoghi di qualità che possano favorire il benessere delle persone,  siano essi parchi, centri cittadini, piazze, strade, quartieri, mercati, edifici pubblici.

L’atto progettuale non risulta quindi slegato dai bisogni dei fruitori, anzi mira alla definizione di spazi flessibili che, anche con spese decisamente contenute, possono accogliere gli utilizzi più disparati e soddisfare le necessità degli utenti, diventando il vero motore di alcune aree urbane, oltre che un formidabile punto d’integrazione.

Forse l’esempio di maggior impatto rimane la trasformazione avvenuta a New York dove sono attivi una settantina di distretti del commercio (Business Improvement Districts) che si occupano di trasformare quartieri metropolitani in luoghi attraenti non solo per chi li abita ma anche per visitatori e turisti, senza dimenticare gli interessi delle imprese che vi operano.

Predisporre e gestire tramite operazioni culturali è la chiave del metodo: basti pensare alle 5000 sedie verdi collocate a Bryant Park, divenute poi il simbolo della riappropriazione degli spazi pubblici della città di New York. Una sfida che nell’ultimo decennio, attraverso altri interventi (Hudson River Park, Times Square, Herald Square, Union Square, solo per citarne alcuni) ha cambiato il volto della metropoli statunitense, divenuta oggi una città verde e ospitale.

Bryant Park, New York

Bryant Park, New York

Questa esperienza spiega bene i meccanismi di governance e di compartecipazione finanziaria, anche dei soggetti privati, e le tipologie di servizi che possono ispirare i programmi di sviluppo dei distretti e delle città di altri paesi, Italia compresa. Ad oggi il movimento è infatti diffuso a livello internazionale e utilizzato da oltre 3000 comunità locali diffuse in 40 nazioni.

Bryant Park, New York

Bryant Park, New York

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