A ottobre 2020, la Commissione Europea ha lanciato il New European Bauhaus, un movimento creativo e interdisciplinare per ripensare le nostre città e i nostri spazi di vita, rendendoli più belli, sostenibili e inclusivi. Il progetto considera il modo in cui tutti gli spazi sono progettati e realizzati, promuovendo la collaborazione tra diverse discipline e ambiti: architettura, ingegneria, scienze, tecnologia, arte, design, scienze sociali.
Nello scenario dei consumi mondiali ma anche europei, il campo dell’edilizia ha un ruolo fondamentale. Gli edifici sono infatti responsabili del 40% del totale dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra, dovute a tutte le fasi della vita di un edificio: dalla costruzione, all’utilizzo, alla ristrutturazione e alla demolizione. In alcune metropoli, incluse Londra e Parigi, il settore edilizio rappresenta oltre il 70% delle emissioni complessive delle città.
Rigenerare e riqualificare il parco edilizio, spesso vecchio e inefficiente, è pertanto una delle strategie climatiche più rilevanti. È a partire da questa esigenza che la Commissione Europea ha avviato un processo partecipato per costruire un’iniziativa che non fosse limitata al campo dell’edilizia e che tenesse insieme sostenibilità, bellezza e inclusione.
Come funziona il New European Bauhaus
Per raggiungere i suoi obiettivi il nuovo Bauhaus europeo si articola in tre fasi: progettazione collettiva, realizzazione e divulgazione.
Con il lancio della fase di co-design è entrata nel vivo la prima parte del percorso, terminata a fine giugno 2021, e che ha visto il coinvolgimento attivo di progettisti nel dar forma a discussioni e progetti emblematici in grado di rappresentare le principali chiavi di lettura del programma per i prossimi sette anni. Delle più di duemila candidature raccolte da tutta Europa, sono stati 60 i progetti finalisti selezionati come i più rispondenti ai criteri del nuovo Bauhaus.
Il Premio New European Bauhaus consegnato a settembre 2021 rappresenta il culmine di questa prima esperienza, una raccolta di esempi di eccellenza, che possano fungere al tempo stesso da ispirazione per le giovani generazioni.
Da gennaio 2023 ha avuto inizio la terza ed ultima fase del Bauhaus, in cui è stato lasciato spazio alla diffusione e condivisione delle buone pratiche ad un pubblico il più ampio possibile, anche al di fuori dei confini europei, con l’obiettivo di formare e ispirare una nuova generazione di architetti e designer.
Perché un nuovo Bahaus?
Non possiamo non domandarci il perché del riferimento alla corrente Bauhaus, nata in Germania nei primi anni Venti del Novecento. La Staatliches Bauhaus, più comunemente conosciuta come Bauhaus, è appunto una scuola di design fondata dall’architetto Walter Gropius a Weimar che ha visto passare dalle sue cattedre i più grandi intellettuali della disciplina del XX secolo, divenuta così rilevante da essere poi riconosciuta come vera e propria corrente nella storia dell’architettura.
Ingrediente fondamentale della scuola era appunto l’interdisciplinarietà. La scuola nasceva infatti dall’unione di due altri istituti: la Scuola di Arti e Mestieri di Weimar e l’Accademia delle Belle Arti. Arte e creatività, artigianato e tecnologia venivano per la prima volta insegnati e vissuti senza le distinzioni o i confini tipici delle discipline, nella convinzione che l’artista dovesse essere pensatore e al tempo stesso artefice delle proprie opere.
Il Bauhaus di Gropius nasce nelle trame storiche e sociali della Germania dei primi anni Venti, la cui instabilità politica ed economica caratterizzante gli anni successivi alla Grande Guerra non ha impedito il fermentare di una continua ricerca e sperimentazione in particolar modo nei campi artistici e culturali, quasi come a manifestare nella produzione artistica ed architettonica la necessità di riscatto della società.
Nei suoi soli 14 anni di attività la scuola, costretta infine alla chiusura dalla pressione Nazionalsocialista contraria a questo approccio definito “comunista” alla progettazione, ha prodotto un’eredità che viviamo e ritroviamo ancora oggi nel mondo del design e dell’architettura nella ricerca di un’arte funzionale, confortevole e democratica, economicamente accessibile a tutti.




