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Quando i treni funzionavano a vapore, assieme alle merci e ai passeggeri viaggiavano anche le scorte d’acqua e di combustibile (legna, carbone). Queste erano collocate all’interno del tender, una carrozza appositamente dedicata e inscindibile dalla macchina, al punto che solo la loro combinazione definiva la locomotiva; qualora le scorte non fossero stivate su un vagone separato, bensì sulla macchina stessa, si parlava, invece, di locomotiva-tender.
La quantità di combustibile era sempre maggiore di quella dell’acqua necessaria alla vaporizzazione; pertanto, il rifornimento idrico risultava più frequente di quello del carbone e veniva effettuato mediante le cosiddette colonne idrauliche, o gru idrauliche ordinarie, termine utilizzato nell’Ottocento.

Poste accanto a un binario di sosta di un deposito locomotive o di una stazione ferroviaria, ma anche lungo la linea – sulla rete delle Ferrovie dello Stato erano presenti a una distanza di 25 km l’una dall’altra – le colonne idrauliche sono manufatti in fusione di ghisa composti da una parte verticale a struttura tubolare fissa e da un lungo braccio girevole orizzontale che termina con un raccordo curvo e rastremato verso il basso allo scopo di convogliare l’acqua nei serbatoi dei treni.


In cima un dispositivo luminoso di segnalamento, alloggiato dentro a una lanterna, ne indicava la posizione a distanza, dato che il braccio aperto interferiva con la larghezza limite dei treni. Sulla pavimentazione, accanto alla colonna, un rubinetto a saracinesca azionato manualmente da un volante consentiva, invece, la fuoriuscita e il successivo arresto dell’acqua.

In Italia le colonne idrauliche sono rimaste in attività fino agli anni Settanta del secolo scorso, in concomitanza con la fine del servizio fornito dai treni a vapore. Oggi sono state quasi tutte disinstallate e le poche che sopravvivono versano in cattivo stato di conservazione, vittime dell’incuria, del degrado e dell’ossidazione del metallo che contribuisce inevitabilmente alla loro progressiva distruzione.
Un caso isolato ha riguardato il ripristino di quattro esemplari sulla “Transiberiana d’Italia”, ufficialmente conosciuta come Ferrovia dei Parchi, rimessa in funzione esclusivamente a scopo turistico. Dal 2023, in occasione dei 126 anni dell’apertura della storica linea Sulmona-Isernia, questi “fortunati” esemplari sono tornati in attività per rifornire d’acqua la locomotiva a vapore che si inerpica sulle montagne del Parco della Majella sbuffando tra borghi e paesaggi mozzafiato.
Read MoreUn alternarsi verticale di frecce e lance collegate tra loro da traverse e archi orizzontali, il cui ritmo è scandito da pilastri ornati con motivi venatori.
La “cancellata di Villa Garibaldi” in piazza Marina a Palermo è una splendida opera monumentale progettata dall’architetto Giovan Battista Basile – autore anche dell’esotico giardino pubblico racchiuso al suo interno – e fusa in ghisa dalla rinomata Fonderia Oretea, di proprietà dei Florio, che proprio per questa commessa ricevette in più di un’occasione le congratulazioni da parte dello stesso Basile.

Si tratta di una recinzione di forma quadrangolare che si compone di 98 pannelli, uguali per ognuno dei quattro lati, e 6 cancelli ai cui lati sono inseriti 12 elementi di raccordo (tra pannello e cancello) aventi la funzione di colmare le lacune causate dalla forma irregolare del quadrilatero e dalla diseguaglianza dei lati.[1] Nel 1863 l’architetto palermitano la disegnò ispirandosi al bosco artificiale sorto nel ‘500 su quest’area paludosa a seguito di un importante intervento di bonifica. Il luogo venne popolato da pernici e conigli, ma anche daini, volpi, lupi e cinghiali che in occasione di eventi solenni potevano essere cacciati e uccisi.

Si spiega così il motivo dell’inconsueta simbologia che contraddistingue gli elementi più belli e particolari dell’opera. Tra tutti i montanti della recinzione, fusi in ghisa in un unico pezzo, a conferma dell’abilità raggiunta dall’Oretea che grazie ai Florio era diventata in quegli anni uno stabilimento di prim’ordine. I montanti, infatti, presentano: una testa di cinghiale a sbalzo, sulla base; un decoro a forma di pigna con motivi che richiamano il tema della caccia,sulla fascia centrale (conigli e volatili a testa in giù e borse da cacciatore); un’anfora dal collo stretto e allungato, che doveva sostenere originariamente i corpi illuminanti, sulla sommità.
Molto eleganti appaiono anche gli elementi di raccordo a forma di scudo con corda intrecciata, sorretti da una coppia di serpenti avvinghiati ai montanti del pannello e del cancello.


Non è
ancora chiaro di quale colore fosse in origine la cancellata. Sicuramente in
alcuni periodi dovette essere verde, come attestano tracce di vernice ritrovate.
Mentre, su documenti contabili redatti dal Basile durante la direzione dei
lavori, si farebbe riferimento a un “color pulce”, ovvero una gamma
cromatica a metà strada fra un rosso-marrone e un rosso-purpureo.

