Il Palazzo delle Meraviglie
Il giorno di Natale del 2020 il Palazzo delle Meraviglie di Stone Town (Zanzibar) ha subito un parziale, ma devastante, crollo, causato dalla mancanza di un’adeguata manutenzione strutturale, accelerato dall’umidità e dalle piogge torrenziali. Fortunatamente nessuno quel giorno si trovava all’interno; tuttavia, la perdita di parte del suo patrimonio storico-artistico e architettonico rappresenta una vera e propria catastrofe.
Mentre si discute ancora sulle diverse proposte di restauro[1], l’ingresso resta interdetto ai visitatori che a migliaia, ogni anno, potevano ammirarne gli interni e godere dai piani superiori di una vista impareggiabile sul porto e sulla città.

The House of Wonders in Stone Town, Zanzibar, Di Moongateclimber – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35382315
Il nome attribuito a questo edificio non è casuale dal momento che quando fu costruito, nel 1883, incorporò tutta una serie di primati e “meravigliose” tecnologie che gli valsero, appunto, tale appellativo. Ecco alcune curiosità che lo rendono ancora oggi così speciale:
L’edificio più alto del suo tempo:quando fu realizzato era il più alto di tutta l’Africa orientale, con i suoi tre piani e la torre dell’orologio.
Il primo ascensore dell’Africa: l’ascensore funzionava con un sistema idraulico, un’innovazione per l’epoca (purtroppo è andato distrutto durante il crollo).
Energia elettrica e acqua corrente: fu il primo a Zanzibar ad essere illuminato elettricamente e uno dei primi sul continente africano a disporre di acqua corrente.
Arredi e decori interni: le stanze, con i pavimenti a mosaico, le porte intagliate in legno di Zanzibar e i soffitti a decori geometrici, dovevano impressionare chiunque entrasse.
Fonte di ispirazione:la sua architettura ha ispirato altri edifici, stabilendo uno stile che fonde elementi locali ed europei.
Set cinematografico:il palazzo è stato protagonista di numerosi documentari e film.
Le colonne “itineranti”: le colonne in ghisa che sostengono le verande hanno viaggiato dalla Scozia a Zanzibar via nave. Un viaggio di migliaia di chilometri!

Le colonne in fusione di ghisa del Palazzo delle Meraviglie, Archivio Fondazione Neri
Su queste ultime si concentra, ovviamente, la nostra principale attenzione. In assoluto la prima cosa che colpisce dell’edificio è la sua imponente facciata a tre piani, caratterizzata da ampie verande e dalla presenza di colonne in ghisa di tre differenti tipologie, una per ciascun piano. Queste permettono di sostenere i piani superiori e i ballatoi, di alleggerire le strutture portanti, di creare ampi spazi aperti, senza dover ricorrere a muri spessi, e favorire una ventilazione costante contro la calura tropicale.
Tali manufatti sono stati realizzati dalla fonderia scozzese MacFarlane di Glasgow, all’epoca leader mondiale nella produzione di elementi decorativi e strutturali in metallo esportati non solo in numerosi paesi europei, ma anche nelle ex colonie britanniche.[2]

Dettaglio delle colonne che sorreggono il primo piano, Archivio Fondazione Neri
L’utilizzo sapiente del ferro e della ghisa, tipico dell’età vittoriana, combinato agli elementi arabi (archi a sesto acuto, decorazioni geometriche) danno come risultato un’architettura ibrida che riflette pienamente la Zanzibar di fine ‘800 quando l’isola rappresentava un crocevia di culture ed era posta a controllo di importanti rotte commerciali (spezie e avorio in particolare) tra Africa, Asia e penisola araba.
Proprio per questo il palazzo venne commissionato dal sultano Barghash bin Said, uno dei sovrani più illuminati di Zanzibar, all’ingegnere britannico John Sinclair, dopo essere rimasto impressionato dai progressi tecnologici di cui era stato testimone durante i suoi viaggi in Europa. La sua visione era quella di trasformare la capitale in una città moderna, senza però snaturarne la sua anima swahili.
Oggi il Palazzo delle Meraviglie è gravemente ferito, più che mai incerto il suo futuro; tuttavia, anche se è impossibile accedervi, resta il monumento più iconico e fotografato di Stone Town, soprattutto al tramonto quando la luce dorata del sole, prima di sprofondare nell’Oceano Indiano, illumina le sue numerose colonne arrivate via mare più di 140 anni fa.
[1] La ricostruzione del Palazzo delle Meraviglie è una delle priorità del patrimonio di Zanzibar. Diverse organizzazioni internazionali, tra cui l’UNESCO (Stone Town è patrimonio dell’umanità) sono coinvolte nei piani di restauro. Le sfide sono notevoli e di varia natura: finanziaria (la ricostruzione richiederà milioni di dollari); tecnica (si deve decidere se ricostruire esattamente com’era o se incorporare rinforzi moderni); patrimonio (come preservare l’autenticità garantendo la stabilità strutturale?). Il caso di Zanzibar ci ricorda l’importanza della manutenzione preventiva del patrimonio storico.
[2] La Fondazione Neri in anni di ricerca ha documentato in giro per il mondo la presenza di chioschi per la musica, di pali per l’illuminazione pubblica, ma anche di grandi strutture, come ad esempio il Telok Ayer Market di Singapore, realizzati dalla MacFarlane di Glasgow nel corso della seconda metà dell’800.






























