L’illuminazione attraverso i tempi: dalle origini all’utilizzo ottocentesco del gas

Posted on Apr 16, 2026

Parte III

Un avversario potente si stava levando da qualche anno contro i discendenti dell’antica lucerna: il gas-luce. L’illuminazione a gas rappresentava il risultato dell’applicazione delle scoperte chimiche fatte nel secolo precedente. Già da tempo, infatti, era noto come la combustione di alcuni fluidi aeriformi fosse accompagnata da un vivo sviluppo di luce e di calore; in particolare l’esperienza aveva insegnato che il carbon fossile, imprigionato in vasi chiusi ad un’elevata temperatura, era in grado di produrre un gas suscettibile di bruciare con scoppio; ma ancora nessuno aveva saputo trar partito da questo fatto.

L’idea di applicare all’illuminazione i gas combustibili che si formano durante la decomposizione di certe sostanze organiche appartiene, senza dubbio, al chimico francese Filippo Lebon. Egli riuscì ad ottenere gas infiammabile dalla distillazione del legno e ciò poteva servire tanto per il riscaldamento, quanto per illuminare. I mezzi impiegati dal Lebon ricevettero in Francia un principio di esecuzione, ma non furono spinti molto avanti: la morte improvvisa dell’inventore, trovato assassinato la mattina del 3 dicembre 1804 agli Champs-Elysées, arrestò in maniera brusca la nascente industria.

Gli studi dell’ingegnere transalpino vennero comunque ripresi in Inghilterra da W. Murdoch, il quale vi apportò una sostanziale modifica: il legno fu sostituito dal carbon fossile. I suoi primi esperimenti col nuovo gas consistettero nell’illuminazione dell’officina di Watt e Boulton a Soho e quella della filatura di lino dei signori Philipps e Lée a Manchester.

Il carbone era distillato in ampie storte di ghisa e il gas, condotto in grandi serbatoi realizzati anch’essi in ghisa, veniva lavato e purificato prima di essere trasferito ai becchi di combustione. La dolcezza e la vivacità della luce prodotta entusiasmarono da subito gli operai addetti ai processi di trasformazione del combustibile; inoltre, questa fonte di illuminazione presentava il vantaggio di non originare scintille (come invece facevano le candele) e, di conseguenza, riduceva notevolmente i pericoli d’incendio ai quali erano esposti tutti i cotonifici inglesi, costruiti prevalentemente in legno.

La fortuna del gas illuminante, inoltre, va indissolubilmente legata anche alla figura del tedesco Winsor che impegnò in questa impresa l’energia e l’avvedutezza d’un grande uomo d’affari, riuscendo ad impiantare in Inghilterra, e successivamente in Francia, le prime officine per la produzione del nuovo combustibile: quest’ultimo affiancherà inizialmente l’uso dell’olio per poi soppiantarlo definitivamente a partire dalla metà dell’Ottocento, diventando la fonte luminosa per eccellenza delle nascenti città moderne.

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