Un unico lampione, intatto, elegante, col basamento che funge anche da fontana (al centro è riconoscibile un mascherone con boccaglio) e sormontato da un gruppo di cavallucci marini a sostegno di un corpo luminoso mancante, quasi sicuramente una lanterna. É installato nella piazza principale di Estaires, comune francese situato a nord, nei pressi del confine con il Belgio, e stride fortemente col contesto circostante in cui regna la più totale distruzione.
L’immagine, immortalata su una cartolina conservata nell’archivio della Fondazione Neri, testimonia un periodo tragico della storia di Estaires che risale al 1918 durante la Prima guerra mondiale. Tutto ha inizio – o fine è forse il caso di dire – il 9 aprile, quando i tedeschi mettono in atto un bombardamento senza precedenti: una pioggia ininterrotta di granate si abbatte sulla cittadina; le case sono rase al suolo, gli abitanti costretti a fuggire e a trovare riparo nelle campagne circostanti.

Estaires, cartolina storica, 1918, Archivio Fondazione Neri
Occupato dagli invasori, il centro transalpino è poi sottoposto per mesi a ulteriori bombardamenti da parte degli Alleati fino a quando le truppe tedesche, intuendo l’avvicinarsi della disfatta finale, iniziano la ritirata distruggendo al loro passaggio tutto quello che resta ancora in piedi.
Questo è quanto riporta il bollettino parrocchiale La voix de l’exil del 4 ottobre 1918: “La situazione della nostra città si riassume in una sola parola: DISTRUZIONE! DISTRUZIONE TOTALE, ASSOLUTA! Le strade sono ingombre di mattoni e pietre; squadre di soldati stanno sgomberando le vie. TUTTO È DISTRUTTO! Del municipio e della chiesa non è rimasta pietra su pietra: non sono altro che cumuli informi di mattoni”
In mezzo a questa catastrofe il nostro lampione, miracolosamente sopravvissuto alla pazzia e alla furia umana, sembra impaziente di riprendere a svolgere la funzione per la quale è stato progettato, noncurante della scena alle sue spalle che ritrae il municipio ridotto in macerie.
Questa tipologia di manufatti si distingue, come altri casi documentati dalla Fondazione Neri sia in Italia che all’estero, per la possibilità di fornire un duplice servizio: erogazione dell’acqua e illuminazione pubblica. Nel caso dell’esemplare di Estaires la fuoriuscita dell’acqua avveniva attraverso una pompa meccanica azionata manualmente da una coppia di manubri, posizionati sulla base e perfettamente riconoscibili.
Un bellissimo esempio italiano è rappresentato dalla fontana-lampione di Macerata Feltria (PU) risalente al 1901 di cui abbiamo parlato nel numero di Arredo & Città 2 | 2024 dedicato alle fontane in ghisa delle Marche MARCHE: IL PATRIMONIO DELLE FONTANE IN GHISA – Arredo & Città

La fontana-lampione di Macerata Feltria (PU)
