Parte IV
Da La Gazzette Piemontese (Torino, 2 ottobre 1882)
Nome attribuito in passato a diversi periodici, dopo l’Unità d’Italia La Gazzetta Piemontese diventa il titolo del quotidiano fondato da Vittorio Bersezio nel 1867. Stampato a Torino, a partire dal 1895 si chiamerà La Stampa
L’Edison italiano
Sotto questo titolo fa oggidì il giro dei giornali italiani la gloria di un nostro compaesano che, rimasto oscuro finora nello studio di un laboratorio in fondo di un paesello, ha mandato ora subitamente uno sprazzo della luce del genio destinato a scrivere una nuova gloriosa pagina sul libro delle scoperte italiane. Se i nostri lettori rammentano, noi abbiamo fatto altra volta un accenno di quest’uomo e della sua scoperta: era il domani del giorno in cui avevamo assistito alle prime esperienze della scoperta, e mentre ce ne dimostravamo ammirati, promettevamo di ritornare sull’argomento. È ora che manteniamo la promessa. La scoperta è una nuova rivelazione destinata senza dubbio alla risoluzione del problema dell’illuminazione; l’autore ne è Alessandro Cruto, e il luogo ove avvenne è Piossasco, il noto paesello piemontese, che ora la tranvia congiunge a Torino in meno di un’ora e mezzo di tragitto. Alessandro Cruto è un modesto cittadino di Piossasco che, come si suol dire, è nato col bitorzolo del fisico. Destinato dalla sua condizione sociale ad attendere ai lavori della campagna, sentì un bel giorno la potente inclinazione ad attendere alle scienze sperimentali, e da allora, tutto infervorato, si appartò in una camera di casa sua e cominciò i suoi studi, Ciò avveniva dodici anni fa, quando il Cruto conosceva ancora pochissimo i libri e possedeva meno ancora di istrumenti e macchine; i suoi compaesani che lo vedevano chiuso in quella camera, nella quale era a tutti vietato l’ingresso, lo chiamavano il matto; neppure i suoi parenti sapevano farsi un’idea di quello ch’egli facesse e di quello che volesse. Ma egli lavorava tenacemente, incessantemente, animato dallo spirito di non so che di nuovo che doveva scoprire, e che senza dubbio avrebbe scoperto.

La sua cultura, come il suo laboratorio, si andarono di pari passo arricchendo di esperienze e di utensili; qualche tempo fa poi il Cruto ebbe la fortuna di avere generosi mecenati che lo sovvennero di un discreto sussidio. Ciò valse a sempre meglio avvalorare il Cruto, ed ecco che un bel giorno egli annunzia ad un ristretto numero di amici che la scoperta è fatta. Questa scoperta risolve uno dei più importanti problemi fisici dei giorni nostri, problema finora tentato infruttuosamente dallo stesso Edison e da tanti altri, quello cioè di far depositare colla corrente elettrica, sopra un oggetto, del carbonio puro. Con questo carbonio puro, che è una sostanza leggera, nerissima, compatta, di splendore metallico abbagliante, la riproduzione degli oggetti costa assai meno che non colla galvanoplastica, nel tempo stesso che dà una maggiore bellezza e fedeltà di linee.
Ma l’invenzione non è solamente limitata alla riproduzione degli oggetti, ma ben più ad una importantissima industria cui finora è mancato un elemento; l’industria cioè dell’illuminazione elettrica con lampade d’incandescenza. Il Cruto colla sua scoperta è riuscito a fabbricare carboni del colore, dell’elasticità e flessibilità dell’acciaio, che, saldati a fili di platino e chiusi in una lampada di vetro, nella quale si è ottenuto il vuoto barometrico, costituiscono la lampada elettrica Cruto. Questi carboni possono avere tutte le dimensioni e le forme che l’inventore desidera; la loro produzione essendo, per così dire, a sistema di galvanoplastica, è chiaro che essi assumono la forma di qualunque oggetto si voglia imitare. I carboni Cruto sono internamenti vuoti, cioè a tubo capillare. Uno speciale attacco flessibilissimo in tutti i sensi venne pure studiato dall’inventore per la sospensione della sua lampada a incandescenza. Noi, come abbiamo detto, siamo stati fra i primi ad assistere alla prima esperienza delle lampade Cruto. L’illuminazione è delle più belle: la luce Cruto è divisibile come quella del gaz, è costante, limpida, molto meno costosa delle altre luci elettriche, costituisce insomma una vera scoperta. Il Cruto anche innanzi al suo trionfo, non ha perso nulla della sua preventiva modestia, ma noi non abbiamo errato prevedendo che la sua invenzione portata al battesimo del pubblico avrebbe avuto l’applauso che si meritò.