[1] Per collocare il giardino al centro della piazza, Basile dovette affrontare molte difficoltà, dovute principalmente alla forma quadrilatera irregolare, al non perfetto allineamento degli edifici sui quattro lati dell’area e al consistente dislivello tra i vertici della piazza stessa. Tali irregolarità influirono inevitabilmente anche sulla progettazione e sulla successiva costruzione della cancellata.
Read MoreIl suo disegno di un chiosco per la musica che ospita un violinista e un’ammiratrice, rappresenta una delle icone più celebrate dell’amore romantico.
L’edificio in questione esiste davvero! Nel 1942 l’illustratore francese Raymond Peynet [1] si fermò a Valence per lavoro e mentre era seduto su una panchina, di fronte al chiosco musicale della città, la sua vita giunse ad una svolta. Immaginò un violinista dai lunghi capelli che suonava da solo e una ragazza che lo ascoltava rapita: erano nati gli “amanti di Peynet”.
L’illustrazione ebbe un successo immediato e la sua popolarità fu tanto improvvisa quanto duratura. I due giovani hanno viaggiato in lungo e in largo per tutto il mondo, comparendo su libri, cartoline, francobolli, porcellane; e ancora: medaglie, capi d’abbigliamento, statue.

Nel 1966, alla presenza dell’autore stesso, il chiosco musicale di Valence è stato ufficialmente nominato Chiosco Peynet e in seguito classificato come monumento storico.
Progettato nel 1890 da Eugène Poitoux (scultore e architetto degli spazi civili e militari di Valence) in sostituzione di un precedente palco per orchestra risalente al 1862, il chiosco si compone di 8 pilastri in ghisa sormontati da un tetto in fusione di zinco decorato con lire.


Il risultato è un’architettura raffinata, di straordinaria fattura, ubicata sulla spianata del Campo di Marte dove, col trascorrere del tempo, ha acquisito il titolo di monumento più famoso ed emblematico di questa bella città della Francia meridionale.

Per chi fosse interessato
ad approfondire la conoscenza dei chioschi per la musica – l’elemento più
affascinante e fantasioso dell’arredo urbano – può consultare –
Arredo & Città, la rivista
semestrale edita dalla Fondazione Neri, nn. 1 e 2, 2005.
[1] Nato a Parigi nel 1908 fu ammesso all’età di quindici anna alla Scuola delle Arti Applicate all’industria. Lavorò per un’agenzia pubblicitaria disegnando etichette di profumi, scatole di cioccolatini e realizzando varie pubblicità. Successivamente iniziò a pubblicare i suoi disegni nei giornali parigini, come Le Rire, Rire à deux, Paris Magazine, Le Boulevardier. La definitiva consacrazione arrivò nel 1942 con l’illustrazione dei due giovani amanti ambientata nel chiosco di Valence.
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26 lettere per la Storia dell’illuminazione nell’Ottocento. È il titolo dell’ultimo numero di Arredo & Città consultabile online. Dopo il primo numero del 2025, dedicato alle tre sedi espositive della Fondazione Neri, questa seconda pubblicazione traccia una sintesi della storia dell’illuminazione del XIX secolo assumendo come riferimento le lettere dell’alfabeto: per ciascuna di esse sono state individuate altrettante parole attraverso le quali viene ricostruito un quadro storico e tipologico dei manufatti in ghisa, del loro uso e del valore che ancora oggi rivestono.

Si è trattato di un’epoca particolarmente importante, contrassegnata da molti cambiamenti, tra i quali l’avvento dell’industrializzazione, del gas e poi dell’energia elettrica, la nascita delle arti applicate (oggi definite con un termine più moderno, design).
L’innovazione era all’avanguardia e tutti gli stimoli da essa prodotti hanno in qualche modo trovato spazio nella nostra trattazione, che ha cercato di essere nel suo insieme il più possibile originale e interessante.
Read MorePlace Billard, Chartres, Francia. Ogni mercoledì e sabato mattina si riempie di profumi e colori, un rito che va in scena e si rinnova da ben 126 anni. Era il 1899 quando la piazza fu deputata ad ospitare il mercato ortofrutticolo e una grandiosa struttura coperta in ferro, ghisa e vetro venne appositamente costruita. Nasceva il Marché aux Légumes, il posto migliore della città dove poter fare scorta, ancora oggi, di prodotti alimentari locali.

Ubicato a soli 200 metri dalla Cattedrale di Notre-Dame – uno degli edifici gotici più belli e imponenti del mondo – il mercato coperto è un luogo imperdibile, sia di giorno, magari raggiungendolo da una delle stradine strette e pittoresche che conducono alle case affacciate sul fiume Eure, ma soprattutto di notte, quando indossa la sua veste migliore, una veste fatta di luce.

Luce alla quale è votata l’intera città di Chartres. Al calare della notte, da aprile a ottobre, tutti i giorni, il centro si trasforma in un immenso spettacolo di luci dando vita alla più grande operazione di valorizzazione del patrimonio cittadino al mondo con ben 24 siti illuminati. Durante Chartres en Lumières lo spettatore è condotto alla scoperta dei monumenti più significativi, valorizzati da straordinarie scenografie luminose che raccontano storie e celebrano la vita e l’architettura della città.
L’ossatura metallica del mercato si accende di una luce dinamica blu che richiama il colore tipico delle vetrate medievali della Cattedrale, che hanno reso famosa Chartres ovunque nel mondo, ricreando un’esperienza immersiva e affasciante. Al centro, inoltre, è proiettata a terra un’originale rappresentazione luminosa della città nella quale appaiono ben riconoscibili i luoghi emblematici del suo patrimonio storico e culturale.

Ed è proprio di notte, illuminato, che questo edificio rivela tutta la sua eleganza, in puro “stile Baltard”, termine impiegato per indicare l’artefice delle Halles di Parigi, il maestoso mercato progettato dall’architetto Victor Baltard che per la prima volta combinò innovazione (utilizzo di nuovi materiali quali il metallo e il vetro) e funzionalità (un design pensato appositamente per le esigenze di un grande mercato coperto) senza tralasciare l’estetica. Ciò ha prodotto uno stile particolarmente gradevole e moderno che ha influenzato non solo l’architettura industriale ma anche, e soprattutto, quella urbana.

