Un alternarsi verticale di frecce e lance collegate tra loro da traverse e archi orizzontali, il cui ritmo è scandito da pilastri ornati con motivi venatori.
La “cancellata di Villa Garibaldi” in piazza Marina a Palermo è una splendida opera monumentale progettata dall’architetto Giovan Battista Basile – autore anche dell’esotico giardino pubblico racchiuso al suo interno – e fusa in ghisa dalla rinomata Fonderia Oretea, di proprietà dei Florio, che proprio per questa commessa ricevette in più di un’occasione le congratulazioni da parte dello stesso Basile.

Si tratta di una recinzione di forma quadrangolare che si compone di 98 pannelli, uguali per ognuno dei quattro lati, e 6 cancelli ai cui lati sono inseriti 12 elementi di raccordo (tra pannello e cancello) aventi la funzione di colmare le lacune causate dalla forma irregolare del quadrilatero e dalla diseguaglianza dei lati.[1] Nel 1863 l’architetto palermitano la disegnò ispirandosi al bosco artificiale sorto nel ‘500 su quest’area paludosa a seguito di un importante intervento di bonifica. Il luogo venne popolato da pernici e conigli, ma anche daini, volpi, lupi e cinghiali che in occasione di eventi solenni potevano essere cacciati e uccisi.
Si spiega così il motivo dell’inconsueta simbologia che contraddistingue gli elementi più belli e particolari dell’opera. Tra tutti i montanti della recinzione, fusi in ghisa in un unico pezzo, a conferma dell’abilità raggiunta dall’Oretea che grazie ai Florio era diventata in quegli anni uno stabilimento di prim’ordine. I montanti, infatti, presentano: una testa di cinghiale a sbalzo, sulla base; un decoro a forma di pigna con motivi che richiamano il tema della caccia,sulla fascia centrale (conigli e volatili a testa in giù e borse da cacciatore); un’anfora dal collo stretto e allungato, che doveva sostenere originariamente i corpi illuminanti, sulla sommità.
Molto eleganti appaiono anche gli elementi di raccordo a forma di scudo con corda intrecciata, sorretti da una coppia di serpenti avvinghiati ai montanti del pannello e del cancello.

Non è
ancora chiaro di quale colore fosse in origine la cancellata. Sicuramente in
alcuni periodi dovette essere verde, come attestano tracce di vernice ritrovate.
Mentre, su documenti contabili redatti dal Basile durante la direzione dei
lavori, si farebbe riferimento a un “color pulce”, ovvero una gamma
cromatica a metà strada fra un rosso-marrone e un rosso-purpureo.
[1] Per collocare il giardino al centro della piazza, Basile dovette affrontare molte difficoltà, dovute principalmente alla forma quadrilatera irregolare, al non perfetto allineamento degli edifici sui quattro lati dell’area e al consistente dislivello tra i vertici della piazza stessa. Tali irregolarità influirono inevitabilmente anche sulla progettazione e sulla successiva costruzione della cancellata.





