Trieste, sul molo la storia dell’illuminazione

Posted on mar 11, 2020

Trieste è tra le poche fortunate città che sono riuscite a salvare gran parte del proprio patrimonio storico di arredo urbano in ghisa. Mirati interventi di restauro, compiuti in anni recenti, hanno riguardato anche i pali destinati all’illuminazione delle banchine portuali, in particolare quelli collocati sul molo Audace, a pochi passi dalla centralissima piazza Unità d’Italia.

Rivoluzionari per l’epoca, considerato il fatto che funzionavano elettricamente (l’illuminazione elettrica appare la prima volta a Trieste nel 1898) essi vennero dapprima montati su di un basamento in pietra per poi subire alcune modifiche a partire grosso modo dagli anni ’20. La più rilevante consistette nell’inserimento di una nuova base in sostituzione del precedente piedistallo, questa volta realizzata, come il resto del manufatto, completamente in ghisa. La cima, invece, non solo restava sempre la stessa, ma diventava l’elemento caratterizzante, capace di contraddistinguere un elevato numero di esemplari triestini presenti in altre importanti zone del centro storico.

Trieste, i lampioni a pastorale recuperati del molo Audace

Trieste, molo Audace, gli originali lampioni a pastorale oggi recuperati

 

La sua caratteristica forma a “pastorale”, termine che deriva dal fatto di assomigliare al bastone ricurvo impiegato dai vescovi nelle principali cerimonie liturgiche, ritorna anche sui pali di piazza Unità d’Italia, così come su quelli delle piazze Goldoni e della Borsa, davanti alla facciata del Teatro Verdi o lungo il Corso. Sullo stelo verticale, chiuso da una pigna alla sommità, si innesta dunque questo braccio a volute, dalle linee armoniche ed eleganti, che funge da sostegno per il corpo luce vero e proprio costituito da un cilindro in rame a cui è avvitata una grande lampada a sfera.

Cartoline e foto d’epoca documentano ampiamente la presenza di questi arredi sul molo e tra queste, quelle più antiche, ci svelano un’altra curiosità: nella seconda metà dell’800 il luogo era illuminato da paletti artistici in ghisa di piccole dimensioni, montati sempre su basamenti lapidei, ma sormontati da una lanterna funzionante a gas. A proposito del gas e della sua iniziale “convivenza” con l’elettricità, si apprende che alla vigilia della Grande Guerra le nuove lampade elettriche erano solo 150, e fuori dal centro continuavano ad ardere le fioche luci dei fanali a gas.

I lampioni del molo su basamento, 1910 ca.

I lampioni del molo su basamento, 1910 ca.

Il molo Audace con i lampioni a pastorale su basamento

Il molo Audace con i lampioni a pastorale su basamento

Nel 1900 il molo è illuminato da pali funzionanti a gas

Nel 1900 il molo è illuminato da pali funzionanti a gas

Un ultimissimo aspetto riguarda il nome del molo Audace. In origine si chiamava San Carlo e nell’800 fungeva da attracco per i piroscafi e le imbarcazioni mercantili.  Il 3 novembre 1918, alla fine della guerra, la prima nave della Marina Italiana ad entrare nel porto di Trieste e ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace.  In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato nome al molo, chiamandolo appunto Audace. Col trascorrere del tempo e lo spostamento del traffico marittimo in altre zone, il molo si è trasformato in un luogo di passeggio molto amato dai triestini, una passerella di grande fascino protesa sul mare.

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