L’illuminazione attraverso i tempi: dalle origini all’utilizzo ottocentesco del gas

Posted on Apr 21, 2026

Parte IV

Con l’affermarsi del gas illuminante, le grandi capitali europee (Parigi per prima) iniziarono a dotarsi di fanali stradali in fusione di ghisa dalle forme e dalle fogge più disparate: nacquero così manufatti semplici e lineari, o al contrario capolavori dalla linea ricca ed elegante nello stile tipico del XIX secolo, realizzati non esclusivamente per illuminare ma anche per mettersi in mostra e abbellire i luoghi in cui venivano collocati diventando, loro stessi, importanti elementi di arredo urbano.

La componente costante, in così tanta varietà di tipologie, era comunque sempre rappresentata dalla presenza di un corpo luce vero e proprio e del suo relativo sostegno – o mensola – che a sua volta trovava necessariamente supporto nel muro, o su un palo verticale in presenza di un lampione.

Una nuova figura cominciò ad aggirarsi all’imbrunire per la città: il lampionaio, addetto all’illuminazione e alla manutenzione delle lampade a gas. Talvolta vestito in blusa turchina con sopravveste e berretto municipale in testa,  portava con sé una lunga pertica all’estremità superiore della quale era fissata una speciale lampada munita di gancio, detta appunto “lampada d’accenditore”, che gli consentiva, senza l’ausilio di una comune scala in legno (impiegata solo all’inizio di questa fase e per un periodo molto breve), di aprire dal basso verso l’alto lo sportellino inferiore in vetro della lanterna, girare la chiavetta del gas e provocare l’accensione mediante un’esca accesa che il lampionaio provvedeva a mantenere viva soffiando di tanto in tanto aria attraverso una pompetta di gomma.

Verso la fine dell’Ottocento, vennero realizzati esemplari per l’illuminazione pubblica decorati sia nel fusto che nel basamento, con l’aggiunta di una serie di animali fantastici (draghi, leoni alati, grifoni) che li resero ancora più congeniali al gusto dell’epoca. A questa tipologia di manufatti particolarmente raffinati appartiene il candelabro, un lampione a più bracci il cui termine derivava dall’omonimo archetipo di età greco-romana impiegato successivamente nelle chiese con lo scopo di reggere le candele. Ricco ed imponente, nonostante le dimensioni ridotte, il candelabro venne progettato per essere collocato prevalentemente sulle balaustre dei ponti o comunque su una base in pietra che fungesse da piedistallo.

Il prestigio e il fascino di questi elementi derivarono anche dal fatto di essere il risultato di una produzione che, seppure seriale, si rivelò spesso esclusiva di una zona geografica, di un determinato luogo o addirittura di una sola città che anche grazie ai suoi arredi illuminanti era in grado di caratterizzarsi e distinguersi dalle altre realtà urbane.

Le numerose fonderie artistiche in ghisa produrranno manufatti di ogni tipo, pochi dei quali purtroppo sopravvivono nei nostri centri abitati. Con l’avvento e la graduale diffusione dell’energia elettrica, processo portato a compimento verso la fine del secondo decennio del Novecento, molti esemplari scomparvero, perché sostituiti da apparecchi più consoni a soddisfare le nuove esigenze. Alcuni invece vennero “trasformati”, soprattutto mediante il prolungamento della colonna, in modo da spostare più in alto il punto luce e consentire così una maggiore illuminazione o fungere da sostegno alle stesse linee elettriche sospese.

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