Torino: da città dell’auto a città sostenibile
Una Torino più percorribile a piedi e in bicicletta. Un tempo sinonimo dell’industria automobilistica italiana, la città di Torino si sta evolvendo in una città più sostenibile ampliando le sue piste ciclabili e i trasporti pubblici. Gli spazi urbani vengono ripensati come parte di questa trasformazione. L’allontanamento dalla dipendenza dalle auto riflette il modo in cui Torino sta bilanciando la sua eredità automobilistica con la creazione di spazi più incentrati sulle persone.

Il Lingotto di Torino in una cartolina d’epoca, Archivio Fondazione Neri
Se Detroit significa “Motor City” per gli americani, Torino ha una connotazione analoga per gli italiani. Come sede della Fiat, la città piemontese è stata il polo nazionale per la produzione di veicoli per oltre un secolo. E come Detroit, negli ultimi decenni Torino è stata scossa dal declino delle sue fabbriche di automobili. Si consideri l’ampia fabbrica del Lingotto della Fiat, il più grande stabilimento di produzione di automobili in Europa un secolo fa. Lunga mezzo chilometro e alta cinque piani, la massiccia struttura modernista domina il suo quartiere.
L’edificio del Lingotto è completamente trasformato. Convertito in uno spazio commerciale dopo la cessazione della produzione di automobili nei primi anni ’80, è ora fiancheggiato da negozi e ristoranti; un’area centrale presenta una zona giochi per bambini. Due sono i musei congiunti del Lingotto, uno che celebra la storia della Fiat e l’altro che espone la collezione d’arte della famiglia fondatrice. Sul tetto, una vecchia pista di prova è stata trasformata in un giardino urbano sospeso, il più grande d’Italia.
Oggi Torino è attraversata da una fitta rete di linee di autobus, di tram, e di metropolitana e di oltre 250 chilometri di piste ciclabili per chi sceglie di non guidare. Circa il 95% dei residenti di Torino vive entro 300 metri da una fermata dei trasporti pubblici. Secondo un rapporto della città del 2020, meno della metà degli spostamenti locali avviene in auto.
L’architetto Andrea Bruno, cui la città ha dedicato una mostra a inizio estate (6-28 giugno presso gli spazi del Bistrot Culturale Ramo d’Oro nella Galleria Umberto I)[1]sosteneva che “la trasformazione è l’unica garanzia di conservazione delle memorie attraverso l’architettura” e che “fare, rifare, disfare l’architettura pone ogni progetto in dialogo serrato e audace tra epoche diverse aggiungendo nuovi segni al palinsesto della storia”.
https://www.pinacoteca-agnelli.it/la-pista-500
[1] “Andrea Bruno e le ‘Possibili Torino’: il restauro come atto critico” promossa da Ramo d’Oro e comunichArch. A cura di Andrea Bruno jr., Cristina Chiorino, Giovanni Fenoglio, con il contributo di Giorgio Danesi e Ugo Bruno –
Giornale dell’Architettura, giugno 2026






































